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Lisa Pathfinder, dalle onde gravitazionali ai micrometeoriti – INAF TV

Il sistema solare è un luogo molto pericoloso. Uno dei maggiori pericoli è rappresentato dall’impatto con detriti rocciosi, che sfrecciano a decine di migliaia di chilometri orari. Questo pericolo si estende anche alle sonde spaziali, che possono essere danneggiate sia da grandi che da piccoli frammenti di roccia. Le particelle di polvere provenienti da comete e asteroidi sono più piccole di un granello di sabbia, e raggiungono velocità pari a 60 mila chilometri orari.
La migliore conoscenza che abbiamo di questi piccoli oggetti deriva da misurazioni effettuate nei pressi della Terra. Ora, una nuova tecnica che sfrutta le misure raccolte dalla missione spaziale Lisa Pathfinder ci permette di ottenere informazioni su questa popolazione di particelle fino a un milione e mezzo di chilometri da noi.
Lanciato nel dicembre del 2015, Lisa Pathfinder è un dimostratore tecnologico per la rilevazione di onde gravitazionali dallo spazio guidato dall’Agenzia Spaziale Europea, con la partecipazione della Nasa. La missione funziona tracciando gli oggetti di riferimento, chiamati masse di prova, e riducendo al minimo ogni sollecitazione esterna. I test hanno mostrato che Lisa Pathfinder supera la precisione di misura attesa di ben cinque volte.
Dato che Lisa Pathfinder è molto sensibile all’ambiente che la circonda, è in grado di rivelare anche gli urti dovuti all’impatto di micrometeoriti. Ad ogni impatto corrisponde una reazione di compensazione dei propulsori, che è possibile misurare. Utilizzando il software scritto per analizzare i segnali di onde gravitazionali raccolti dai rivelatori terrestri, un team di ricercatori della Nasa è riuscito a far emergere diversi impatti.
Lisa Pathfinder si trova nel punto di equilibrio gravitazionale del sistema Terra-Sole denominato L1, a circa 1.5 milioni di km da noi. Questa regione di spazio è del tutto inesplorata per quanto riguarda le polveri interplanetarie. Misurando quanto spesso la navicella viene colpita, e da dove provengono queste particelle, gli scienziati possono migliorare i modelli di composizione e formazione del sistema solare. Tali informazioni sono di fondamentale importanza anche per i futuri telescopi spaziali di grandi dimensioni, che potrebbero essere danneggiati da questo tipo di impatti.

Servizio di Elisa Nichelli

Per saperne di più: https://goo.gl/ivN0ho


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