Transito di Mercurio 9 Maggio 2016

MERCU6In Astronomia, si definisce Transito di un corpo celeste su un altro l’occultazione parziale o totale del primo corpo sul secondo.
Se Il corpo occultante ha un diametro apparente comparabile con il secondo il transito viene detto eclissi, mentre se il corpo occultato è una stella distante (diversa dal Sole) e il corpo occultante (Luna, pianeta, corpo minore…) ha diametro maggiore della stella occultata viene detto occultazione.
Per essere più chiari, possiamo usare La definizione ufficiale di occultazione: l’occultazione è l’oscuramento di un corpo celeste da parte di un altro di maggiore diametro apparente: in modo speciale è il passaggio della Luna davanti una stella o un pianeta, oppure è la scomparsa di un satellite dietro il disco del suo primario. Se la principale sorgente di illuminazione di un corpo riflettente è interrotta dall’occultazione, il fenomeno è anche chiamato eclisse. L’occultazione del Sole da parte della Luna è una eclisse solare (P. Kenneth Seidelmann, Explanatory Supplement to The Astronomical Almanac, Mill Valley, California, University Science Books, 1992, p. 733)

Ci riferiamo al transito propriamente detto solo quando il diametro apparente del corpo occultante è di dimensioni molto minori del corpo occultato, e per semplicità consideriamo solo i transiti visibili dal nostro pianeta.

Sulla Terra possiamo visualizzare due tipi di transiti (limitandoci a quelli che avvengono dinanzi a una stella): il primo è quello di pianeti extrasolari davanti alla loro stella, e le informazioni che ricaviamo da questi sono fondamentali per stabilire la natura e le dimensioni del pianeta occultante: infatti un primo metodo di rilevazione di questi pianeti consiste nel rilevare, seppur indirettamente, tali transiti, mediante piccole variazioni periodiche della luminosità della stella.
Un secondo tipo di transiti osservabili dalla terra avviene dinanzi al nostro Sole ad opera di pianeti. Giacché vi sia un transito il pianeta deve per forza interporsi fra noi e la nostra stella, il pianeta in questione deve essere per forza interno, quindi non può essere altri che Mercurio o Venere.

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Fig.1 – Transito del pianeta Mercurio davanti al sole, fortemente ingrandito. Riportato alle dimensioni reali il pianeta appare poco meno di un puntino.

Il transito di Mercurio dinanzi al Sole è più frequente del corrispondente transito di Venere, per via del minore periodo di rivoluzione del primo pianeta del Sistema Solare, in virtù della terza legge di Keplero.
Tuttavia, il primo transito è più difficilmente visibile del secondo, e può essere visualizzato solo con l’ausilio di apposita strumentazione, CORREDATA DEGLI INDISPENSABILI FILTRI E PROTEZIONI OPPORTUNI, giacché OSSERVARE AD OCCHIO NUDO IL DISCO SOLARE PUO’ PROCURARE DANNI IRREPARABILI ALLA VISTA.

Questo per la maggiore distanza, e le minori dimensioni, di Mercurio rispetto a Venere, che fa si che il diametro apparente del primo pianeta (13” in congiunzione) sia notevolmente più piccolo del secondo (66” in congiunzione), ragion per cui si vedrà un minuscolo puntino che transiterà sul disco solare (vedi Figura 1), e per vedere questo occorre dotarsi almeno di un buon binocolo, naturalmente equipaggiato dei suddetti filtri: dunque l’uso di occhiali da saldatore o radiografie usate è sconsigliato, anzitutto perché generalmente non sicure, in secondo luogo non si riuscirà a rilevare correttamente il passaggio del pianeta interno sul disco solare.

Se le orbite della Terra e di Mercurio fossero complanari, dovremmo osservare un transito ogni 114 giorni, corrispondente al periodo intercorrente fra due congiunzioni inferiori di Mercurio, dove la congiunzione inferiore (per un pianeta interno) è l’interposizione del pianeta fra la terra e il Sole, ovvero una configurazione del tipo Sole – pianeta – terra (quando è il pianeta a trovarsi dietro la terra, la congiunzione è detta superiore).

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Fig. 2 – Inclinazione (7°) dell’orbita di mercurio rispetto al piano dell’eclittica, che è il piano ove giace l’orbita terrestre.

Ma il piano ove giace l’orbita di Mercurio è inclinato di circa 7° rispetto al piano dell’orbita terrestre (detto Eclittica), dunque, affinché il pianeta interno sia visibile dinanzi al disco solare occorre che l’orbita di Mercurio si trovi in prossimità dell’intersezione fra il suo piano orbitale e l’eclittica stessa (fig. 2). Questo avviene in due soli punti, detti nodi, e questo passaggio ai nodi si verifica esattamente due volte l’anno: nel mese di Maggio, ove il pianeta passa da sopra a sotto l’eclittica (nodo discendente), e nel mese di Novembre, quando il pianeta sale al disopra del piano orbitale terrestre (nodo ascendente).
Dunque, affinché vi sia un transito, devono verificarsi simultaneamente i seguenti eventi:

1) il pianeta deve trovarsi in congiunzione inferiore con il Sole (configurazione Terra – Mercurio – Sole)
2) il pianeta deve passare in prossimità dei nodi.

Inoltre, giacché nei transiti di maggio il pianeta si trova in prossimità del suo afelio, cioè del punto della sua orbita più lontano dal Sole, per le leggi di Keplero la sua velocità è minima, quindi il pianeta “si trattiene” più a lungo dinanzi il disco solare, perciò la durata del transito è più lunga rispetto a quella di novembre, ove invece Mercurio si trova prossimo al suo perielio (punto dell’orbita più vicino al Sole e pianeta a velocità massima). Per contro, le dimensioni apparenti del pianeta saranno minori rispetto al transito di novembre, proprio perché più distante dal Sole, e inoltre i transiti di novembre saranno anche più frequenti di quelli di maggio, giacché la porzione dell’orbita ricoperta durante il transito è più grande a novembre che a maggio, seppure percorsa molto più velocemente.

Ma ogni quanto tempo avvengono tali transiti?
Per la prima condizione, il pianeta si trova in congiunzione inferiore ogni 116 giorni (88 giorni=periodo di rivoluzione di Mercurio + 28 gg. terrestri residui affinché il pianeta interno raggiunga la congiungente Sole – terra). Questo tempo è denominato periodo sinodico di Mercurio.
Ma la seconda condizione si verifica, contemporaneamente alla prima, meno frequentemente, facendo sì che tale evento risulti più raro, proprio per via dell’inclinazione orbitale che abbiamo poc’anzi accennato.
Con qualche calcolo si ricava che i transiti di novembre possono avvenire mediamente ogni 7, 13 o 33 anni, mentre quelli di maggio, meno frequenti, ogni 13, 33 o 46 anni.

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Fig. 3 – Orari del transito riferito alle coordinate di Viareggio

Il prossimo 9 Maggio 2016 (Fig. 3, con riferimento alle coordinate di Viareggio) si verificherà un transito abbastanza lungo (più di 7 ore), visibile finalmente alle nostre latitudini (vedi Fig. 4, mappa di visibilità, tratta dal sito venus-transit.de) comodo da osservare (tempo permettendo…) giacché si potrà visualizzare nel pomeriggio.

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Fig. 4 – Mappa di visibilità del transito: nella zona in chiaro è visibile totalmente durante il giorno, nella zona leggermente ombreggiata è visibile parzialmente (a sinistra si vede solo la parte finale, a destra quella iniziale), nella zona più ombreggiata non è visibile. Credits: http://www.venus-transit.de/Mercury2016/index.html

Questi i valori per le coordinate di Torino (45°.1, 7°.68):

1.o contatto (C1) 13:12 +62°18’

2.o contatto (C2) 13:15 +62°21’

Centro (Dm) 16:56 +38°31’

3.o contatto (C3) 20:37 +00°26’

4.o contatto (C4) 20:40 -00°04’

I nomi dei contatti sono meglio spiegati dalla Fig. 5 qui sotto riportata:

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Fig. 5 – Traiettoria apparente e contatti del transito di Mercurio 2016

E qui sotto riportiamo gli orari dei transiti espressi in tempo universale (UTC) (Credits: http://www.venus-transit.de/Mercury2016/index.html)

NKOprJcE infine, qui sotto una piccola simulazione animata di come dovrebbe essere il transito:

 


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