{"id":11503,"date":"2025-02-19T15:30:00","date_gmt":"2025-02-19T14:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/cielipiemontesi.it\/?p=11503"},"modified":"2025-03-18T19:22:38","modified_gmt":"2025-03-18T18:22:38","slug":"siamo-soli-nell-universo-forse-no","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/cielipiemontesi.it\/?p=11503","title":{"rendered":"Siamo soli nell\u2019universo? Forse no"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>La presenza di forme di vita intelligenti nell\u2019universo potrebbe essere meno improbabile di quel che si pensa. Lo suggerisce un articolo pubblicato su Science Advances. Lo studio propone un nuovo modello per spiegare l&#8217;evoluzione della vita complessa, alternativo alla teoria dei \u201cpassaggi difficili\u201d di Brandon Carter, secondo cui l&#8217;umanit\u00e0 potrebbe essere il risultato di un processo evolutivo che ha interessato il nostro e forse molti altri pianeti<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><a href=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/author\/fiasconaro\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Giuseppe Fiasconaro<\/a><\/strong> 19\/02\/2025<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C\u2019\u00e8 la possibilit\u00e0 che emergano o siano emerse forme di vita intelligenti nell\u2019universo? Per il fisico teorico australiano <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Brandon_Carter\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><strong>Brandon Carter<\/strong><\/a>\u00a0la risposta \u00e8 che sia un evento estremamente improbabile. \u00a0Il motivo di questa bassa probabilit\u00e0, secondo lo scienziato, \u00e8 legato ai lunghi tempi scala necessari per la loro evoluzione rispetto alla durata media della fase di sequenza principale delle stelle. Una riflessione, questa, che <a href=\"https:\/\/royalsocietypublishing.org\/doi\/10.1098\/rsta.1983.0096\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><strong>nel 1983<\/strong><\/a> lo ha portato a formulare il <em>modello dei passaggi difficili<\/em> (<em>hard steps model<\/em>, in inglese). Secondo questo modello, lo sviluppo di forme di vita complesse prevede il superamento di una serie di passaggi cosiddetti \u201cdifficili\u201d. Ciascuno di questi passaggi \u00e8 un collo di bottiglia evolutivo, e solo il loro completamento sequenziale porta allo sviluppo di forme di vita intelligenti e autocoscienti. Pi\u00f9 sono i passaggi difficili, pi\u00f9 tempo occorre affinch\u00e9 la vita intelligente emerga.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/250219.TerraVistaDalloSpazio.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"700\" height=\"467\" src=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/250219.TerraVistaDalloSpazio.jpg\" alt=\"Immagine del nostro pianeta visto dallo spazio. Una nuova teoria propone che gli esseri umani, e la vita analoga oltre la Terra, possano rappresentare il probabile risultato dell\u2019evoluzione biologica e planetaria. Crediti: Nasa\" class=\"wp-image-11505\" srcset=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/250219.TerraVistaDalloSpazio.jpg 700w, https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/250219.TerraVistaDalloSpazio-300x200.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Immagine del nostro pianeta visto dallo spazio. Una nuova teoria propone che gli esseri umani, e la vita analoga oltre la Terra, possano rappresentare il probabile risultato dell\u2019evoluzione biologica e planetaria. Crediti: <strong><a href=\"http:\/\/nasa.org\" data-type=\"link\" data-id=\"nasa.org\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Nasa<\/a><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Considerato il numero di passaggi che l\u2019essere umano ha dovuto superare per evolversi \u2013\u00a0 l\u2019origine della vita, la fotosintesi, l\u2019evoluzione degli eucarioti, eccetera \u2013 e considerato il tempo impiegato dagli esseri umani per farlo rispetto alla durata totale della vita del Sole, lo scienziato ipotizz\u00f2 che la nostra origine evolutiva fosse improbabile e che esseri simili agli umani al di l\u00e0 della Terra siano rari.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per arrivare a concepire questo modello, Carter ha considerato due diverse scale temporali: la comparsa dell\u2019uomo sulla Terra (circa cinque milioni di anni fa) e la durata stimata della vita del Sole nella sua fase di sequenza principale (dieci miliardi di anni), corrispondente alla finestra di abitabilit\u00e0 della Terra. Lo scienziato ha quindi valutato tre diverse possibilit\u00e0 che collegano queste due scale temporali con il tempo medio di evoluzione della vita intelligente. La prima possibilit\u00e0 \u00e8 che il tempo medio richiesto per far evolvere specie intelligenti sia strettamente minore della durata stimata della vita del Sole nella sequenza principale. La seconda \u00e8 che il tempo richiesto per l\u2019evoluzione sia uguale alla suddetta durata. La terza, infine, che il tempo medio di evoluzione sia strettamente maggiore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Carter scarta la prima ipotesi in quanto ritiene che se fosse vera dovremmo trovarci su una Terra molto pi\u00f9 giovane. La Terra, cio\u00e8, avrebbe dovuto popolarsi di umani miliardi di anni fa. Scarta anche la seconda ipotesi definendola poco probabile a priori. Secondo lo scienziato, infatti, questa ipotesi andrebbe presa in considerazione solo se fossero emerse prove convincenti a posteriori contro le altre due possibilit\u00e0. Per Carter l\u2019ipotesi pi\u00f9 plausibile \u00e8 la terza. Le conclusioni a cui giunge seguendo questo ragionamento sono due. La prima conclusione \u00e8 che il tempo medio per l\u2019evoluzione della vita intelligente su un pianeta abitabile supera di gran lunga la durata della vita della sua stella. La seconda, che \u00e8 una conseguenza della prima, \u00e8 che era intrinsecamente improbabile che la nostra origine evolutiva avvenisse entro il tempo di vita della nostra stella, con il corollario che forme di intelligenti analoghe oltre la Terra sarebbero ugualmente improbabili.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per spiegare perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec improbabile che forme di vita intelligenti si evolvano entro la durata della vita media della sequenza principale di una stella, lo scienziato ha introdotto i gi\u00e0 citati <em>passaggi difficili<\/em>. Poich\u00e9, secondo Carter, il tempo di vita del Sole nella sequenza principale pu\u00f2 essere conciliato al pi\u00f9 con due di questi passaggi, la sua idea \u00e8 che l\u2019evoluzione degli esseri umani sulla Terra sia dipeso da eventi casuali. Insomma, secondo il modello di Carter la Terra sarebbe un pianeta straordinariamente raro, forse l\u2019unico a essere riuscito a superare tutti i passaggi prima di diventare inabitabile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un team multidisciplinare di scienziati guidati dalla Ludwig-Maximilians-Universit\u00e4t di Monaco (Germania) e dalla Penn State (Usa) mette ora in discussione questo modello. Lo fa considerando l\u2019evoluzione della vita complessa sotto l\u2019aspetto della geobiologia storica, cio\u00e8 lo studio di come l\u2019ambiente superficiale della Terra e la vita si sono co-evoluti nel tempo geologico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><a href=\"https:\/\/www.science.org\/doi\/10.1126\/sciadv.ads5698\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Pubblicata<\/a><\/strong> la settimana scorsa sulle pagine della rivista <em>Science Advances<\/em>, la nuova ricerca propone che la tempistica delle origini umane possa essere spiegata dall\u2019apertura sequenziale di \u201cfinestre di abitabilit\u00e0\u201d nel corso della storia della Terra, guidata da cambiamenti nella disponibilit\u00e0 di nutrienti, nella temperatura della superficie del mare, nei livelli di salinit\u00e0 degli oceani e nelle quantit\u00e0 di ossigeno nell\u2019atmosfera. Secondo questo nuovo modello, i passaggi evolutivi che hanno portato all\u2019emergere della vita intelligente sono diventati possibili solo quando l\u2019ambiente globale ha raggiunto uno stato \u201cpermissivo\u201d. Il fatto che la Terra sia diventata ospitale per l\u2019umanit\u00e0 solo di recente \u00e8 il risultato naturale di queste condizioni all\u2019opera. Poco c\u2019entrerebbe, dunque, il caso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abRiteniamo che la vita intelligente potrebbe non aver avuto bisogno di una serie di colpi di fortuna per esistere\u00bb, spiega <strong>Dan Mills<\/strong>, ricercatore alla Ludwig-Maximilians-Universit\u00e4t e primo autore dello studio. \u00abGli esseri umani non si sono evoluti presto o tardi nella storia della Terra, ma \u201cin tempo\u201d, quando le condizioni lo hanno permesso. Alcuni pianeti potrebbero essere in grado di raggiungere queste condizioni pi\u00f9 rapidamente della Terra, altri potrebbero impiegare pi\u00f9 tempo\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Contrariamente a quanto ipotizzato da Carter, gli autori del nuovo studio propongono che l\u2019evoluzione della vita complessa non debba essere studiata considerando la vita del Sole nella sequenza principale. In questo senso, la presenza di forme di vite complesse sulla Terra e oltre potrebbe essere non una questione di fortuna ma di interazione tra la vita e il suo ambiente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abSosteniamo che, anzich\u00e9 basare le nostre previsioni sulla durata della vita del Sole, dovremmo usare una scala temporale geologica, perch\u00e9 \u00e8 il tempo che impiega l\u2019atmosfera e il paesaggio a cambiare\u00bb, dice a questo proposito <strong>Jason Wright<\/strong>, ricercatore alla Penn State e coautore della pubblicazione. \u00abSe la vita si \u00e8 evoluta con il pianeta, allora si evolver\u00e0 su una scala temporale planetaria, a un ritmo planetario\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il nuovo modello non prevede neanche il superamento di passaggi difficili. Secondo i ricercatori, infatti, il ritmo generale dell\u2019evoluzione della vita intelligente sulla Terra sarebbe stabilito da processi ambientali. Tali processi avrebbero fatto s\u00ec che la vita complessa emergesse cos\u00ec \u201ctardi\u201d nella storia del nostro pianeta perch\u00e9 la finestra di abitabilit\u00e0 si \u00e8 aperta solo relativamente di recente. In questo senso, la storia della biosfera potrebbe essersi svolta in modo pi\u00f9 deterministico di quanto generalmente si pensi, con innovazioni evolutive limitate a finestre temporali in cui le condizioni erano globalmente favorevoli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abQuesta nuova prospettiva suggerisce che l\u2019emergere della vita intelligente potrebbe non essere poi cos\u00ec improbabile\u00bb, conclude Wright. \u00abInvece di una serie di eventi improbabili, l\u2019evoluzione potrebbe essere un processo pi\u00f9 prevedibile, che si svolge non appena le condizioni globali lo consentono. Il nostro quadro si applica non solo alla Terra, ma anche ad altri pianeti, aumentando la possibilit\u00e0 che una vita simile alla nostra possa esistere altrove\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Per saperne di pi\u00f9:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Leggi su <em>Science Advances<\/em> l\u2019articolo \u201c<strong><a href=\"https:\/\/www.science.org\/doi\/10.1126\/sciadv.ads5698\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">A reassessment of the \u201chard-steps\u201d model for the evolution of intelligent life<\/a><\/strong>\u201d di Daniel B. Mills,\u00a0Jennifer L.\u00a0Macalady,\u00a0Adam\u00a0Frank e\u00a0Jason T.\u00a0Wright<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La presenza di forme di vita intelligenti nell\u2019universo potrebbe essere meno improbabile di quel che si pensa. Lo suggerisce un articolo pubblicato su Science Advances. 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