{"id":11548,"date":"2025-04-17T13:09:22","date_gmt":"2025-04-17T11:09:22","guid":{"rendered":"https:\/\/cielipiemontesi.it\/?p=11548"},"modified":"2025-04-17T13:28:51","modified_gmt":"2025-04-17T11:28:51","slug":"t-corona-borealis-esplosione-imminente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/cielipiemontesi.it\/?p=11548","title":{"rendered":"T Corona Borealis, esplosione imminente"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>T Coronae Borealis, una delle nove ricorrenti pi\u00f9 luminose del cielo, potrebbe tornare a brillare entro la fine del 2025, a 80 anni dalla sua ultima esplosione. Secondo un recente studio, la nana bianca del sistema binario si sta avvicinando a una nuova esplosione, che potrebbe evolvere in una supernova di tipo Ia. Tra gli autori della ricerca anche Oscar Straniero dell\u2019Inaf d&#8217;Abruzzo, che commenta i risultati<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp;<strong><a href=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/author\/fiasconaro\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Giuseppe Fiasconaro<\/a><\/strong><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-medium\"><a href=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/250417.T-CoronaeBorealis.cp_.webp\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"169\" src=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/250417.T-CoronaeBorealis.cp_-300x169.webp\" alt=\"\" class=\"wp-image-11550\" title=\"Immagine composita che mostra una vista a infrarossi di Titano acquisita dalla sonda spaziale Cassini della Nasa durante il sorvolo della luna il 13 novembre 2015. Crediti: Nasa\" srcset=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/250417.T-CoronaeBorealis.cp_-300x169.webp 300w, https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/250417.T-CoronaeBorealis.cp_-768x432.webp 768w, https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/250417.T-CoronaeBorealis.cp_-750x422.webp 750w, https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/250417.T-CoronaeBorealis.cp_.webp 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Immagine composita che mostra una vista a infrarossi di Titano acquisita dalla sonda spaziale Cassini della Nasa durante il sorvolo della luna il 13 novembre 2015. Crediti: Nasa&#8221; class=&#8221;wp-image-11545&#8243; title=&#8221;Immagine composita che mostra una vista a infrarossi di Titano acquisita dalla sonda spaziale Cassini della Nasa durante il sorvolo della luna il 13 novembre 2015. Crediti: Nasa<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Spettacolo pirotecnico stellare in arrivo: si prevede che la prossima esplosione (<em>outburst<\/em>\u00a0in inglese) di <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/T_Coronae_Borealis\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><strong>T Coronae Borealis <\/strong><\/a>(T CrB) \u2013 una delle <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Nova\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">nove<\/a> ricorrenti pi\u00f9 luminose conosciute \u2013 avverr\u00e0 \u00a0<strong>entro la fine del 2025<\/strong>, circa 80 anni dopo l\u2019ultima volta che ha acceso i nostri cieli. Un <a href=\"https:\/\/iopscience.iop.org\/article\/10.3847\/1538-4357\/adbe63\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">nuovo studio<\/a> \u2013 frutto del lavoro di un gruppo internazionale di esperti coordinato dall\u2019<a href=\"https:\/\/www.asu.edu\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Arizona State University<\/a> e a cui ha partecipato anche l\u2019Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) \u2013 \u00e8 stato presentato in un articolo pubblicato su <em>The Astrophysical Journal<\/em>, che fornisce nuove e precise stime dei parametri stellari e orbitali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ricordiamo che una <em>nova<\/em> ricorrente \u00e8\u00a0una <em>nova<\/em> (dal latino <em>stella nova<\/em> o un nuovo astro apparso all\u2019improvviso nel cielo) che si ripete a intervalli pi\u00f9 o meno regolari. T Coronae Borealis \u00e8 in realt\u00e0 un antico sistema binario interagente, situato a circa 3mila anni luce dalla Terra in direzione della costellazione della <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Corona_Boreale\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Corona Boreale<\/a>. Le due stelle orbitano l\u2019una attorno all\u2019altra in un\u2019orbita quasi circolare e con un periodo di circa 227,5 giorni. L\u2019anziana coppia \u00e8 costituita da una <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Gigante_rossa\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">gigante rossa<\/a> di tipo spettrale M4 III (una stella giunta quasi al termine del suo ciclo vitale) che trasferisce materia ricca di idrogeno su una massiccia <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Nana_bianca\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">nana bianca<\/a> (ossia il residuo di una stella ormai estinta).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ogni 80 anni \u2013 giorno pi\u00f9, giorno meno \u2013 il sistema T CrB si accende, come una luminosissima lampadina nel cielo. Cosa si osserva? Un\u2019esplosione termonucleare degli strati superficiali della nana bianca, caratterizzata da un repentino aumento di luminosit\u00e0 del sistema (fino a 8 magnitudini) visibile per alcuni giorni anche a occhio nudo. \u00abLa prossima esplosione \u00e8 imminente, attesa nel 2025\u00bb, si legge nell\u2019articolo scientifico che fa riferimento a uno <a href=\"https:\/\/academic.oup.com\/mnras\/article\/524\/2\/3146\/7077557\">studio<\/a> pubblicato nel settembre 2023 da Bradley Schaefer, il quale aveva previsto inizialmente che la stella T CrB avrebbe potuto esplodere entro giugno 2025, con un margine di incertezza di 15 mesi..<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abNon si pu\u00f2 prevedere con precisione quando esploder\u00e0\u00bb, afferma cauto <strong>Oscar Straniero<\/strong>, dirigente di ricerca presso l\u2019Inaf d\u2019Abruzzo e co-autore dello studio. \u00abSecondo i dati storici, l\u2019ultima esplosione \u00e8 avvenuta nel 1946. Sulla base di queste informazioni si \u00e8 stimato poi che l\u2019evento di <em>nova<\/em> sarebbe accaduto nella finestra 2024-2026. Siamo quindi nel mezzo. Perch\u00e9 non possiamo essere pi\u00f9 precisi? Il periodo orbitale e il periodo di ricorrenza della <em>nova<\/em> sono due cose diverse, e quest\u2019ultimo dipende dal tasso di accrescimento e dalla massa della nana bianca. Entrambi questi parametri variano nel tempo e solo recentemente sono state misurate con sufficiente precisione\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il gruppo di ricerca guidato da <strong>Kenneth H. Hinkle<\/strong> ha analizzato una serie di spettri della gigante rossa raccolti tra il 2022 e il 2024 presso il <a href=\"https:\/\/www.fairborninstitute.org\/astronomy\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Fairborn Observatory<\/a>, nel sud-est dell\u2019Arizona (Stati Uniti), utilizzando il telescopio automatico da 2 metri della <a href=\"https:\/\/www.tnstate.edu\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Tennessee State University<\/a> e uno spettrografo di tipo <em>Echelle<\/em> a fibre ottiche. Gli spettri sono stati poi combinati con dati gi\u00e0 presenti in letteratura.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abLe peculiarit\u00e0 sono due\u00bb, sottolinea Straniero. \u00abIl periodo di ricorrenza durante il quale la massa della nana bianca aumenta, <strong>sta per scadere<\/strong>, per cui a breve ci aspettiamo una nuova esplosione. E in secondo luogo, la nana bianca ha una massa molto vicina al limite massimo (il cosiddetto <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Limite_di_Chandrasekhar\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">limite di Chandrasekhar<\/a> che equivale a circa 1,44 masse solari, <em>ndr<\/em>) superato il quale la stella collassa. Il risultato di questo collasso sarebbe ancora pi\u00f9 violento, una supernova termonucleare che incenerirebbe l\u2019intera nana bianca\u00bb.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-medium\"><a href=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/250417.T-CoronaeBorealis-2.cp_.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"255\" src=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/250417.T-CoronaeBorealis-2.cp_-300x255.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-11551\" srcset=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/250417.T-CoronaeBorealis-2.cp_-300x255.jpg 300w, https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/250417.T-CoronaeBorealis-2.cp_.jpg 660w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Queste drammatiche esplosioni sono conosciute come <a href=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/tag\/supernove-ia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">supernovae di tipo Ia<\/a>. I progenitori di tali supernove non sono mai stati identificati, nonostante gli innumerevoli studi teorici e le campagne osservative dedicate a tale scopo. \u00abSarebbe la prima volta che si osserva un progenitore di queste supernove, che rivestono un ruolo fondamentale nella moderna cosmologia, visto che esse sono utilizzate come indicatori di distanza di galassie lontane\u00bb, continua Straniero. \u00abQueste supernovae di tipo Ia sono tra i maggiori produttori di ferro nell\u2019universo. Circa due terzi del ferro nel Sistema solare, e quindi anche di quello che \u00e8 finito per esempio nel nostro sangue, proviene da tali esplosioni. Sono inoltre candele standard molto brillanti, utilizzate in cosmologia per misurare le distanze di galassie lontane. Proprio studiando le supernove lontane si \u00e8 visto che l\u2019espansione dell\u2019universo era pi\u00f9 lenta nel passato (fino a 6 o 7 miliardi di anni fa). Questa accelerazione dell\u2019espansione cosmica viene comunemente attribuita all\u2019esistenza di un campo primordiale che si oppone alla forza attrattiva dovuta alla gravit\u00e0. L\u2019energia di questo campo \u00e8 nota come <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Energia_oscura\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">energia oscura<\/a>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Utilizzando i dati di <a href=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/tag\/gaia\/\">Gaia<\/a> nel catalogo <a href=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/2020\/12\/03\/gaia-early-dr3\/\">Early Data Release 3<\/a>, il gruppo di ricerca ha infatti stimato con grande precisione la massa della gigante rossa (0,69 masse solari) ma soprattutto la massa della nana bianca, che risulta essere molto alta: 1,37 volte quella del Sole (quindi molto vicina al limite di Chandrasekhar). \u00abProprio grazie a queste misure cos\u00ec precise\u00bb, continua Straniero, \u00ab\u00e8 stato possibile ricostruire la storia passata di questo sistema binario e ipotizzarne la sua futura evoluzione e destino finale. In particolare, io mi sono occupato di calcolare una serie di modelli evolutivi di possibili sistemi binari progenitori cercando quello o quelli che meglio riproducono lo stato attuale\u00bb<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/250417.T-CoronaeBorealis-3.cp_.gif\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"450\" src=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/250417.T-CoronaeBorealis-3.cp_.gif\" alt=\"\" class=\"wp-image-11552\"\/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Situata a 3mila anni luce di distanza, T Coronae Borealis contiene due stelle che orbitano l\u2019una intorno all\u2019altra: una gigante rossa prossima alla fine della sua vita e una nana bianca. L\u2019intensa gravit\u00e0 della nana bianca attira parte del gas che fuoriesce dalla gigante rossa, formando una nube appiattita di gas attorno alla nana \u2014 un disco di accrescimento. Il gas nel disco si muove gradualmente verso l\u2019interno, fino a fluire sulla nana bianca situata al centro. Crediti: NASA\u2019s Goddard Space Flight Center Conceptual Image Lab<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">T Coronae Borealis ha dato spettacolo in cielo gi\u00e0 due volte negli ultimi due secoli. <strong>La prima esplosione documentata risale al 12 maggio 1866<\/strong>, quando la stella \u00e8 passata rapidamente da una magnitudine di 9,5 a 2,3, diventando visibile a occhio nudo per nove giorni. In quell\u2019occasione, raggiunse una luminosit\u00e0 circa 230mila volte superiore a quella del Sole. <strong>La seconda esplosione risale invece al 9 febbraio 1946<\/strong>: l\u2019astronomo Armin Joseph Deutsch (Osservatorio Yerkes) segnal\u00f2 un picco leggermente meno brillante rispetto a quello del 1866, con una magnitudine apparente corrispondente a circa 180mila volte la luminosit\u00e0 solare. Precedenti esplosioni risalgono al 1787 e addirittura al 1217, anche se la documentazione \u00e8 meno precisa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di recente, diversi gruppi di astronomi hanno cercato di stimare il periodo pi\u00f9 probabile in cui potrebbe verificarsi la prossima esplosione termonucleare di T CrB. Inizialmente, le ipotesi si concentravano su una finestra compresa tra aprile e settembre 2024; successivamente, l\u2019astronomo Jean Schneider dell\u2019Osservatorio di Parigi ha proposto due possibili date nel 2025: il 27 marzo (andata a vuoto) o il <strong>10 novembre<\/strong>. \u00abTemo per\u00f2 che la finestra febbraio\/novembre si riferisca al periodo di osservabilit\u00e0 della corona boreale durante l\u2019anno. Dall\u2019emisfero Nord \u00e8 visibile a Est a partire da febbraio e per tutta la primavera, bella alta nel cielo in estate, mentre cala a occidente in autunno\u00bb, conclude Straniero.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A ogni modo, visto che al momento dell\u2019ultimo <em>outburst<\/em> le tecniche di osservazione erano limitate all\u2019ottico e piuttosto \u201crudimentali\u201d, come si legge nell\u2019articolo, la prossima esplosione offrir\u00e0 la prima opportunit\u00e0 di misurarne le caratteristiche fisiche. Quindi, occhi all\u2019ins\u00f9 e ben puntati sulla piccola costellazione della Corona Boreale. Riconoscerla \u00e8 facile: la sua forma a semicerchio somiglia effettivamente a quella di un diadema.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Per saperne di pi\u00f9:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Leggi su <em>The Astrophysical Journal <\/em>l\u2019articolo\u00a0\u201c<a href=\"https:\/\/iopscience.iop.org\/article\/10.3847\/1538-4357\/adbe63\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Binary Parameters for the Recurrent Nova T Coronae Borealis<\/a>\u201c, di\u00a0Kenneth H. Hinkle,\u00a0Pranav Nagarajan,\u00a0Francis C. Fekel,\u00a0Joanna Miko\u0142ajewska,\u00a0Oscar Straniero, and\u00a0Matthew W. Muterspaugh.<\/li>\n<\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>T Coronae Borealis, una delle nove ricorrenti pi\u00f9 luminose del cielo, potrebbe tornare a brillare entro la fine del 2025, a 80 anni dalla sua ultima esplosione. 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