{"id":11555,"date":"2025-04-18T19:15:23","date_gmt":"2025-04-18T17:15:23","guid":{"rendered":"https:\/\/cielipiemontesi.it\/?p=11555"},"modified":"2025-04-18T19:15:24","modified_gmt":"2025-04-18T17:15:24","slug":"una-doppietta-di-biofirme-su-k2-18b","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/cielipiemontesi.it\/?p=11555","title":{"rendered":"Una doppietta di biofirme su K2-18b"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Si chiamano dimetil solfuro e dimetil disolfuro. Sono due molecole organiche, nonch\u00e9 potenziali biofirme. Un team di scienziati guidati dall&#8217;Universit\u00e0 di Cambridge le ha individuate, in quantit\u00e0 molto superiori a quelle presenti sulla Terra, nell\u2019atmosfera dell&#8217;esopianeta K2-18b. Sebbene si tratti di promettenti impronte di processi biologici al di fuori del Sistema solare, gli scienziati sono cauti<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp;<strong><a href=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/author\/fiasconaro\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Giuseppe Fiasconaro<\/a><\/strong><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/250418.K2-18b-2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"700\" height=\"368\" src=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/250418.K2-18b-2.jpg\" alt=\"Illustrazione artistica che mostra un pianeta iceano (in primo piano) in orbita attorno alla sua stella madre (sullo sfondo). \nCrediti: A. Smith, N. Madhusudhan (Universit\u00e0 di Cambridge)\" class=\"wp-image-11558\" style=\"width:750px;height:auto\" title=\"Illustrazione artistica che mostra un pianeta iceano (in primo piano) in orbita attorno alla sua stella madre (sullo sfondo).  Crediti: A. Smith, N. Madhusudhan (Universit\u00e0 di Cambridge)\" srcset=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/250418.K2-18b-2.jpg 700w, https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/250418.K2-18b-2-300x158.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Illustrazione artistica che mostra un pianeta iceano (in primo piano) in orbita attorno alla sua stella madre (sullo sfondo). <br \/>Crediti: A. Smith, N. Madhusudhan (Universit\u00e0 di Cambridge)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sono due composti organici volatili. Uno ha formula chimica C\u2082H\u2086S (CH\u2083\u2013S\u2013CH\u2083), l\u2019altro C\u2082H\u2086S\u2082 (CH\u2083\u2013S\u2013S\u2013CH\u2083). I chimici li chiamano <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Tioeteri\">tioeteri<\/a>. Sulla Terra sono prodotti da diversi organismi viventi, come alcune specie batteriche e il fitoplancton marino, contribuendo al caratteristico odore della salsedine. Stiamo parlando del <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Dimetil_solfuro\">dimetil solfuro<\/a> (Dms) e del <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Dimetil_disolfuro\">dimetil disolfuro<\/a> (Dmds).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Utilizzando il <a href=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/tag\/jwst\/\">telescopio spaziale James Webb<\/a>, un team di ricercatori guidati dall\u2019universit\u00e0 di Cambridge ha ora individuato le impronte di queste molecole nell\u2019atmosfera di un pianeta al di fuori del Sistema solare. I <a href=\"https:\/\/iopscience.iop.org\/article\/10.3847\/2041-8213\/adc1c8\">risultati<\/a> della ricerca sono stati pubblicati oggi sulla rivista <em>The Astrophysical Journal Letters<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il pianeta in questione si chiama <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/K2-18_b\">K2-18b<\/a>. Scoperto nel 2015, \u00e8 circa 9 volte pi\u00f9 massiccio della Terra e 2,6 volte pi\u00f9 grande. Si trova a 124 anni luce di distanza, nella costellazione del Leone, dove orbita nella zona abitabile della sua stella, la nana rossa <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/K2-18\">K2-18<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il pianeta ha gi\u00e0 fatto parlare di s\u00e9 nel 2023 (<a href=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/2023\/09\/12\/webb-atmosfera-k2-18b\/\">ce ne siamo occupati<\/a> anche noi qui su <em>Media Inaf<\/em>): in quell\u2019occasione, osservazioni condotte dallo stesso team di ricerca, utilizzando sempre il Jwst, avevano rilevato la presenza di <strong>metano e anidride carbonica nella sua atmosfera<\/strong> \u2014 si trattava delle prime molecole organiche scoperte in un esopianeta situato nella zona abitabile della propria stella. Le indagini hanno inoltre messo in luce deboli tracce di dimetil solfuro. Le nuove analisi condotte dai ricercatori confermano la firma di questo composto, e stimano addirittura che sia presente in copiose quantit\u00e0. Non solo: rivelano anche un\u2019altra molecola correlata, anch\u2019essa abbondante: il dimetil disolfuro, appunto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli scienziati hanno individuato la presenza delle due molecole analizzando gli spettri di luce del pianeta ottenuti con il <a href=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/tag\/metodo-dei-transiti\/\">metodo dei transiti<\/a>, una tecnica che consente di determinare la composizione chimica delle atmosfere planetarie esaminando la luce della stella mentre il pianeta transita davanti al suo disco. Durante i transiti, una frazione della luce stellare attraversa l\u2019atmosfera del pianeta prima di raggiungere gli strumenti di osservazione sulla Terra. In questo passaggio, alcune lunghezze d\u2019onda vengono assorbite da specifiche molecole. Questo assorbimento lascia delle impronte caratteristiche nello spettro della luce, che gli astronomi possono analizzare per identificare i gas presenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La rilevazione del <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Dimetil_solfuro\">dimetil solfuro<\/a>\u00a0e del <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Dimetil_disolfuro\">dimetil disolfuro<\/a> nello spettro di trasmissione di K2-18b \u00e8 stata fatta grazie allo strumento <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/MIRI\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Miri<\/a> di Jwst, l\u2019unico strumento del telescopio in grado di \u201cvedere\u201d la luce alle lunghezze d\u2019onda del medio infrarosso.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/250418.K2-18b.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"700\" height=\"459\" src=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/250418.K2-18b.jpg\" alt=\"Grafico che mostra lo spettro di trasmissione dell\u2019esopianeta K2-18 b, , ottenuto utilizzando lo spettrografo Miri del telescopio spaziale James Webb. L\u2019asse verticale indica la frazione di luce stellare che durante il transito \u00e8 assorbita dalle molecole presenti nell\u2019atmosfera del pianeta. I dati osservativi sono rappresentati dai cerchi gialli. Le curve mostrano i modelli che meglio si adattano ai dati: la curva nera rappresenta la mediana, mentre quelle color ciano delineano l\u2019intervallo di confidenza a 1 sigma. Le bande di assorbimento attribuite al dimetil solfuro e al dimetil disolfuro sono indicate da linee orizzontali e didascalie testuali. Sullo sfondo del grafico \u00e8 visibile un\u2019illustrazione artistica di un pianeta iceano in orbita attorno a una nana rossa. Crediti: . Smith, N. Madhusudhan (University of Cambridge)\" class=\"wp-image-11557\" style=\"width:717px;height:auto\" title=\"Grafico che mostra lo spettro di trasmissione dell\u2019esopianeta K2-18 b, , ottenuto utilizzando lo spettrografo Miri del telescopio spaziale James Webb. L\u2019asse verticale indica la frazione di luce stellare che durante il transito \u00e8 assorbita dalle molecole presenti nell\u2019atmosfera del pianeta. I dati osservativi sono rappresentati dai cerchi gialli. Le curve mostrano i modelli che meglio si adattano ai dati: la curva nera rappresenta la mediana, mentre quelle color ciano delineano l\u2019intervallo di confidenza a 1 sigma. Le bande di assorbimento attribuite al dimetil solfuro e al dimetil disolfuro sono indicate da linee orizzontali e didascalie testuali. Sullo sfondo del grafico \u00e8 visibile un\u2019illustrazione artistica di un pianeta iceano in orbita attorno a una nana rossa. Crediti: . Smith, N. Madhusudhan (University of Cambridge)\" srcset=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/250418.K2-18b.jpg 700w, https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/250418.K2-18b-300x197.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Grafico che mostra lo spettro di trasmissione dell\u2019esopianeta K2-18 b, , ottenuto utilizzando lo spettrografo Miri del telescopio spaziale James Webb. L\u2019asse verticale indica la frazione di luce stellare che durante il transito \u00e8 assorbita dalle molecole presenti nell\u2019atmosfera del pianeta. I dati osservativi sono rappresentati dai cerchi gialli. Le curve mostrano i modelli che meglio si adattano ai dati: la curva nera rappresenta la mediana, mentre quelle color ciano delineano l\u2019intervallo di confidenza a 1 sigma. Le bande di assorbimento attribuite al dimetil solfuro e al dimetil disolfuro sono indicate da linee orizzontali e didascalie testuali. Sullo sfondo del grafico \u00e8 visibile un\u2019illustrazione artistica di un pianeta iceano in orbita attorno a una nana rossa. Crediti: . Smith, N. Madhusudhan (University of Cambridge)<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">ome accennato, le molecole sono presenti sul pianeta in quantit\u00e0 abbondanti. Le concentrazioni calcolate dai ricercatori sono di oltre dieci parti per milione in volume, migliaia di volte superiori rispetto a quelle presenti sulla Terra, dove generalmente sono inferiori a una parte per miliardo. Le abbondanti quantit\u00e0 di questi tioeteri, insieme alla presenza di metano e anidride carbonica, suggeriscono che K2-18b possa essere un candidato <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Pianeta_hycean\">pianeta hycean<\/a>\u2013 dalla contrazione delle parole inglesi&nbsp;<em>hydrogen<\/em>&nbsp;(idrogeno) e&nbsp;<em>ocean<\/em>&nbsp;(oceano): un <strong>ipotetico mondo abitabile caratterizzato da un oceano globale e un\u2019atmosfera ricca di idrogeno<\/strong>, potenzialmente in grado di ospitare la vita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abStudi teorici precedenti hanno previsto che alti livelli di gas a base di zolfo, come Dms e Dmds, fossero possibili nei mondi hycean\u00bb ricorda il primo autore dell\u2019articolo,&nbsp;<strong>Nikku Madhusudhan<\/strong> dell\u2019Universit\u00e0 di Cambridge. \u00abIn linea con quanto previsto, ora li abbiamo osservati. Considerando tutto ci\u00f2 che sappiamo su questo pianeta, l\u2019ipotesi di un mondo hycean con un oceano brulicante di vita \u00e8 quella che meglio si adatta ai dati in nostro possesso\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sebbene la scoperta sia rilevante dal punto di vista astrobiologico, gli scienziati sono comunque cauti nel considerare la possibilit\u00e0 che siano state trovate tracce di vita su un altro mondo. I motivi di questa prudenza sono due. Il primo riguarda il fatto che a produrre questi composti potrebbero essere processi chimici non biologici. Il secondo ha a che fare con la statistica: il livello di <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Scarto_quadratico_medio\">significativit\u00e0 dei risultati<\/a> di questo studio \u00e8 di tre sigma, il che implica una probabilit\u00e0 dello 0,3 per cento che i dati siano frutto del caso. Ma gli scienziati lo sanno bene: affinch\u00e9 un risultato sia ritenuto scientificamente rilevante, \u00e8 necessario raggiungere la soglia dei cinque sigma, corrispondente a una probabilit\u00e0 inferiore allo 0,00006% che i risultati siano dei falsi positivi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00ab\u00c8 fondamentale mantenere un sano scetticismo verso i nostri stessi risultati, perch\u00e9 solo attraverso test rigorosi e ripetuti potremo arrivare a un livello di fiducia sufficiente\u00bb sottolinea a questo proposito Madhusudhan. \u00ab\u00c8 cos\u00ec che funziona il metodo scientifico\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Secondo i ricercatori, un\u2019ulteriore campagna osservativa con il Jwst della durata compresa tra 16 e 24 ore potrebbe permettere di raggiungere la significativit\u00e0 statistica desiderata. Saranno inoltre fondamentali ulteriori studi,&nbsp; sia teorici che sperimentali, per verificare se i due composti possano essere prodotti in modo non biologico alle concentrazioni osservate.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La domanda \u201cSiamo soli nell\u2019universo?\u201d rimane, dunque, ancora senza una risposta certa. Tuttavia, i telescopi di nuova generazione potrebbero far progredire significativamente la nostra comprensione, portandoci sempre pi\u00f9 vicini a una possibile risposta definitiva.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abTra qualche decennio, potremmo guardarci indietro e riconoscere in questo momento il punto in cui l\u2019universo vivente \u00e8 diventato davvero alla nostra portata\u00bb conclude Madhusudhan. \u00abPotrebbe essere il punto di svolta, quello in cui la domanda fondamentale&nbsp; \u201csiamo soli nell\u2019universo?\u201d diventa, finalmente, una domanda a cui siamo in grado di rispondere\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Per saperne di pi\u00f9:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Leggi su <em>The Astrophysical Journal Letters <\/em>l\u2019articolo \u201c<a href=\"https:\/\/iopscience.iop.org\/article\/10.3847\/2041-8213\/adc1c8\">New Constraints on DMS and DMDS in the Atmosphere of K2-18 b from JWST MIRI<\/a>\u201d di Nikku Madhusudhan,\u00a0Savvas Constantinou,\u00a0M\u00e5ns Holmberg,\u00a0Subhajit Sarkar,\u00a0Anjali A. A. Piette e Julianne I. Moses<\/li>\n<\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si chiamano dimetil solfuro e dimetil disolfuro. Sono due molecole organiche, nonch\u00e9 potenziali biofirme. Un team di scienziati guidati dall&#8217;Universit\u00e0 di Cambridge le ha individuate, in quantit\u00e0 molto superiori a quelle presenti sulla Terra, nell\u2019atmosfera dell&#8217;esopianeta K2-18b. 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