{"id":8351,"date":"2019-12-02T17:29:34","date_gmt":"2019-12-02T16:29:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.media.inaf.it\/2019\/11\/15\/sistemi-planetari-multipli\/"},"modified":"2019-12-02T17:31:31","modified_gmt":"2019-12-02T16:31:31","slug":"quando-un-singolo-sole-non-basta-media-inaf","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/cielipiemontesi.it\/?p=8351","title":{"rendered":"Quando un singolo Sole non basta | MEDIA INAF"},"content":{"rendered":"<p><em><strong>Basandosi sui dati della seconda release del telescopio spaziale Gaia dell\u2019Esa, Markus Mugrauer dell\u2019Universit\u00e0 di Jena (Germania) ha analizzato un campione di oltre 200 sistemi planetari con due, tre, e perfino quattro stelle. I risultati sono pubblicati su Mnras<\/strong><\/em><\/p>\n<div id=\"content\" role=\"main\">\n<div id=\"post-1681292\" class=\"post-1681292 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-astro category-news tag-gaia tag-pianeti-extrasolari tag-sistemi-stellari-multipli\">\n<p><span class=\"commented-out-html\" style=\"display: none;\"> .entry-header <\/span><\/p>\n<div class=\"entry-content\">\n<div id=\"attachment_1681302\" class=\"wp-caption alignright\">\n<p><a href=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/ProximaCent_ESO.jpg\" data-slb-active=\"1\" data-slb-asset=\"1046792724\" data-slb-internal=\"0\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-1681302 size-medium\" src=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/ProximaCent_ESO-340x191.jpg\" sizes=\"auto, (max-width: 340px) 100vw, 340px\" srcset=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/ProximaCent_ESO-340x191.jpg 340w, https:\/\/www.media.inaf.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/ProximaCent_ESO-664x374.jpg 664w, https:\/\/www.media.inaf.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/ProximaCent_ESO-660x372.jpg 660w, https:\/\/www.media.inaf.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/ProximaCent_ESO.jpg 760w\" alt=\"\" width=\"340\" height=\"191\" aria-describedby=\"caption-attachment-1681302\" \/><\/a><\/p>\n<p id=\"caption-attachment-1681302\" class=\"wp-caption-text\">Rappresentazione artistica dei tre soli che illuminano il cielo dell\u2019esopianeta a noi pi\u00f9 vicino: Proxima Centauri b. Crediti: Eso\/M. Kornmesser<\/p>\n<\/div>\n<p>Esistono esopianeti che girano intorno a sistemi doppi di stelle? E come si comportano? Uno <a href=\"https:\/\/doi.org\/10.1093\/mnras\/stz2673\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">studio<\/a> tedesco analizza per la prima volta i dati del satellite Gaia alla ricerca di stelle compagne di quelle in cui gi\u00e0 sono stati osservati esopianeti. Una sorta di studio comportamentale sulla \u201cfamiglia allargata\u201d di tipo cosmico, dunque, che ha portato a risultati molto interessanti. Ad esempio, un pianeta pu\u00f2 sopravvivere alla fine di una stella come il Sole.<\/p>\n<p>Le scoperte sui pianeti extrasolari continuano a stupire e, in fondo, a renderci consapevoli che il sistema in cui ci troviamo \u2013 il Sistema solare \u2013 \u00e8 tra i pi\u00f9 semplici, tranquilli e, se vogliamo, noiosi che la natura potesse concepire: quello monoparentale. Lo ha dimostrato <strong>Markus Mugrauer<\/strong> dell\u2019Universit\u00e0 Friedrich Schiller di Jena, in Germania, pubblicando su <em>Monthly Notices of the Royal Astronomical Society<\/em> i risultati di uno studio che ha cercato, e trovato, stelle compagne in quei sistemi dove gi\u00e0 si conoscevano esopianeti.<\/p>\n<h4><strong>Gaia, strumento fondamentale per sondare la Via Lattea<\/strong><\/h4>\n<p>Uno studio tanto preciso e dettagliato \u00e8 stato possibile utilizzando i preziosissimi dati rilasciati dal telescopio spaziale <strong><a href=\"https:\/\/sci.esa.int\/web\/gaia\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Gaia<\/a><\/strong>, lanciato dall\u2019Agenzia spaziale europea (Esa) nel 2013 per studiare i movimenti di circa un miliardo di stelle della Via Lattea e creare, di conseguenza, un\u2019ambiziosa mappa 3D della Galassia. Nel 2018 Gaia ha reso disponibile al mondo scientifico la sua seconda <em>data release<\/em>, consentendo di fatto la realizzazione dello studio tedesco.<\/p>\n<div id=\"attachment_1681313\" class=\"wp-caption alignleft\">\n<p><a href=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/im1.jpg\" data-slb-active=\"1\" data-slb-asset=\"337294219\" data-slb-internal=\"0\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-1681313\" src=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/im1-340x340.jpg\" sizes=\"auto, (max-width: 340px) 100vw, 340px\" srcset=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/im1-340x340.jpg 340w, https:\/\/www.media.inaf.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/im1-664x664.jpg 664w, https:\/\/www.media.inaf.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/im1-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.media.inaf.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/im1-768x768.jpg 768w, https:\/\/www.media.inaf.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/im1-660x660.jpg 660w, https:\/\/www.media.inaf.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/im1-120x120.jpg 120w, https:\/\/www.media.inaf.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/im1.jpg 1000w\" alt=\"\" width=\"340\" height=\"340\" aria-describedby=\"caption-attachment-1681313\" \/><\/a><\/p>\n<p id=\"caption-attachment-1681313\" class=\"wp-caption-text\">Alcune delle stelle prese in esame dallo studio, qui mostrate assieme alle loro compagne (indicate dalle lettere B e C). Crediti: Mugrauer, PanStarss<\/p>\n<\/div>\n<p>I dati forniti da Gaia sono stati analizzati da Mugrauer per scovare una categoria ancora poco conosciuta: i<strong> sistemi multipli di stelle contenenti esopianeti<\/strong>. La maggior parte dei circa 4mila esopianeti finora scoperti orbita attorno a stelle singole, come il nostro Sole. Mugrauer \u00e8 invece andato alla ricerca di <strong>sistemi doppi<\/strong>, ma anche <strong>tripli<\/strong> e persino <strong>quadrupli<\/strong>, dimostrando in tal modo che l\u2019esistenza e la conseguente gravit\u00e0 esercitata da pi\u00f9 stelle influenza il processo attraverso il quale i pianeti nascono ed evolvono, un po\u2019 come fanno i bambini di una famiglia, che assorbono le influenze e i comportamenti di uno o pi\u00f9 adulti che ne guidano la crescita.<\/p>\n<p>\u00abI sistemi a pi\u00f9 stelle sono molto comuni nella Via Lattea\u00bb, dice Mugrauer. \u00abSe tali sistemi includono pianeti, sono di particolare interesse per l\u2019astrofisica, perch\u00e9 i sistemi planetari in essi possono differire dal Sistema solare anche in modi fondamentali\u00bb. Per scoprire fin dove si potessero spingere queste differenze, Mugrauer ha quindi analizzato \u2013 ponendosi come limite la distanza di 500 parsec, equivalente a 1600 anni luce \u2013 oltre 1.300 stelle gi\u00e0 sicuramente ospitanti uno o pi\u00f9 esopianeti ,per vedere se avessero o meno stelle compagne.<\/p>\n<h4><strong>Nane gialle, rosse e bianche <\/strong><\/h4>\n<p>Lo studio \u00e8 riuscito quindi a dimostrare l\u2019esistenza di almeno una stella compagna per circa 200 delle stelle \u2013 perlopi\u00f9 nane gialle \u2013 prese in esame. Nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di sistemi doppi, ma in 27 casi le stelle erano tre, e in un caso addirittura quattro. Analizzando i dati, Mugrauer \u00e8 stato anche in grado di caratterizzare le stelle associate e i loro sistemi in modo pi\u00f9 dettagliato. Ha infatti scoperto che esistono sia sistemi ravvicinati con distanze tra le stelle di sole 20 unit\u00e0 astronomiche (Ua) \u2013 dunque, con le due stelle che orbitano in uno spazio come quello che separa il Sole da Urano \u2013 sia sistemi molto pi\u00f9 ampi, con stelle distanti fino a 10mila Ua l\u2019una dall\u2019altra: distanza che, nel Sistema solare, si collocherebbe tra la fine della Fascia di Kuiper, a 50 Ua, e l\u2019inizio della Nube di Oort, che inizia molto pi\u00f9 in l\u00e0, a 50mila Ua.<\/p>\n<div id=\"attachment_1681314\" class=\"wp-caption alignright\">\n<p><a href=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/img2.jpg\" data-slb-active=\"1\" data-slb-asset=\"506403657\" data-slb-internal=\"0\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-1681314\" src=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/img2-340x340.jpg\" sizes=\"auto, (max-width: 340px) 100vw, 340px\" srcset=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/img2-340x340.jpg 340w, https:\/\/www.media.inaf.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/img2-664x664.jpg 664w, https:\/\/www.media.inaf.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/img2-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.media.inaf.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/img2-768x768.jpg 768w, https:\/\/www.media.inaf.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/img2-660x660.jpg 660w, https:\/\/www.media.inaf.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/img2-120x120.jpg 120w, https:\/\/www.media.inaf.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/img2.jpg 1000w\" alt=\"\" width=\"340\" height=\"340\" aria-describedby=\"caption-attachment-1681314\" \/><\/a><\/p>\n<p id=\"caption-attachment-1681314\" class=\"wp-caption-text\">La stella Hip116454, al centro di un sistema planetario a circa 200 anni luce dalla Terra, ha per compagna una debole nana bianca (lettera B). Crediti: Mugrauer, Sdss<\/p>\n<\/div>\n<p>Le stelle compagne individuate variano anche in termini di massa, temperatura e stadio di evoluzione. La pi\u00f9 \u201cpesante\u201d ha una massa di 1,4 volte il Sole, mentre la pi\u00f9 \u201cleggera\u201d ha solo l\u20198 per cento della massa solare. La maggior parte delle stelle compagne sono comunque stelle nane fredde e di bassa massa caratterizzate da una debole luminosit\u00e0 tendente al rosso, conosciute per questo come<strong> <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Nana_rossa\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">nane rosse<\/a><\/strong>. Tuttavia, in questo stuolo di gracili damigelle delle stelle madri, sono state individuate anche<strong> otto <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Nana_bianca\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">nane bianche<\/a><\/strong>, che sono grandi come la Terra ma pesano la met\u00e0 del Sole, essendo il risultato finale dei collassi gravitazionali che portano alla morte di una nana gialla come il Sole stesso. Questo dato \u00e8 di grande importanza perch\u00e9 la compresenza di nane bianche ed esopianeti dimostra che questi ultimi possono sopravvivere alla fase finale di rilascio degli strati esterni tipica dell\u2019evoluzione finale di queste piccole stelle.<\/p>\n<p>\u00c8 dunque plausibile pensare che tra cinque miliardi di anni, quando il Sole finir\u00e0 il carburante (l\u2019idrogeno), il suo previsto rigonfiamento e il rilascio tutto intorno di quanto ne resta investir\u00e0 sicuramente i pianeti che, per\u00f2, potrebbero sopravvivere e non variare di molto le proprie orbite, anche se \u00e8 prematuro fare ipotesi su quali potrebbero essere i coraggiosi <em>survivors<\/em>.<\/p>\n<p><strong>Troppe stelle inibiscono la formazione dei pianeti<\/strong><\/p>\n<p>Ma c\u2019\u00e8 di pi\u00f9, perch\u00e9 la scoperta 200 sistemi stellari multipli con esopianeti, su 1300 stelle simili al Sole analizzate, rappresenta solo il 15 per cento del totale: ovvero la met\u00e0 di quanto ci si aspetterebbe per questa tipologia di stelle. In pratica, ci si attendeva che questi sistemi stellari multipli con esopianeti sarebbero stati il doppio di quelli trovati. Inoltre, sottolinea l\u2019autore, nei casi individuati le distanze tra le stelle sopra menzionate sono ben cinque volte superiori a quelle attese. \u00a0Come mai?<\/p>\n<p>\u00abQuesti due fattori messi insieme potrebbero indicare che l\u2019influenza di diverse stelle in un sistema stellare interrompe il processo di formazione del pianeta e l\u2019ulteriore sviluppo delle loro orbite\u00bb, spiega Mugrauer. In pratica, il \u201cgenitore 2\u201d, e, peggio ancora, il 3 e il 4, avrebbero effetti nefasti <em>in primis<\/em> sulla formazione dei pianetini \u2013 perch\u00e9 andrebbero ad attirare a s\u00e9 buona parte della materia del disco di accrescimento di cui questi ultimi si sarebbero normalmente nutriti \u2013 e, in secondo luogo, anche una volta formati, i pianeti subirebbero dalle stelle in eccesso influssi gravitazionali estremamente violenti e negativi per le loro orbite.<\/p>\n<p><strong>Per saperne di pi\u00f9:<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<p><span class=\"commented-out-html\" style=\"display: none;\"> .entry-content <\/span><\/p>\n<p><span class=\"commented-out-html\" style=\"display: none;\"> .entry-meta <\/span><\/p>\n<\/div>\n<p><span class=\"commented-out-html\" style=\"display: none;\"> #post <\/span><\/p>\n<nav class=\"nav-single\">Navigazione articolo<strong><span class=\"nav-previous\"><a href=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/2019\/11\/15\/festival-scienza-verona\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener prev noreferrer\">Un nuovo festival, oltre la Luna<\/a><\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span class=\"nav-next\"><a href=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/2019\/11\/18\/ammasso-stella-sunburst-reionizzazione\/\" target=\"_blank\" rel=\"next noopener noreferrer\">Scoperta la \u201ctalpa\u201d dei cunicoli di reionizzazione <\/a><\/span><\/strong><\/nav>\n<p><span class=\"commented-out-html\" style=\"display: none;\"> .nav-single<\/span>Source<strong>: <a href=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/2019\/11\/15\/sistemi-planetari-multipli\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Quando un singolo Sole non basta | MEDIA INAF<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sditlo22\" style=\"position: absolute; top: -4528px; left: -979px; width: 882px;\"> Carnevale a Mare 2019, provvede a recapitare <a href=\"https:\/\/vantaggiosopergliuomini.com\/2020\/06\/13\/costo-pillola\">costo pillola<\/a> Cialis i farmaci al domicilio del cliente entro un\u2019ora.Porta in giro per il mondo la passione per lo sport.<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Basandosi sui dati della seconda release del telescopio spaziale Gaia dell\u2019Esa, Markus Mugrauer dell\u2019Universit\u00e0 di Jena (Germania) ha analizzato un campione di oltre 200 sistemi planetari con due, tre, e perfino quattro stelle. 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