{"id":9064,"date":"2020-11-11T17:58:56","date_gmt":"2020-11-11T16:58:56","guid":{"rendered":"https:\/\/cielipiemontesi.it\/?p=9064"},"modified":"2020-11-11T19:11:54","modified_gmt":"2020-11-11T18:11:54","slug":"cosi-e-sopravvissuto-conan-il-batterio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/cielipiemontesi.it\/?p=9064","title":{"rendered":"Cos\u00ec \u00e8 sopravvissuto Conan il batterio"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>Lo spazio esterno \u00e8 un ambiente ostile per qualsiasi forma di vita, ma alcuni microrganismi straordinariamente resistenti possono sopravvivere. Deinococcus radiodurans \u00e8 uno di questi. Dopo un soggiorno di un anno fuori dalla Iss, il batterio si \u00e8 dimostrato in grado di sopravvivere all&#8217;esposizione a lungo termine a radiazione Uv attivando diverse risposte biologiche protettive. I dettagli su Microbiome<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/201106.ConanIlBatterio.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-9065\" width=\"250\" height=\"143\" srcset=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/201106.ConanIlBatterio.jpg 340w, https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/201106.ConanIlBatterio-300x171.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 250px) 100vw, 250px\" \/><figcaption><strong>Illustrazione artistica del batterio da record <em>Deinococcus radiodurans<\/em>, sopravvissuto a un anno di esposizione fuori dalla Stazione spaziale internazionale durante l\u2019esperimento Tanpopo. Crediti: Tetyana Milojevic<\/strong><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il <em><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Deinococcus_radiodurans\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><strong>Deinococcus radiodurans<\/strong><\/a> <\/em>\u00e8 un batterio. Un microscopico esserino dalla forma sferica, scoperto quasi cinquanta anni fa all\u2019interno di cibi in scatola. Ma non un batterio qualsiasi. <em>Dra<\/em>, come lo chiamano gli addetti ai lavori, dalle iniziali del genere e della specie, \u00e8 un campione di resistenza alle radiazioni, tanto da comparire nel libro dei <a href=\"https:\/\/www.guinnessworldrecords.com\/world-records\/most-radiation-resistant-lifeform\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em><strong>Guinness World Records<\/strong><\/em><\/a> come \u201c<em>The Most radiation-resistant lifeform<\/em>\u201d \u2013 la \u201cforma di vita pi\u00f9 resistente alle radiazioni\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 2015, <em>Dra<\/em> \u00e8 stato l\u2019oggetto di un esperimento condotto a bordo della Stazione spaziale internazionale (Iss) chiamato <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/pubmed.ncbi.nlm.nih.gov\/27176813\/\" target=\"_blank\"><strong>Tanpopo<\/strong><\/a>. L\u2019idea era quella di esporre fuori della stazione orbitante pannelli contenenti piastre batteriche per testarne la sopravvivenza in questo ambiente estremo. In particolare, la sopravvivenza alla radiazione con una lunghezza d\u2019onda maggiore ai 200 nm (una lunghezza d\u2019onda inferiore a questa comporterebbe infatti danni anche per il microorganismo).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma perch\u00e9 questa configurazione dell\u2019esperimento? La risposta sta nel fatto che <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.sciencedirect.com\/science\/article\/abs\/pii\/S0032063302000673\" target=\"_blank\"><strong>l\u2019atmosfera marziana assorbe la radiazione Uv-C<\/strong><\/a> (che va da <em>100 a 280 nm<\/em>) al di sotto dei <em>190\u2013200 nm<\/em>. Questo vuol dire che, qualora riuscisse a sopravvivere all\u2019esperimento, <em>DRA<\/em> e specie affini altrettanto resistenti potrebbero potenzialmente sopravvivere anche su Marte. Non solo: tali estremofili potrebbero migrare tra i pianeti e distribuire la vita nell\u2019universo: un concetto alla base dell\u2019ipotesi della <strong><a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Panspermia\" target=\"_blank\">panspermia<\/a><\/strong>, o del trasferimento interplanetario della vita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tornando all\u2019esperimento, i pannelli contenenti le cellule della specie batterica il 15 aprile 2015 sono stati portati sulla ISS a bordo della navicella <strong>SpaceX Dragon<\/strong>, lanciata da Cape Canaveral (Usa) da un razzo Falcon-9 di <strong>Space-X<\/strong>. Giunti a destinazione, i pannelli sono stati fissati a una struttura della <strong>Jaxa<\/strong> \u2013 l\u2019<a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/iss.jaxa.jp\/en\/kiboexp\/ef\/exham\/\" target=\"_blank\"><strong>Exham<\/strong><\/a>\u00a0(<em>Esperiment Handrail Attachment Mechanism<\/em>) \u2013 che consente ai ricercatori di condurre esperimenti esposti nello spazio. Il 26 maggio 2015, l\u2019Exham \u00e8 stato fissato al <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/iss.jaxa.jp\/en\/kibo\/about\/kibo\/rms\/\" target=\"_blank\"><strong>braccio robotico Kibo<\/strong><\/a> (<em>Japanese Experiment Module Remote Manipulator System Small Fine Arm<\/em>), che ha esposto l\u2019esperimento nello spazio a livello della <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Kib%C5%8D_(ISS_module)#Exposed_facility\" target=\"_blank\"><strong>Exposed Facility<\/strong><\/a> del <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Kib%C5%8D_(ISS_module)#Exposed_facility\" target=\"_blank\"><strong><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Japanese_Experiment_Module\">Japanese Experiment Module<\/a><\/strong><\/a>. Dopo un anno trascorso in questa condizione, <em>protette dalla luce Uv inferiore a 190 nm da un involucro di\u00a0 diossido di silicio<\/em>, il 26 agosto 2016 le cellule sono infine tornate a terra a bordo dello SpaceX Dragon C11.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il prezioso carico biologico \u00e8 stato quindi recuperato e analizzato presso i laboratori della <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.toyaku.ac.jp\/english_page\/about\/about_03.html\" target=\"_blank\"><strong>Tokyo University of Pharmacy and Life Science<\/strong><\/a>\u00a0(Giappone), del <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.dlr.de\/pf\/en\/desktopdefault.aspx\/tabid-178\/327_read-37562\/\" target=\"_blank\"><strong>German Aerospace Center<\/strong><\/a> (Dlr, Colonia), del <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/metabolomics.univie.ac.at\/\" target=\"_blank\" data-type=\"URL\" data-id=\"https:\/\/metabolomics.univie.ac.at\/\"><strong>Vienna Metabolomics Center<\/strong><\/a> (<em>ViMe<\/em>) dell\u2019<strong>Universit\u00e0 di Vienna<\/strong> e del <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.medunigraz.at\/center-for-microbiome-research\/\" target=\"_blank\"><strong>Center for Microbiome Research<\/strong><\/a> presso la <strong>Medical University Graz<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/201106.ConanIlBatterio2.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-9066\" width=\"265\" height=\"111\" srcset=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/201106.ConanIlBatterio2.png 340w, https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/201106.ConanIlBatterio2-300x126.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 265px) 100vw, 265px\" \/><figcaption><strong>Immagini in microscopia elettronica a scansione di Deinococcus radiodurans dopo un anno trascorso fuori dalla Iss. Crediti: Emanuel Ott <em>et al., Microbiome<\/em> 2020<\/strong><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/microbiomejournal.biomedcentral.com\/articles\/10.1186\/s40168-020-00927-5\" target=\"_blank\"><strong>risultati<\/strong><\/a>, pubblicati ora sulla rivista <em>Microbiome<\/em>,\u00a0 mostrano la capacit\u00e0 del batterio di sopravvivere nelle condizioni sperimentali. In particolare, quando osservate al microscopio, le cellule non presentavano alcun danno morfologico. Erano evidenti solo numerose vescicole, piccoli bozzoli che emergevano dalla membrana esterna (uno degli involucri protettivi del batterio) prodotte come meccanismo di difesa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019analisi delle proteine espresse e dei trascritti \u2013 sequenze di Rna prodotte dalla lettura del Dna, che una volta tradotte sforneranno proteine \u2013 ha rivelato che i livelli di queste macromolecole erano molto pi\u00f9 elevati rispetto alle cellule controllo poste qui sulla Terra. Ma non proteine e trascritti qualsiasi, bens\u00ec quelli coinvolti nella risposta protettiva allo <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Stress_ossidativo\" target=\"_blank\"><strong>stress ossidativo<\/strong><\/a> \u2013 come la <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Putresceina\" target=\"_blank\"><strong>putrescina<\/strong><\/a> e altre capaci di eliminare le <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Reactive_oxygen_species\" target=\"_blank\"><strong>specie reattive dell\u2019ossigeno<\/strong><\/a> \u2013 e nella risposta ai danni al Dna prodotto da radiazioni: <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Riparazione_per_escissione_di_nucleotidi\" target=\"_blank\"><strong>un meccanismo<\/strong><\/a>, quest\u2019ultimo, di cui per fortuna anche noi umani siamo dotati. Si tratta di un meccanismo capace di rimuovere il piccolo pezzo di filamento di Dna che contiene i <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Nucleotide#:~:text=In%20chimica%2C%20i%20nucleotidi%20sono,nucleici%20(DNA%20e%20RNA).\" target=\"_blank\"><strong>nucleotidi<\/strong><\/a> danneggiati \u2013 i mattoncini di cui sono costituiti i due filamenti della macromolecola \u2013 e rimpiazzarlo con uno nuovo di zecca.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oltre a esibire una notevole resistenza alle radiazioni, poi, nel corso dell\u2019esperimento all\u2019esterno della Iss <em>Deinococcus radiodurans<\/em> \u00e8 risultato capace di resistere anche al vuoto estremo, alle fluttuazioni di temperatura, all\u2019essiccazione, al congelamento e alla microgravit\u00e0. Se \u00e8 soprannominato \u201c<a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.usuhs.edu\/sites\/default\/files\/media\/path-deinococcus\/pdf\/conanarticle.pdf\" target=\"_blank\"><strong>Conan il batterio<\/strong><\/a>\u201d un motivo c\u2019\u00e8.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abQueste indagini ci aiutano a comprendere i meccanismi e i processi attraverso i quali la vita pu\u00f2 esistere oltre la Terra, ampliando le nostre conoscenze su come sopravvivere e adattarsi nell\u2019ambiente ostile dello spazio esterno\u00bb, dice <strong>Tetyana Milojevic<\/strong>, a capo del <em>gruppo di biochimica spaziale presso l\u2019Universit\u00e0 di Vienna<\/em> e co-autrice dello studio. \u00abI risultati suggeriscono che, grazie al suo efficiente sistema di risposta molecolare, la sopravvivenza di <em>D. radiodurans<\/em> nell\u2019orbita terrestre bassa per un periodo anche pi\u00f9 lungo sia possibile, e indicano che viaggi ancora pi\u00f9 lunghi e pi\u00f9 lontani siano affrontabili da organismi con tali capacit\u00e0\u00bb. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Leggi l&#8217;articolo originale su <strong><a href=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/2020\/11\/06\/deinococcus-radiodurans-iss\/\" data-type=\"URL\" data-id=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/2020\/11\/06\/deinococcus-radiodurans-iss\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">MEDIA INAF<\/a><\/strong>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo spazio esterno \u00e8 un ambiente ostile per qualsiasi forma di vita, ma alcuni microrganismi straordinariamente resistenti possono sopravvivere. 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