{"id":9171,"date":"2020-12-04T13:39:26","date_gmt":"2020-12-04T12:39:26","guid":{"rendered":"https:\/\/cielipiemontesi.it\/?p=9171"},"modified":"2020-12-04T15:54:02","modified_gmt":"2020-12-04T14:54:02","slug":"tracce-di-supernove-negli-anelli-degli-alberi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/cielipiemontesi.it\/?p=9171","title":{"rendered":"Tracce di supernove negli anelli degli alberi"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>L&#8217;abitabilit\u00e0 planetaria pu\u00f2 essere influenzata dall\u2019esposizione alle radiazioni gamma emesse dalle supernove. Le registrazioni impresse nei tronchi degli alberi, che testimoniamo la storia della Terra fino a 40mila anni fa, sono compatibili con l\u2019esplosione di supernove vicine in otto casi, almeno quattro dei quali potrebbero aver innescato perturbazioni del clima terrestre. Tutti i dettagli su International Journal of Astrobiology<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/201116.supernova.magellano.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-9172\" width=\"261\" height=\"196\" srcset=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/201116.supernova.magellano.jpg 340w, https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/201116.supernova.magellano-300x225.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 261px) 100vw, 261px\" \/><figcaption>I resti di una supernova nella Grande Nube di Magellano, una galassia nana che si trova vicino alla Via Lattea. Crediti: Nasa \/ Esa \/ Heic e The Hubble Heritage Team<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un geoscienziato della <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.colorado.edu\/\" target=\"_blank\"><strong>Colorado University Boulder<\/strong><\/a>, <strong>Robert Brakenridge<\/strong>, ritiene che <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Supernova\" target=\"_blank\"><strong>supernove<\/strong><\/a> esplose a migliaia di anni luce dalla Terra potrebbero aver lasciato tracce nella biologia e geologia del nostro pianeta. Il suo <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.cambridge.org\/core\/journals\/international-journal-of-astrobiology\/article\/solar-system-exposure-to-supernova-radiation\/93A83A960E20D33182A720A08D13F40C\" target=\"_blank\"><strong>studio<\/strong><\/a> \u00e8 stato pubblicato questo mese su <em>International Journal of Astrobiology<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nell\u2019arco di pochi mesi, una sola di queste esplosioni pu\u00f2 rilasciare tanta energia quanta ne rilascia il Sole durante tutta la sua vita. Una supernova molto vicina potrebbe essere in grado di spazzare via la civilt\u00e0 umana dalla faccia della Terra. Ma secondo Brakenridge anche da pi\u00f9 lontano queste esplosioni potrebbero non essere innocue, inondando il nostro pianeta con radiazioni pericolose e danneggiando lo strato protettivo di ozono.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per valutare i possibili impatti, Brakenridge ha studiato gli <strong>anelli degli alberi<\/strong> presenti sul nostro pianeta, cercando le impronte digitali di queste lontane esplosioni cosmiche. Le sue scoperte suggeriscono che, negli ultimi 40mila anni, supernove relativamente vicine potrebbero aver innescato <strong>almeno quattro perturbazioni del clima terrestre<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I risultati sono tutt\u2019altro che conclusivi, ma gli indizi raccolti suggeriscono che, quando si tratta della stabilit\u00e0 della vita sulla Terra, ci\u00f2 che accade nello spazio non rimanga sempre confinato allo spazio. \u00abQuesti sono eventi estremi, e i loro potenziali effetti sembrano corrispondere a quanto \u00e8 stato registrato negli anelli degli alberi\u00bb, riporta Brakenridge.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La sua ricerca \u00e8 imperniata su un atomo in particolare: il <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Carbonio-14\" target=\"_blank\"><strong>carbonio-14<\/strong><\/a> (o radiocarbonio), un <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Radionuclide\" target=\"_blank\"><strong>isotopo radioattivo<\/strong><\/a> del carbonio che sulla Terra si trova solo in piccole quantit\u00e0. Il radiocarbonio si forma quando i <strong><a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Raggi_cosmici\" target=\"_blank\">raggi cosmici<\/a> <\/strong>dallo spazio bombardano l\u2019atmosfera del nostro pianeta. \u00abDi solito la quantit\u00e0 \u00e8 costante, anno dopo anno\u00bb, spiega Brakenridge. \u00abGli alberi raccolgono anidride carbonica e parte di quel carbonio sar\u00e0 radiocarbonio\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A volte, tuttavia, la quantit\u00e0 di radiocarbonio che gli alberi raccolgono \u00e8 tutt\u2019altro che costante. Gli scienziati hanno scoperto una manciata di casi in cui la concentrazione di questo isotopo all\u2019interno degli anelli degli alberi \u00e8 aumentata improvvisamente e senza un\u2019apparente ragione. Molti scienziati hanno ipotizzato che questi picchi di diversi anni potrebbero essere dovuti a <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Brillamento\" target=\"_blank\"><strong>brillamenti solari<\/strong><\/a> o <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Espulsione_di_massa_coronale\" target=\"_blank\"><strong>enormi espulsioni di massa<\/strong><\/a> dalla superficie del Sole.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Brakenridge per\u00f2 non si \u00e8 limitato a questa ipotesi e ha tenuto in considerazione anche esplosioni molto pi\u00f9 lontane. \u00abStiamo assistendo a eventi terrestri che richiedono una spiegazione. Ci sono solo due possibilit\u00e0: un brillamento solare o una supernova. Io penso che l\u2019ipotesi della supernova sia stata scartata troppo rapidamente\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/201116.supernova.magellano2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-9173\" width=\"230\" height=\"179\" srcset=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/201116.supernova.magellano2.jpg 340w, https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/201116.supernova.magellano2-300x233.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 230px) 100vw, 230px\" \/><figcaption>Una bolla di gas che si espande a circa 18 milioni di chilometri all\u2019ora, creata dall\u2019onda d\u2019urto di una supernova. Credito: Nasa<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli scienziati hanno registrato supernove in altre galassie che hanno prodotto una quantit\u00e0 enorme di <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Raggi_gamma\" target=\"_blank\"><strong>radiazioni gamma<\/strong><\/a>, lo stesso tipo di radiazione che pu\u00f2 innescare la formazione di atomi di radiocarbonio sulla Terra. Sebbene questi isotopi non siano di per s\u00e9 pericolosi, un picco nei loro livelli potrebbe indicare che l\u2019energia di una supernova lontana ha viaggiato da centinaia a migliaia di anni luce fino al nostro pianeta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per mettere alla prova la sua ipotesi, Brakenridge ha stilato un elenco di supernove che si sono verificate relativamente vicino alla Terra negli ultimi 40mila anni. Gli scienziati possono studiare questi eventi osservando le nebulose che si sono lasciate alle spalle. Ha quindi confrontato l\u2019et\u00e0 stimata di quelle esplosioni con quanto \u00e8 stato registrato negli anelli degli alberi sulla Terra, scoprendo che delle otto supernove pi\u00f9 vicine studiate, tutte sembravano essere associate a picchi inspiegabili nella registrazione del radiocarbonio sulla Terra. Di questi otto candidati, quattro sembrano particolarmente promettenti, tra cui il caso di una stella della <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Vele_(costellazione)\" target=\"_blank\"><strong>costellazione della Vela<\/strong><\/a>. Questa sorgente celeste, che in passato splendeva quieta a <em>815 anni luce dalla Terra, \u00e8 esplosa come supernova circa 13mila anni fa<\/em>. Non molto tempo dopo,<strong> i livelli di radiocarbonio sulla Terra sono aumentati di quasi il 3 per cento<\/strong>: un aumento sbalorditivo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I risultati presentati nello studio non sono neanche lontanamente vicini a essere quella che viene comunemente chiamata <em>smoking gun<\/em> (una pistola fumante, la prova definitiva). Questo perch\u00e9 in realt\u00e0 gli scienziati hanno ancora qualche problema a datare le supernove del passato, rendendo incerta la tempistica dell\u2019esplosione avvenuta nella Vela, per esempio, con un possibile errore fino a 1500 anni. Inoltre, non \u00e8 chiaro quale potrebbe essere stato l\u2019impatto di una tale perturbazione sulle piante e gli animali presenti sulla Terra in quel momento. Ma Brakenridge ritiene valga la pena fare molte pi\u00f9 ricerche in proposito, perch\u00e9 gli effetti previsti e modellati sembrano corrispondere esattamente ai dati registrati negli alberi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Brakenridge si augura che l\u2019umanit\u00e0 non debba mai assistere in diretta a questi effetti. Alcuni astronomi recentemente hanno pensato di aver colto segni (<a href=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/2020\/08\/13\/betelgeuse-polvere\/\"><strong>poi rientrati<\/strong><\/a>) che <strong><a href=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/2020\/03\/03\/betelgeuse-like-stars\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Betelgeuse<\/a><\/strong>, la gigante rossa nella <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Orione_(costellazione)\" target=\"_blank\"><strong>costellazione di Orione<\/strong><\/a>, potesse essere sul punto di collassare e diventare una supernova. Ecco, Betelgeuse \u00e8 a soli 642.5 anni luce dalla Terra, molto pi\u00f9 vicino della stella nella Vela. \u00abPossiamo solo sperare\u00bb, conclude Brakenridge \u00abche non sia quello che sta per accadere, perch\u00e9 Betelgeuse \u00e8 molto vicina\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Per saperne di pi\u00f9:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>Leggi su <em>International Journal of Astrobiology <\/em>l\u2019articolo \u201c<a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.cambridge.org\/core\/journals\/international-journal-of-astrobiology\/article\/solar-system-exposure-to-supernova-radiation\/93A83A960E20D33182A720A08D13F40C\" target=\"_blank\"><strong>Solar system exposure to supernova \u03b3 radiation<\/strong><\/a>\u201d di G. Robert Brakenridge.<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Leggi l&#8217;articolo originale su <strong><a href=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/2020\/11\/16\/supernove-anelli-alberi\/\" data-type=\"URL\" data-id=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/2020\/11\/16\/supernove-anelli-alberi\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">MEDIA INAF<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;abitabilit\u00e0 planetaria pu\u00f2 essere influenzata dall\u2019esposizione alle radiazioni gamma emesse dalle supernove. Le registrazioni impresse nei tronchi degli alberi, che testimoniamo la storia della Terra fino a 40mila anni fa, sono compatibili con l\u2019esplosione di supernove vicine in otto casi, almeno quattro dei quali potrebbero aver innescato perturbazioni del clima terrestre. 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