{"id":9262,"date":"2020-12-11T16:33:23","date_gmt":"2020-12-11T15:33:23","guid":{"rendered":"https:\/\/cielipiemontesi.it\/?p=9262"},"modified":"2020-12-11T16:38:06","modified_gmt":"2020-12-11T15:38:06","slug":"veleno-su-io-trovate-tracce-di-acido-solfidrico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/cielipiemontesi.it\/?p=9262","title":{"rendered":"Veleno su Io: trovate tracce di acido solfidrico"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>Grazie ai dati spettrometrici in infrarosso raccolti dallo strumento italiano Jiram a bordo della sonda Juno della Nasa, \u00e8 stato possibile delineare la mappa della composizione chimica di alcune lune di Giove. I primi autori dei due studi su Io e Ganimede sono Federico Tosi e Alessandro Mura, entrambi ricercatori dell\u2019Istituto nazionale di astrofisica<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright size-large is-resized\"><a href=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/201120.velenoSuIo.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/201120.velenoSuIo.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-9263\" width=\"302\" height=\"161\" srcset=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/201120.velenoSuIo.jpg 340w, https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/201120.velenoSuIo-300x160.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 302px) 100vw, 302px\" \/><\/a><figcaption>A sinistra, la copertina dello speciale di <em>Journal of Geophysical Research: Planets<\/em> dedicato a Juno. A destra: Giove e tre dei quattro satelliti medicei visti da Juno. Crediti. Nasa\/Jpl-Caltech\/Swri\/Msss<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando <strong>Galileo<\/strong> li osserv\u00f2 per la prima volta, in quella settimana fra il <strong>7 e il 13 gennaio 1610<\/strong> che cambi\u00f2 la storia dell\u2019astronomia, a malapena riusc\u00ec a distinguerli l\u2019uno dall\u2019altro per contarli, i quattro \u201c<strong>astri medicei<\/strong>\u201d. Oggi siamo in grado addirittura di tracciarne la <em>mappa fisica e chimica del suolo<\/em>, grazie alla sonda spaziale <strong><a href=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/tag\/juno\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Juno<\/a><\/strong> della Nasa e a strumenti come lo spettrometro a immagini <a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Jovian_Infrared_Auroral_Mapper\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><strong>Jiram<\/strong><\/a> di cui \u00e8 dotata. Ed \u00e8 proprio da Jiram \u2013 realizzato in Italia, sensibile nell\u2019<em>intervallo infrarosso tra 2 e 5 micron<\/em> \u2013 che sono arrivati dati utili a stilare l\u2019elenco degli ingredienti di uno dei quattro satelliti galileiani, Io. Ingredienti fra i quali spicca quello associato a una debole <em>banda di assorbimento centrata a 2.65 \u00b5m<\/em>: probabilmente si tratta di <strong><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Acido_solfidrico\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">acido solfidrico<\/a><\/strong> in fase solida. Potente veleno dal caratteristico odore di uova marce (quando \u00e8 in stato gassoso), su Io l\u2019acido solfidrico si concentrerebbe in alcune zone specifiche, per esempio nella regione di <strong><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Bosphorus_Regio\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Bosphorous Regio<\/a><\/strong> e nelle unit\u00e0 di materiale giallo e brillante che circondano <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Loki_Patera\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><strong>Loki Patera<\/strong><\/a>. Questa \u00e8 l\u2019ipotesi suggerita da un team guidato da <strong>Federico Tosi<\/strong> dell\u2019Inaf di Roma, primo autore di <a href=\"https:\/\/agupubs.onlinelibrary.wiley.com\/doi\/10.1029\/2020JE006522\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><strong>uno studio su Io<\/strong><\/a> pubblicato sul <em>Journal of Geophysical Research: Planets<\/em>, all\u2019interno di un numero speciale dedicato ai primi quattro anni di missione di Juno, \u201c<a href=\"https:\/\/agupubs.onlinelibrary.wiley.com\/doi\/toc\/10.1002\/(ISSN)2169-9402.MIDJUNO\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><strong>Jupiter midway through the Juno mission<\/strong><\/a>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft size-large\"><a href=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/201120.velenoSuIo2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"275\" height=\"340\" src=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/201120.velenoSuIo2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-9264\" srcset=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/201120.velenoSuIo2.jpg 275w, https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/201120.velenoSuIo2-243x300.jpg 243w\" sizes=\"auto, (max-width: 275px) 100vw, 275px\" \/><\/a><figcaption>Federico Tosi, ricercatore all\u2019Inaf Iaps di Roma<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abIl <em>ghiaccio di acido solfidirico<\/em>\u00bb, spiega Tosi a <em>Media Inaf<\/em>, \u00ab<em>\u00e8 estremamente instabile alle temperature diurne tipiche di Io<\/em>. Tuttavia, poich\u00e9 l\u2019acido solfidrico \u00e8 un tipico gas emesso dai vulcani, non solo sulla Terra ma anche su <em>Io<\/em> che \u00e8 il <em>corpo vulcanicamente pi\u00f9 attivo del Sistema solare,<\/em> la sua rilevazione sulla superficie del satellite \u00e8 importante soprattutto se questo ha un c<em>arattere transiente<\/em>. Infatti non si pu\u00f2 escludere che l\u2019acido solfidrico possa condensare in superficie e sopravvivere a basse concentrazioni per un tempo sufficiente a Jiram per rivelarlo durante i passaggi ravvicinati di Juno a Giove\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oltre alla probabile presenza di acido solfidirico, Jiram ha registrato su Io altre tre firma spettrali interessanti per gli astrochimici. Una \u00e8 quella a 3.92 \u03bcm, attribuita al <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Cloruro_di_solforile\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><strong>cloruro di solforile<\/strong><\/a> e ampiamente correlata con la distribuzione di <strong><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Anidride_solforosa\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">anidride solforosa<\/a><\/strong>. Le altre due sono firme molto deboli \u2013 a <em>4.55 \u03bcm<\/em> e<em> 4.62 \u03bcm<\/em> \u2013 che, quando presenti simultaneamente, suggeriscono che composti <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Nitrili\" target=\"_blank\"><strong>nitrili<\/strong><\/a> o <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Tolina\" target=\"_blank\"><strong>toline<\/strong><\/a>, gi\u00e0 osservati su <strong>Callisto<\/strong> e <strong>Ganimede<\/strong>, potrebbero essere presenti anche sulla superficie di Io.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright size-large\"><a href=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/201120.velenoSuIo3.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"275\" height=\"340\" src=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/201120.velenoSuIo3.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-9265\" srcset=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/201120.velenoSuIo3.jpg 275w, https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/201120.velenoSuIo3-243x300.jpg 243w\" sizes=\"auto, (max-width: 275px) 100vw, 275px\" \/><\/a><figcaption>Alessandro Mura, ricercatore all\u2019Inaf Iaps di Roma e principal investigator&nbsp;di Jiram<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E proprio alle osservazioni di <strong>Ganimede<\/strong> \u00e8 dedicato <a href=\"https:\/\/agupubs.onlinelibrary.wiley.com\/doi\/10.1029\/2020JE006508\">un <\/a><strong><a href=\"https:\/\/agupubs.onlinelibrary.wiley.com\/doi\/10.1029\/2020JE006508\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">altro articolo<\/a><\/strong> dello speciale su Juno, questa volta a prima firma di <strong>Alessandro Mura<\/strong>, anch\u2019egli ricercatore all\u2019Inaf di Roma nonch\u00e9 attuale <em>principal investigator<\/em> di Jiram. Nel caso di Ganimede, i dati di Jiram hanno permesso una <em>mappatura spettroscopica<\/em> senza precedenti d<em>ella regione polare settentrionale<\/em>. Oltre al <strong>ghiaccio d\u2019acqua<\/strong>, Jiram ha rilevato una serie di composti secondari come l\u2019<strong>anidride carbonica<\/strong>, intrappolata nel ghiaccio stesso, nonch\u00e9 <strong>sali minerati idrati e composti organici<\/strong>, la cui precisa identificazione rimane un obiettivo per il futuro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abSi tratta di risultati complementari a quanto fatto in passato da precedenti esplorazioni spaziali\u00bb, osserva Mura, \u00abe al tempo stesso propedeutici a <em>future esplorazioni ravvicinate<\/em> come quella di <strong>Juice<\/strong>, una sonda dell\u2019Esa che entrer\u00e0<em> in orbita proprio attorno a Ganimede negli anni Trenta<\/em>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E a proposito di anni: la vita di Juno potrebbe allungarsi \u2013 e con essa quella di Jiram, che si conferma uno strumento fondamentale non solo per lo studio di Giove, ma anche dei suoi maggiori satelliti. \u00c8 infatti stata presentata alla Nasa una proposta di <strong>estensione della missione<\/strong> che, se approvata, ne posticiperebbe il pensionamento <strong>al 2025, <\/strong>concedendole cos\u00ec un raddoppio della sua et\u00e0 attuale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Per saperne di pi\u00f9:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>Leggi su <em>Journal of Geophysical Research: Planets<\/em> l\u2019articolo \u201c<a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/agupubs.onlinelibrary.wiley.com\/doi\/10.1029\/2020JE006522\" target=\"_blank\"><strong>Mapping Io\u2019s Surface Composition With Juno\/JIRAM<\/strong><\/a>\u201d, di F. Tosi Mura,&nbsp; R. M. C. Lopes,&nbsp; G. Filacchione,&nbsp; M. Ciarniello,&nbsp; F. Zambon,&nbsp; A. Adriani,&nbsp; S. J. Bolton,&nbsp; S. M. Brooks,&nbsp; R. Noschese,&nbsp; R. Sordini,&nbsp; D. Turrini,&nbsp; F. Altieri,&nbsp; A. Cicchetti,&nbsp; D. Grassi,&nbsp; C. J. Hansen,&nbsp; A. Migliorini,&nbsp; M. L. Moriconi,&nbsp; G. Piccioni,&nbsp; C. Plainaki,&nbsp; G. Sindoni<\/li><li>Leggi su <em>Journal of Geophysical Research: Planets<\/em> l\u2019articolo \u201c<strong><a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/agupubs.onlinelibrary.wiley.com\/doi\/10.1029\/2020JE006508\" target=\"_blank\">Infrared observations of Ganymede from Juno\/JIRAM<\/a><\/strong>\u201d, di A. Mura Adriani&nbsp; R. Sordini&nbsp; G. Sindoni&nbsp; C. Plainaki&nbsp; F. Tosi&nbsp; G. Filacchione&nbsp; S. Bolton&nbsp; F. Zambon&nbsp; C. J. Hansen&nbsp; M. Ciarniello&nbsp; S. Brooks&nbsp; G. Piccioni&nbsp; D. Grassi&nbsp; F. Altieri&nbsp; A. Migliorini&nbsp; M.L. Moriconi&nbsp; R. Noschese&nbsp; A. Cicchetti<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Leggi l&#8217;articolo originale su <strong><a href=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/2020\/11\/20\/io-ganimede-jiram\/\" data-type=\"URL\" data-id=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/2020\/11\/20\/io-ganimede-jiram\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">MEDIA INAF<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Grazie ai dati spettrometrici in infrarosso raccolti dallo strumento italiano Jiram a bordo della sonda Juno della Nasa, \u00e8 stato possibile delineare la mappa della composizione chimica di alcune lune di Giove. 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