{"id":9345,"date":"2020-12-15T22:36:41","date_gmt":"2020-12-15T21:36:41","guid":{"rendered":"https:\/\/cielipiemontesi.it\/?p=9345"},"modified":"2020-12-15T22:36:44","modified_gmt":"2020-12-15T21:36:44","slug":"mitocondri-tallone-dachille-degli-astronauti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/cielipiemontesi.it\/?p=9345","title":{"rendered":"Mitocondri, tallone d\u2019Achille degli astronauti"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>Uno studio pubblicato ieri nella rivista Cell utilizza e combina diverse analisi \u201comiche\u201d raccolte in decenni di esplorazione spaziale per comprendere gli effetti di microgravit\u00e0 e raggi cosmici sulla salute degli astronauti. Per la prima volta gli scienziati hanno individuato una causa sistemica che spiegherebbe diverse disfunzioni dell\u2019organismo &#8211; dalla perdita di tessuto osseo e muscolare ai danni cardiovascolari: l\u2019alterazione nella funzionalit\u00e0 mitocondriale. Questa nuova consapevolezza potr\u00e0 guidare nuovi interventi nutrizionali e farmaceutici volti a migliorare le condizioni di salute e i rischi connessi alla permanenza nello spazio, soprattutto in vista di future missioni di lunga durata sulla Luna o su Marte<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright size-large is-resized\"><a href=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/201126.DisfunzioniMitocondriali.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/201126.DisfunzioniMitocondriali.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-9346\" width=\"291\" height=\"438\" srcset=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/201126.DisfunzioniMitocondriali.jpg 441w, https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/201126.DisfunzioniMitocondriali-199x300.jpg 199w\" sizes=\"auto, (max-width: 291px) 100vw, 291px\" \/><\/a><figcaption>Luca Parmitano si esercita alla cyclette sulla Stazione spaziale. Crediti: Esa, Nasa<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A molti sar\u00e0 capitato di assistere \u2013 virtualmente \u2013 al rientro sulla Terra di astronauti al termine del loro soggiorno presso la <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Stazione_Spaziale_Internazionale\" target=\"_blank\"><strong>Stazione spaziale internazionale<\/strong><\/a>. La prima cosa che salta all\u2019occhio, quando li vediamo uscire dalla capsula di atterraggio, \u00e8 che si tratta di un rientro tutt\u2019altro che trionfale: non si reggono in piedi. Nonostante l\u2019attivit\u00e0 fisica giornaliera \u2013 e obbligatoria \u2013 che essi svolgono in orbita, infatti, <em>i muscoli perdono di tono<\/em> e <em>il sistema muscolo-scheletrico non \u00e8 pi\u00f9 in grado di sostenere il peso inferto dalla ritrovata gravit\u00e0<\/em> \u2013 sebbene sia questo l\u2019habitat naturale in cui il corpo umano \u00e8 progettato per nascere, crescere e svolgere qualunque attivit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Affinch\u00e9 l\u2019<strong>esplorazione umana dello spazio<\/strong> abbia successo \u2013 in particolar modo in vista di futuri programmi che prevedono il <em>ritorno dell\u2019uomo sulla Luna<\/em> e la <em>prima missione umana su Marte<\/em> \u2013 \u00e8 fondamentale capire \u2013 e trovare il modo di affrontare \u2013 le cause alla base dei problemi di salute osservati nei viaggiatori spaziali. Assieme alla<strong> perdita di massa ossea<\/strong> \u2013 osteoporosi accelerata \u2013 e muscolare, la permanenza in microgravit\u00e0 e l\u2019esposizione prolungata ai raggi cosmici causa sintomi simili allo stress geriatrico, tra cui <strong>disfunzioni del sistema nervoso centrale<\/strong>, <em>perdita della vista, disfunzioni immunitarie, un aumento del rischio di contrarre tumori, problemi cardiovascolari ed epatici<\/em>. In un <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/doi.org\/10.1016\/j.cell.2020.11.002\" target=\"_blank\"><strong>nuovo studio<\/strong><\/a> pubblicato ieri su <em>Cell<\/em>, i ricercatori hanno utilizzato per la prima volta un approccio sistemico al problema \u2013 cercando cio\u00e8 la <em>causa fisiologica che accumunasse i sintomi registrati<\/em> \u2013 per esaminare queste alterazioni biologiche diffuse.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abAbbiamo iniziato chiedendoci se ci sia un qualche tipo di meccanismo universale che coinvolge il corpo intero nello spazio e che possa spiegare quello che abbiamo osservato\u00bb, dice l\u2019autore <em>senior<\/em> dello studio, <strong>Afshin Beheshti<\/strong>, bioinformatico alla <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.nasa.gov\/ames\/research\/space-biosciences\" target=\"_blank\"><strong>Space Biosciences Division<\/strong><\/a> della <em>Nasa<\/em>. \u00abQuello che abbiamo notato pi\u00f9 e pi\u00f9 volte \u00e8 che succede qualcosa a livello di <strong>regolazione mitocondriale<\/strong>, che manda fuori fase tutto il sistema\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli scienziati hanno analizzato i dati raccolti nella piattaforma <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/genelab.nasa.gov\/\" target=\"_blank\"><strong>GeneLab<\/strong><\/a> della Nasa (un <em>database completo che include informazioni provenienti da studi su animali<\/em>), dallo studio sui gemelli <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.nasa.gov\/twins-study\" target=\"_blank\"><em><strong>Nasa Twin Study<\/strong><\/em><\/a>\u00a0e dai <em>campioni di sangue e metaboliti dell\u2019urina raccolti da 59 astronauti<\/em> coinvolti nelle missioni spaziali avvenute dal 2006 al 2017. In particolare, il lavoro si basa <em>quattro modelli di cellule umane, 13 diversi tessuti<\/em> (11 di origine animale e 2 umani) e <em>2 diversi ceppi di topo<\/em>. Da questi campioni viene estratta una serie di dati \u201c<a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/-omica\" target=\"_blank\"><strong>omici<\/strong><\/a>\u201d (proteomici, metabolomici, trascrittomici ed epigenomici) <em>quantitativi relativi ai cambiamenti nei tessuti e nelle cellule<\/em> che si verificano a causa dell\u2019effetto combinato della radiazione spaziale e della microgravit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abAbbiamo confrontato tutti questi <em>tessuti differenti di topi che hanno volato nello spazio in due diverse missioni,<\/em> e abbiamo visto che la <strong>disfunzione mitocondriale<\/strong> continuava a emergere\u00bb, continua Beheshti. \u00abAbbiamo considerato <em>patologie del fegato e abbiamo visto che erano causate da meccanismi legati ai mitocondri<\/em>. Poi abbiamo guardato i <em>problemi agli occhi<\/em> e abbiamo visto lo stesso. \u00c8 stato allora che abbiamo cominciato ad approfondire la questione in questa direzione\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft size-large is-resized\"><a href=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/201126.DisfunzioniMitocondriali2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/201126.DisfunzioniMitocondriali2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-9347\" width=\"308\" height=\"185\" srcset=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/201126.DisfunzioniMitocondriali2.jpg 340w, https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/201126.DisfunzioniMitocondriali2-300x180.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 308px) 100vw, 308px\" \/><\/a><figcaption>Da sinistra, Scott e Mark, i gemelli Kelly. Crediti: Nasa<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I ricercatori spiegano quindi che la <strong>soppressione mitocondriale,<\/strong> cos\u00ec come la <em>sovracompensazione<\/em> che a volte pu\u00f2 verificarsi a causa di tale soppressione, pu\u00f2 portare a risposte sistemiche da parte di molti organi e pu\u00f2 anche causare alcune comuni <em>mutazioni nel sistema immunitario<\/em>. L\u2019analisi ha mostrato una <em>significativa alterazione nei processi mitocondriali, cos\u00ec come fenomeni di immunit\u00e0 innata, infiammazione cronica, mutazioni nel ciclo cellulare, nel ritmo circadiano e nelle funzioni olfattive<\/em>. Usando le loro scoperte sui topi come punto di partenza, i ricercatori hanno poi verificato se gli stessi meccanismi potessero prendere piede nei viaggiatori spaziali umani. Prove a favore di una disfunzione mitocondriale e conseguenti danni al Dna sono stati trovati nei <em>dati metabolici di urine e sangue dei 59 astronauti<\/em> e confermati dai dati del <em>Nasa Twin Study<\/em> \u2013 un programma in cui i due gemelli identici <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Scott_Joseph_Kelly\" target=\"_blank\"><strong>Scott<\/strong><\/a> e <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Mark_Kelly\" target=\"_blank\"><strong>Mark<\/strong><\/a> Kelly sono stati <a href=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/2017\/02\/06\/gemelli-kelly\/\"><strong>seguiti nel tempo<\/strong><\/a>, <em>il primo sulla Stazione spaziale internazionale<\/em> e il <em>secondo a Terra,<\/em> e che hanno riportato numerosi cambiamenti nell\u2019attivit\u00e0 mitocondriale. Alcuni di questi cambiamenti potrebbero spiegare le <em>alterazioni nella distribuzione delle cellule immunitarie che si sono verificate in Scott<\/em> durante il suo anno nello spazio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abSono rimasto assai sorpreso nel vedere che i <strong>mitocondri<\/strong> sono cos\u00ec importanti, perch\u00e9 non erano nei nostri radar. Ci stavamo concentrando su tutte le componenti sintomatiche a valle, e non avevamo ancora fatto questo collegamento\u00bb, dice Beheshti, sottolineando come le disfunzioni mitocondriali possano anche aiutare a spiegare un altro problema comune connesso alla permanenza nello spazio: la <em>perturbazione dei ritmi circadiani<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019analisi biologica quantitativa condotta dagli scienziati si \u00e8 concretizzata in tre principali scoperte, riassunte a conclusione del manoscritto. La prima: <strong>gli effetti del volo spaziale sono pi\u00f9 evidenti nelle cellule isolate che negli organi interi,<\/strong> indicando il ruolo fondamentale giocato dalla complessit\u00e0 dei tessuti nella risposta allo stress sistemico legato allo spazio. In secondo luogo, <strong>il fegato subisce cambiamenti maggiori e diversi a livello genetico e nella conseguente espressione proteica rispetto ad altri organi<\/strong> \u2013 risultato in linea con il ruolo critico del fegato in quanto centro dinamico di rilevazione dei cambiamenti nella composizione sanguigna e nel mantenimento dell\u2019<a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Omeostasi\" target=\"_blank\"><strong>omeostasi<\/strong><\/a>. Infine, l\u2019analisi ha evidenziato come il <strong>volo spaziale influisca sulla funzione mitocondriale a livello genetico, proteico e metabolico della biologia cellulare<\/strong>, <strong>tissutale e organica<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/201126.DisfunzioniMitocondriali3.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"996\" height=\"996\" src=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/201126.DisfunzioniMitocondriali3.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-9348\" srcset=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/201126.DisfunzioniMitocondriali3.jpg 996w, https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/201126.DisfunzioniMitocondriali3-300x300.jpg 300w, https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/201126.DisfunzioniMitocondriali3-150x150.jpg 150w, https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/201126.DisfunzioniMitocondriali3-768x768.jpg 768w, https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/201126.DisfunzioniMitocondriali3-750x750.jpg 750w\" sizes=\"auto, (max-width: 996px) 100vw, 996px\" \/><\/a><figcaption>L\u2019abstract grafico dello studio pubblicato su Cell. Crediti: Willian A. da Silveira <em>et al., Cell<\/em>, 2020<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo studio della Nasa non si \u00e8 concentrato solo sui danni. <strong>Contromisure per contrastare gli effetti negativi del volo spaziale<\/strong> sul corpo umano prevedono<em> procedure o interventi nutrizionali e terapeutici volti a mantenere la salute, ridurre i rischi e migliorare la sicurezza<\/em>. Oggigiorno, la principale contromisura applicata agli astronauti \u00e8 l\u2019<strong>esercizio fisico<\/strong> \u2013 che dovrebbe contrastare anche l\u2019effetto della microgravit\u00e0 sul sistema cardiovascolare. Gli astronauti a bordo della Iss si esercitano fino a due ore al giorno, ma finora n\u00e9 l\u2019intensit\u00e0 n\u00e9 la durata dell\u2019esercizio hanno mostrato un\u2019efficacia sufficiente nel ridurre la notevole perdita ossea muscolare registrata, n\u00e9 riescono a prevenire mutazioni vascolari come l\u2019aumento dello spessore arterioso e medio-intimale, l\u2019atrofia cardiaca e lo sviluppo della resistenza all\u2019insulina. Oltre all\u2019esercizio fisico, sottolinea lo studio, in futuro la prevenzione deve dare spazio all\u2019impiego della <strong>farmacoterapia<\/strong> e di adeguati <strong>interventi nutrizionali<\/strong> gi\u00e0 utilizzati nei pazienti con disfunzioni mitocondriali sulla Terra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abCi sono gi\u00e0 <em>molti farmaci approvati per vari disturbi mitocondriali,<\/em> e sarebbe quindi relativamente semplice indirizzarli verso questa applicazione\u00bb, osserva Beheshti. \u00abLa soluzione pi\u00f9 semplice sarebbe quella di <em>testare alcuni di questi farmaci con modelli animali e cellulari nello spazio<\/em>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un aspetto essenziale della salute metabolica degli astronauti, anche a livello preventivo, \u00e8 il <strong>consumo dell\u2019apporto energetico consigliato<\/strong> \u2013 il giusto equilibrio fra carboidrati, grassi, vitamine e minerali. Il campo della <strong>terapeutica nutrizionale mitocondriale<\/strong> \u00e8 ancora in evoluzione, ma ci sono gi\u00e0 alcune prove che indicano trattamenti efficaci. Il candidato pi\u00f9 forte \u00e8 il <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Ubidecarenone\" target=\"_blank\"><strong>coenzima Q10<\/strong><\/a> \u2013 <strong>CoQ10,<\/strong> un radicale libero lipidico solubile in nutrienti che protegge le cellule contro i danni ossidativi \u2013 che dovrebbe essere somministrato alla maggioranza dei <em>pazienti con patologie mitocondriali primarie,<\/em> indipendentemente dalla carenza di CoQ10. Il suo impiego \u00e8 attualmente in fase di test sulla Iss come contromisura per le <strong>lesioni alla retina<\/strong>, e i risultati potrebbero portare, in futuro, verso il suo utilizzo come contromisura pi\u00f9 generale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Per saperne di pi\u00f9:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>Leggi su <em>Media Inaf<\/em> l\u2019<a href=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/2020\/11\/26\/intervista-willian-a-de-silveira\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><strong>intervista al primo autore dello studio<\/strong><\/a>, <em>Willian A. da Silveira<\/em><\/li><li>Leggi su <em>Cell<\/em> l\u2019articolo \u201c<a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/doi.org\/10.1016\/j.cell.2020.11.002\" target=\"_blank\"><strong>Comprehensive Multi-omics Analysis Reveals Mitochondrial Stress as a Central Biological Hub for Spaceflight Impact<\/strong><\/a>\u201d, di Willian A. da Silveira, Hossein Fazelinia, Sara Brin Rosenthal, Evagelia C. Laiakis, Man S. Kim, Cem Meydan, Yared Kidane, Komal S. Rathi, Scott M. Smith, Benjamin Stear, Yue Ying, Yuanchao Zhang, Jonathan Foox, Susana Zanello, Brian Crucian, Dong Wang, Adrienne Nugent, Helio A. Costa, Sara R. Zwart, Sonja Schrepfer, R.A. Leo Elworth, Nicolae Sapoval, Todd Treangen, Matthew MacKay, Nandan S. Gokhale, Stacy M. Horner, Larry N. Singh, Douglas C. Wallace, Jeffrey S. Willey, Jonathan C. Schisler, Robert Meller, J. Tyson McDonald, Kathleen M. Fisch, Gary Hardiman, Deanne Taylor, Christopher E. Mason, Sylvain V. Costes e Afshin Beheshti<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Leggi l&#8217;articolo originale su <strong><a href=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/2020\/11\/26\/salute-spaziale-funzionalita-mitocondriale\/\" data-type=\"URL\" data-id=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/2020\/11\/26\/salute-spaziale-funzionalita-mitocondriale\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">MEDIA INAF<\/a><\/strong>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Uno studio pubblicato ieri nella rivista Cell utilizza e combina diverse analisi \u201comiche\u201d raccolte in decenni di esplorazione spaziale per comprendere gli effetti di microgravit\u00e0 e raggi cosmici sulla salute degli astronauti. Per la prima volta gli scienziati hanno individuato una causa sistemica che spiegherebbe diverse disfunzioni dell\u2019organismo &#8211; dalla perdita di tessuto osseo e &hellip; <\/p>\n<p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/?p=9345\">Continua a 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