{"id":9386,"date":"2020-12-18T14:18:55","date_gmt":"2020-12-18T13:18:55","guid":{"rendered":"https:\/\/cielipiemontesi.it\/?p=9386"},"modified":"2020-12-18T16:22:12","modified_gmt":"2020-12-18T15:22:12","slug":"bagliori-dal-passato-storia-di-ck-vul-va-riscritta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/cielipiemontesi.it\/?p=9386","title":{"rendered":"Bagliori dal passato: storia di Ck Vul va riscritta"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>Utilizzando lo strumento Gnirs di Gemini North, un team di astronomi ha scoperto che l\u2019evento Ck Vulpeculae, osservato per la prima volta nel 1670 e classificato come una nova,  di quanto si pensasse in precedenza. Ci\u00f2 implica che l\u2019esplosione fu molto pi\u00f9 energetica di quanto stimato, collocandola in una classe di oggetti troppo luminosi per essere delle nove ma troppo deboli per essere delle supernove<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright size-large is-resized\"><a href=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/201130.NovaCkVul.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/201130.NovaCkVul.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-9388\" width=\"289\" height=\"289\" srcset=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/201130.NovaCkVul.jpg 340w, https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/201130.NovaCkVul-300x300.jpg 300w, https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/201130.NovaCkVul-150x150.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 289px) 100vw, 289px\" \/><\/a><figcaption>L\u2019enigmatica nebulosa Ck Vulpeculae. Crediti: International Gemini Observatory \/ NoirLab\/Nsf\/Aura<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/CK_Vulpeculae\" target=\"_blank\"><strong>Ck Vulpeculae<\/strong><\/a> (Ck Vul)\u00a0torna a far parlare di s\u00e9: secondo nuove osservazioni effettuate dai telescopi dell\u2019<a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Telescopi_Gemini\" target=\"_blank\"><strong>Osservatorio Gemini North<\/strong><\/a>, l\u2019enigmatico oggetto astronomico che incuriosisce da secoli gli astronomi potrebbe trovarsi molto pi\u00f9 lontano di quanto finora stimato, e <em>all\u2019origine della sua luminosit\u00e0 potrebbe esserci un gas espulso a velocit\u00e0 molto pi\u00f9 elevate<\/em> di quanto ipotizzato in precedenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel <strong>giugno del 1670<\/strong> il monaco francese <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Anthelme_Voituret\" target=\"_blank\"><strong>Anthelme Voituret<\/strong><\/a> osserv\u00f2 una stella, mai osservata prima, prendere vita e brillare nella <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Volpetta_(costellazione)\" target=\"_blank\"><strong>costellazione della Volpetta<\/strong><\/a>. Nel corso dei mesi successivi, la \u201cnuova stella\u201d venne monitorata dagli astronomi del tempo, che la videro diventare brillante quasi quanto la <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Polaris\" target=\"_blank\"><strong>Stella polare<\/strong><\/a>. Fino a che spar\u00ec dopo circa un anno dalla prima osservazione. La stella \u2013 poi chiamata apunto Ck Vulpeculae \u2013 venne a lungo considerata il <strong>primo esempio documentato di una <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Nova\" target=\"_blank\">nova<\/a><\/strong>: un <em>fugace evento astronomico derivante dall\u2019interazione, in un <a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Binary_star\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><strong>sistema binario<\/strong><\/a>, fra due stelle molto vicine fra loro, una delle quali \u00e8 una nana bianca, ovvero il residuo di una stella simile al Sole.\u00a0<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tuttavia, una serie di risultati pi\u00f9 recenti hanno messo in dubbio questa classificazione: gi\u00e0 <em>nel <strong>2015<\/strong> era stato\u00a0suggerito che l\u2019apparizione di Ck Vulpeculae nel 1670 fosse il risultato della collisione catastrofica di due stelle normali<\/em> \u2013 <a href=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/2015\/03\/23\/svelato-il-mistero-dellesplosione-stellare-del-1670\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><strong>ne avevamo scritto all\u2019epoca<\/strong><\/a> anche su <em>Media Ina<\/em>f. Poco pi\u00f9 di tre anni dopo, gli stessi astronomi <a href=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/2018\/07\/30\/molecole-radioattive-nello-spazio\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><strong>trovarono tracce di un isotopo dell\u2019alluminio<\/strong><\/a> radioattivo (l\u2019<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Alluminio#:~:text=L'alluminio%20ha%20nove%20isotopi,anni)%20si%20trovano%20in%20natura.&amp;text=Al%20viene%20prodotto%20dall'argon,dai%20protoni%20dei%20raggi%20cosmici.\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><strong>alluminio-26<\/strong><\/a>) nelle immediate vicinanze del sito dell\u2019esplosione del 1670, deducendone che una delle stelle fosse in realt\u00e0 una <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Supergigante_rossa\" target=\"_blank\"><strong>supergigante rossa<\/strong><\/a>.\u00a0Sempre nel 2018, a complicare ulteriormente il quadro, <a href=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/2018\/10\/08\/nana-bruna-nana-bianca\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><strong>lo studio di un altro gruppo di astronomi<\/strong><\/a> ha suggerito che quell\u2019improvviso schiarimento nel cielo del 1670 fosse in realt\u00e0 il risultato della <em><strong>fusione tra una nana bruna<\/strong><\/em> \u2013 considerata una stella \u201cmancata\u201d, troppo piccola per brillare sfruttando la fusione termonucleare \u2013 <strong><em>e una nana bianca<\/em><\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oggi, ad aggiungere ulteriore mistero all\u2019origine di Ck Vulpeculae, arrivano le nuove osservazioni del team guidato da <strong>Dipankar Banerjee<\/strong> del <em>Physical Research Laboratory Ahmedabad in India<\/em>. I ricercatori prevedevano inizialmente di utilizzare lo strumento <em>Gemini Near-Infrared Spectrograph<\/em> ( <strong><a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.gemini.edu\/instrumentation\/current-instruments\/gnirs\" target=\"_blank\">Gnirs<\/a><\/strong>) installato sul <em><a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/noirlab.edu\/public\/programs\/gemini-observatory\/gemini-north\/\" target=\"_blank\"><strong>Gemini North<\/strong><\/a> a Maunakea<\/em>, nelle Hawaii, <strong>per confermare il rilevamento di alluminio radioattivo<\/strong> nel cuore di Ck Vulpeculae. Tuttavia si sono presto resi conto che rilevarne la presenza in infrarosso in una regione cos\u00ec circoscritta sarebbe stato molto pi\u00f9 difficile del previsto. Si sono cos\u00ec trovati costretti a improvvisare, osservando a infrarossi l\u2019intera Ck Vulpeculae, compresi i due sbuffi ai bordi pi\u00f9 esterni.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft size-large\"><a href=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/201130.NovaCkVul2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"340\" height=\"291\" src=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/201130.NovaCkVul2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-9389\" srcset=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/201130.NovaCkVul2.jpg 340w, https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/201130.NovaCkVul2-300x257.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 340px) 100vw, 340px\" \/><\/a><figcaption>Questa vista ad ampio campo mostra il cielo intorno alla posizione della storica stella esplosiva Ck Vulpeculae. I resti della nova sono visibili solo molto debolmente al centro dell\u2019immagine. Crediti: Eso \/ Digitalized Sky Survey 2<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abLa chiave della nostra scoperta sono state le <em>misurazioni Gnirs ottenute ai bordi esterni della nebulosa<\/em>\u00bb, spiega <strong>Tom Geballe<\/strong>\u00a0del <em>Gemini Observatory,<\/em> secondo autore dello studio. \u00abLa firma chimica degli atomi di ferro spostati verso il rosso e verso il blu mostra che <strong>la nebulosa si sta espandendo molto pi\u00f9 rapidamente di quanto suggerivano le osservazioni precedenti<\/strong>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abNon sospettavamo di trovare una cosa simile\u00bb, aggiunge <strong>Banerjee<\/strong>. \u00ab\u00c8 stato emozionante vedere il gas che viaggiava a velocit\u00e0 inaspettatamente alta, a circa sette milioni di km\/h. Da cui l\u2019idea che&nbsp; la storia di Ck Vulpeculae fosse diversa da quanto era stato teorizzato\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Misurando sia la velocit\u00e0 di espansione della nebulosa sia la velocit\u00e0 con cui i residui pi\u00f9 esterni si erano spostati negli ultimi dieci anni, e tenendo conto dell\u2019inclinazione della nebulosa nel cielo notturno, il team ha calcolato che <strong>Ck Vulpeculae si trova a circa diecimila anni luce di distanza<\/strong> dal Sole, dunque <strong>circa cinque volte pi\u00f9 lontano di quanto si pensasse in precedenza<\/strong>. Ci\u00f2 implica che l\u2019esplosione del 1670 fu molto pi\u00f9 intensa, rilasciando circa <strong>venticinque volte pi\u00f9 energia<\/strong> di quanto pecedentemente stimato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In definitiva, qualunque sia stato l\u2019<strong>evento<\/strong> che ha causato la detonazione improvvisa di Ck Vulpeculae nel 1670, fu molto <strong>pi\u00f9 violento di una semplice nova<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abIn termini di energia rilasciata, la nostra scoperta colloca Ck Vulpeculae all\u2019incirca a <strong>met\u00e0 strada tra una nova e una supernova<\/strong>\u00bb, dice <strong>Nye Evans<\/strong> della <strong>Keele University<\/strong>, nel Regno Unito.\u00a0\u00ab\u00c8 uno dei pochissimi oggetti del genere nella Via Lattea e <em>la causa \u2013 o le cause \u2013 delle esplosioni di questa classe intermedia di oggetti rimangono sconosciute<\/em>. Ora probabilmente tutti sappiamo cosa <em>non \u00e8<\/em> Ck Vulpeculae, ma nessuno sa cosa sia davvero\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019aspetto visivo della nebulosa Ck Vulpeculae e le alte velocit\u00e0 osservate dal team potrebbero aiutare gli astronomi a riconoscere i <em>resti di eventi simili \u2013 nella Via Lattea o in altre galassie \u2013 che si siano verificati in passato<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00ab\u00c8 difficile in questa fase offrire una spiegazione definitiva o convincente per l\u2019origine dell\u2019esplosione del 1670 di Ck Vulpeculae\u00bb, conclude Banerjee, \u00abA 350 anni dalla scoperta di Voituret, la natura dell\u2019esplosione rimane ancora un mistero\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Guarda il servizio video di Media Inaf Tv:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"Bagliori dal passato: la storia di Ck Vulpeculae va riscritta\" width=\"750\" height=\"422\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/-w6XM4u6zds?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Leggi l&#8217;articolo originale su <strong><a href=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/2020\/11\/30\/nuove-ipotesi-origine-di-ck-vulpeculae\/\" data-type=\"URL\" data-id=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/2020\/11\/30\/nuove-ipotesi-origine-di-ck-vulpeculae\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">MEDIA INAF<\/a><\/strong>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Utilizzando lo strumento Gnirs di Gemini North, un team di astronomi ha scoperto che l\u2019evento Ck Vulpeculae, osservato per la prima volta nel 1670 e classificato come una nova, di quanto si pensasse in precedenza. 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