{"id":9490,"date":"2021-01-12T12:36:25","date_gmt":"2021-01-12T11:36:25","guid":{"rendered":"https:\/\/cielipiemontesi.it\/?p=9490"},"modified":"2021-01-12T13:19:10","modified_gmt":"2021-01-12T12:19:10","slug":"dati-antichi-per-occhi-nuovi-la-parallasse-di-vega","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/cielipiemontesi.it\/?p=9490","title":{"rendered":"Dati antichi per occhi nuovi: la parallasse di Vega"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>Analizzando con tecniche moderne le prime misure di parallasse che, negli anni Trenta dell\u2019Ottocento, avevano permesso di stimare per la prima volta le distanze stellari, due ricercatori hanno chiarito alcuni dubbi che ancora aleggiavano su queste osservazioni fondamentali per la storia dell&#8217;astronomia. Lo studio \u00e8 apparso sulla rivista tedesca Astronomische Nachrichten \u2013 la stessa che nel 1838 aveva pubblicato l&#8217;articolo di Friedrich Wilhelm Bessel con quella che viene riconosciuta come la prima misura ufficiale della parallasse di una stella<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/201204.VegaParallax1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"625\" height=\"526\" src=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/201204.VegaParallax1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-9491\" srcset=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/201204.VegaParallax1.jpg 625w, https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/201204.VegaParallax1-300x252.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 625px) 100vw, 625px\" \/><\/a><figcaption>Il metodo della parallasse per misurare le distanze stellari. Crediti: Esa\/Atg medialab<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 difficile immaginarlo oggi. Con gli immensi archivi di dati astronomici a disposizione dei ricercatori e cataloghi come quello <strong><a href=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/2020\/12\/03\/gaia-early-dr3\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">rilasciato ieri<\/a><\/strong> dal satellite <strong><a href=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/tag\/gaia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Gaia<\/a><\/strong>, che contiene la posizione in 3D di quasi due miliardi di stelle ad altissima precisione, siamo pi\u00f9 che mai consapevoli della nostra ubicazione nel contesto cosmico. Ma solo duecento anni fa <strong>la distanza dalle stelle<\/strong> era ancora un mistero, e ideare metodi per tentare di misurarla era un rompicapo che teneva occupati alcuni tra gli astronomi pi\u00f9 rinomati dell\u2019epoca.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019idea era di utilizzare la <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Parallasse\" target=\"_blank\"><strong>parallasse<\/strong><\/a>, il fenomeno per cui <em>vediamo un corpo lontano spostarsi \u2013 in apparenza \u2013 rispetto a oggetti ancora pi\u00f9 lontani mentre in realt\u00e0 siamo noi, gli osservatori, a spostarci<\/em>. <em>Quanto pi\u00f9 grande lo spostamento apparente, tanto pi\u00f9 vicino il corpo di cui cerchiamo di stimare la distanza<\/em>. Ma poich\u00e9 le stelle \u2013 e questo gi\u00e0 si sapeva nell\u2019Ottocento \u2013 sono molto lontane, <em>questi spostamenti nel cielo sono <strong>minuscoli<\/strong><\/em> anche volendo muoversi sul tragitto pi\u00f9 grande a nostra disposizione \u2013 l\u2019orbita della Terra intorno al Sole \u2013 e per misurarli bisogna ricorrere a strumenti altamente sofisticati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo alterne vicende, l\u2019arcano si risolse tra il 1832 e il 1840 per mano dei tedeschi <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Friedrich_Wilhelm_Bessel\" target=\"_blank\"><strong>Friedrich Wilhelm Bessel<\/strong><\/a>&nbsp;e <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Friedrich_Georg_Wilhelm_von_Struve\" target=\"_blank\"><strong>Friedrich Georg Wilhelm von Struve<\/strong><\/a> e dello scozzese <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Thomas_James_Henderson\" target=\"_blank\"><strong>Thomas Henderson<\/strong><\/a>, che in quegli anni riuscirono finalmente a misurare la parallasse \u2013 e dunque la distanza \u2013 di tre stelle: rispettivamente <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/61_Cygni\" target=\"_blank\"><strong>61 Cygni<\/strong><\/a>, <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Vega\" target=\"_blank\"><strong>Vega<\/strong><\/a> e <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Alfa_Centauri\" target=\"_blank\"><strong>Alfa Centauri<\/strong><\/a>. Queste osservazioni di stelle tra le pi\u00f9 vicine a noi (<em>si trovano infatti tra 4 e 26 anni luce dal Sole<\/em>) hanno spalancato la porta alla moderna <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Astrometria\" target=\"_blank\"><strong>astrometria<\/strong><\/a>, <em>il campo dell\u2019astronomia che si occupa di misurare posizioni, distanze e moti dei corpi celesti nel cosmo<\/em>. Il <strong>primato sulla scoperta<\/strong>, generalmente attribuito a Bessel e al suo articolo apparso nel <strong>1838<\/strong> sulla rivista tedesca <em>Astronomische Nachrichten<\/em> (tradotta poi in inglese da <em>John Herschel<\/em> su <em>Monthly Notices of the Royal Astronomical Society<\/em>), \u00e8 per\u00f2 rimasto a lungo oggetto di intensi dibattiti accademici, e altrettanto lo \u00e8 stata la bont\u00e0 di quelle prime misure e soprattutto delle relative barre d\u2019errore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E cos\u00ec <strong>Mark Reid<\/strong>, radioastronomo presso l\u2019<a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.cfa.harvard.edu\/\" target=\"_blank\"><strong>Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics<\/strong><\/a>, negli Stati Uniti, e <strong>Karl Menten<\/strong>, direttore esecutivo&nbsp;del <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.mpifr-bonn.mpg.de\/\" target=\"_blank\"><strong>Max Planck Institute for Radio Astronomy<\/strong><\/a> di Bonn, in Germania, hanno deciso di rivisitare i dati storici con gli occhi del ventunesimo secolo, pubblicando i loro risultati proprio su <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/onlinelibrary.wiley.com\/doi\/10.1002\/asna.202013833\" target=\"_blank\"><em><strong>Astronomische Nachrichten<\/strong><\/em><\/a> in omaggio all\u2019articolo originale. Entrambi coinvolti nel <a href=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/2016\/09\/28\/la-via-lattea-piu-grande-e-dinamica-che-mai\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><strong>progetto Bessel<\/strong><\/a> (<em>Bar and Spiral Structure Legacy Survey<\/em>) che fa eco al famoso astronomo e matematico poich\u00e9 utilizza proprio il metodo della parallasse, mediante osservazioni radio effettuate con il <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Very_Long_Baseline_Array\" target=\"_blank\"><strong>Very Long Baseline Array<\/strong><\/a>, per costruire una mappa della <a href=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/2017\/10\/12\/vlba-science-sanna\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><strong>struttura a spirale della Via Lattea<\/strong><\/a>, i due ricercatori hanno analizzato le osservazioni ottocentesche con tecniche moderne, confermando che <strong>tutte e tre le misure erano effettivamente significative<\/strong> e <em>chiarificando alcune incongruenze tra i dati antichi e quelli pi\u00f9 recenti<\/em> che erano rimaste finora nebulose.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright size-large is-resized\"><a href=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/201204.VegaParallax2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/201204.VegaParallax2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-9492\" width=\"268\" height=\"236\" srcset=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/201204.VegaParallax2.jpg 340w, https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/201204.VegaParallax2-300x264.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 268px) 100vw, 268px\" \/><\/a><figcaption>Micrometro obiettivo o eliometro di Dollond per il <strong>telescopio parallattico da 3 piedi <\/strong>(Londra, 1787). Crediti: <strong>Museo della Specola di Bologna<\/strong><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per ottenere la parallasse di <strong>61 Cygni<\/strong>, Bessel aveva <em>combinato tra loro oltre cento osservazioni effettuate utilizzando un <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Eliometro\" target=\"_blank\"><strong>eliometro<\/strong><\/a><\/em> (uno strumento costituito da due met\u00e0 scorrevoli della stessa lente, ideato originariamente per misurare il diametro del Sole ma ideale per registrare posizioni relative, e dunque per le misure di parallasse) costruito per l\u2019occasione da <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Joseph_von_Fraunhofer\" target=\"_blank\"><strong>Joseph von Fraunhofer<\/strong><\/a>. Il nuovo studio approfondisce l\u2019<em>impatto della <strong>variazione di temperatura<\/strong><\/em> sulle misure dell\u2019epoca, che erano state realizzate nell\u2019arco di un anno e quindi in condizioni meteorologiche molto diverse, come gi\u00e0 notato dallo stesso Bessel in pubblicazioni successive e da Herschel nella traduzione in inglese. Secondo Reid e Menten, <em>questo effetto risulta essere ancor pi\u00f9 significativo di quanto stimato allora da Bessel<\/em>, ma tenendone conto \u00e8 possibile riconciliare la misura originale con la parallasse di questa stella \u2013 in realt\u00e0 un <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Sistema_binario_(astronomia)\" target=\"_blank\"><strong>sistema binario<\/strong><\/a> \u2013 nota oggi ad altissima precisione grazie a Gaia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abMettersi sulle spalle di Bessel \u00e8 stata un\u2019esperienza straordinaria e divertente\u00bb, commenta Reid.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019analisi moderna riesce a riprodurre piuttosto bene anche i risultati di von Struve e Henderson, ma nota che entrambi hanno utilizzato delle <em>stime piuttosto ottimistiche per quanto riguarda le incertezze relative alle loro misure<\/em>, facendo apparire i loro valori un po\u2019 pi\u00f9 robusti di quanto non fossero davvero. Nel caso di von Struve, in particolare, Reid e Menten suppongono che possa esser stato <em>sottovalutato l\u2019effetto della temperatura sulle misure<\/em>, il che potrebbe spiegare il mistero che circonda <strong>la misura della parallasse di Vega<\/strong>, una <strong>stima preliminare \u2013 praticamente identica al valore attuale<\/strong> \u2013 pubblicata nel <strong>1837<\/strong> nella monografia <em>Stellarum duplicium et multiplicium mensurae micrometricae<\/em>. Per calcolarla, l\u2019astronomo aveva utilizzato tutte le osservazioni a sua disposizione, ma non deve esserne stato troppo convinto, perch\u00e9 due anni dopo la ritir\u00f2 per pubblicarne una seconda, basata su pi\u00f9 osservazioni ma meno prossima al valore corretto. Chiss\u00e0, se non l\u2019avesse fatto avrebbe forse riscosso maggior credito.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abConsiderare quest\u2019opera in un contesto sia astronomico che storico \u00e8 stato davvero affascinante\u00bb, conclude Menten.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Per saperne di pi\u00f9:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>Leggi su <em>Astronomische Nachrichten<\/em> l\u2019articolo \u201c<a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/onlinelibrary.wiley.com\/doi\/10.1002\/asna.202013833\" target=\"_blank\"><strong>The first stellar parallaxes revisited<\/strong><\/a>\u201d di <em>Mark J. Reid<\/em> e <em>Karl M. Menten<\/em><\/li><\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Leggi l&#8217;articolo originale su <strong><a href=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/2020\/12\/04\/dati-antichi-per-occhi-nuovi-la-parallasse-di-vega\/\" data-type=\"URL\" data-id=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/2020\/12\/04\/dati-antichi-per-occhi-nuovi-la-parallasse-di-vega\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">MEDIA INAF<\/a><\/strong>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Analizzando con tecniche moderne le prime misure di parallasse che, negli anni Trenta dell\u2019Ottocento, avevano permesso di stimare per la prima volta le distanze stellari, due ricercatori hanno chiarito alcuni dubbi che ancora aleggiavano su queste osservazioni fondamentali per la storia dell&#8217;astronomia. 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