{"id":9535,"date":"2021-01-30T00:26:02","date_gmt":"2021-01-29T23:26:02","guid":{"rendered":"https:\/\/cielipiemontesi.it\/?p=9535"},"modified":"2021-01-30T00:26:56","modified_gmt":"2021-01-29T23:26:56","slug":"fosfina-e-venere-non-e-ancora-detta-lultima-parola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/cielipiemontesi.it\/?p=9535","title":{"rendered":"Fosfina e Venere: non \u00e8 ancora detta l\u2019ultima parola"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>Prosegue, a colpi di paper, il dibattito sulla presenza o meno della fosfina \u2013 rara molecola che sulla Terra viene prodotta da fenomeni industriali ma anche da alcuni batteri \u2013 nelle nubi della nostra vicina planetaria, Venere. Diversi team scientifici hanno contestato alcune delle procedure usate, mettendo in dubbio la solidit\u00e0 del risultato e riscontrando peraltro delle inconsistenze nella calibrazione delle osservazioni Alma. Nel frattempo, dati corretti alla mano, il team che aveva annunciato la scoperta ha ridimensionato le proprie conclusioni, pur senza fare dietro-front completo. Un\u2019avvincente saga scientifica che, forse, si risolver\u00e0 solo il prossimo anno con nuove osservazioni<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright size-large is-resized\"><a href=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/201211.FosfinaSuVenere1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/201211.FosfinaSuVenere1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-9536\" width=\"275\" height=\"316\" srcset=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/201211.FosfinaSuVenere1.jpg 296w, https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/201211.FosfinaSuVenere1-261x300.jpg 261w\" sizes=\"auto, (max-width: 275px) 100vw, 275px\" \/><\/a><figcaption>Immagine composita di Venere ottenuta con diversi scatti dalla sonda spaziale giapponese <strong>Akatsuki<\/strong>. Crediti: <strong>Jaxa \/ Isas \/ Darts \/ Damia Bouic<\/strong><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019<strong><a href=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/2020\/09\/14\/venere-vita-fosfina\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">annuncio<\/a><\/strong> della <strong>scoperta di fosfina nelle nubi di Venere<\/strong>, lo scorso settembre, ha causato un certo trambusto, qui sul nostro pianeta. L\u2019inatteso risultato ha destato stupore e rinnovato interesse nella comunit\u00e0 scientifica per la prospettiva affascinante di una possibile spiegazione <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Astrobiologia\" target=\"_blank\"><strong>astrobiologica<\/strong><\/a>, ma anche <strong>molte perplessit\u00e0<\/strong>, come gi\u00e0 delineato in un\u2019<strong><a href=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/2020\/09\/30\/fosfina-forse\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">analisi<\/a><\/strong> pubblicata a fine settembre sulle nostre pagine.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Secondo i <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.nature.com\/articles\/s41550-020-1174-4\" target=\"_blank\"><strong>primi risultati<\/strong><\/a>, apparsi su <em>Nature Astronomy<\/em> a firma di un team guidato da <strong>Jane Greaves<\/strong> dell\u2019<a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.cardiff.ac.uk\/\" target=\"_blank\"><strong>Universit\u00e0 di Cardiff<\/strong><\/a>, Regno Unito, la molecola sarebbe stata rilevata in <em>due osservazioni condotte a lunghezze d\u2019onda sub-millimetriche<\/em> (0.3-3 Thz), prima con il <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/James_Clerk_Maxwell_Telescope\" target=\"_blank\"><strong>James Clerk Maxwell Telescope<\/strong><\/a> (Jcmt) nel 2017, e poi a risoluzione pi\u00f9 alta con Alma, l\u2019<a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Atacama_Large_Millimeter_Array\" target=\"_blank\"><strong>Atacama Large Millimeter\/submillimeter Array<\/strong><\/a>, nel 2019. Ma molto \u00e8 cambiato dall\u2019annuncio iniziale: in pieno spirito <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Open_science\" target=\"_blank\"><em><strong>open science<\/strong><\/em><\/a>, il gruppo di ricerca ha messo a disposizione di tutti sia i dati raccolti che le procedure usate per elaborarli, permettendo a chiunque di <strong>replicare i propri risultati<\/strong>. E non sono mancate, nelle settimane successive, le risposte da parte di colleghi e colleghe in giro per il mondo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Tutto rumore e niente fosfina?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Uno studio guidato da <strong>Ignas Snellen<\/strong> dell\u2019<a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"http:\/\/universiteitleiden.nl\" target=\"_blank\"><strong>Universit\u00e0 di Leiden<\/strong><\/a>, Paesi Bassi, apparso come <em>preprint<\/em> in ottobre e pubblicato come <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.aanda.org\/articles\/aa\/full_html\/2020\/12\/aa39717-20\/aa39717-20.html\" target=\"_blank\"><em><strong>letter<\/strong><\/em><\/a> sulla rivista <em>Astronomy &amp; Astrophysics<\/em> la scorsa settimana, dopo aver analizzato nuovamente i dati Alma ha sollevato forti dubbi sulla presunta scoperta. In particolare, questo lavoro ha riprodotto le stesse procedure usate nell\u2019analisi originaria, rivelando che la <em>riga di assorbimento attribuita alla fosfina potrebbe essere in realt\u00e0 un artefatto della procedura stessa utilizzata per trattare i dati e il rumore relativo<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft size-large is-resized\"><a href=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/201211.FosfinaSuVenere2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/201211.FosfinaSuVenere2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-9537\" width=\"261\" height=\"174\" srcset=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/201211.FosfinaSuVenere2.jpg 340w, https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/201211.FosfinaSuVenere2-300x200.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 261px) 100vw, 261px\" \/><\/a><figcaption>Un gruppo di antenne di Alma durante l\u2019osservazione del cielo notturno. Crediti: Eso\/Y. Beletsky<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abQuando ho letto l\u2019articolo attentamente, ero convinto che avessero fatto questa parte dell\u2019analisi in modo sbagliato\u00bb, spiega Snellen a <em>Media Inaf<\/em>. \u00abE infatti, era sbagliata\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Venere \u00e8 una sorgente <strong>molto luminosa<\/strong>, il che rende la <em>ricerca di eventuali righe di assorbimento causate da gas presenti in tracce nella sua atmosfera molto complessa<\/em>. Di solito i dati di Alma vengono processati da una <em>pipeline automatica<\/em>, dopo di che vengono consegnati ai <em>principal investigator<\/em> delle osservazioni per procedere all\u2019analisi, ma in questo caso, per le <em>complicazioni dovute alla forte luminosit\u00e0 della sorgente<\/em>, la <em>calibrazione era stata fatta manualmente<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abNelle osservazioni radio, serve sempre una sorgente relativamente brillante, stabile e ben nota per calibrare le osservazioni \u2013 un quasar, per esempio\u00bb, ci spiega <strong>Lizette Guzman Ramirez<\/strong> dell\u2019Universit\u00e0 di Leiden, coautrice con Snellen e collaboratori dell\u2019articolo con la nuova analisi dei dati Alma. \u00abIn questo caso, <em>per la calibrazione \u00e8 stato usato Callisto<\/em>, uno dei satelliti di Giove. Ma poich\u00e9 Venere \u00e8 molto pi\u00f9 brillante, <em>ogni piccola oscillazione presente in Callisto viene amplificata enormemente su Venere<\/em>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per rimuovere queste \u201cincrespature\u201d, nell\u2019articolo iniziale si era scelto di tenere solo le osservazioni ottenute da coppie di telescopi nell\u2019<em>array<\/em> di Alma che si trovano a distanze di 33 metri o superiori, tagliando quelle ottenute da telescopi con separazione inferiore.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/201211.FosfinaSuVenere3.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"515\" src=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/201211.FosfinaSuVenere3-1024x515.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-9538\" srcset=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/201211.FosfinaSuVenere3-1024x515.jpg 1024w, https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/201211.FosfinaSuVenere3-300x151.jpg 300w, https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/201211.FosfinaSuVenere3-768x387.jpg 768w, https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/201211.FosfinaSuVenere3-750x378.jpg 750w, https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/201211.FosfinaSuVenere3.jpg 1043w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><figcaption>Lo spettro risultante da 4 diverse selezioni della baseline di Alma (distanziati verticalmente per chiarezza). Dall\u2019alto al basso: tutti i dati; solo dati da coppie di antenne con separazione maggiore di 20 m; maggiore di 33 m; maggiore di 50 m. Solo lo spettro basato sui dati con separazione superiore a 33 m mostra un decremento al centro con rapporto segnale-rumore di circa 2. Crediti: <strong>Snellen et al., 2020<\/strong><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00ab\u00c8 una scelta ragionevole\u00bb, commenta <strong>Guzman Ramirez<\/strong>. \u00abMa ripetendo questi passi ci siamo accorti che, <em><\/em><em>a seconda della separazione a cui veniva operato il taglio il risultato aveva un aspetto diverso<\/em>. Questa \u00e8 stata la prima indicazione che potesse trattarsi di rumore, non di un segnale vero\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Proseguendo con l\u2019analisi dell\u2019articolo iniziale, che includeva una <em>modellizzazione del rumore utilizzando <strong>un polinomio di dodicesimo grado<\/strong><\/em> \u2013 ma in un intervallo di frequenze che esclude la discussa riga della fosfina \u2013 Snellen, Guzman Ramirez e collaboratori hanno trovato s\u00ec la stessa riga di assorbimento attribuita alla fosfina, con lo stesso livello di significativit\u00e0, i famosi 15 sigma. Ma, colpo di scena, effettuando questa procedura di righe significative ne trovano almeno altre cinque \u2013 tre di assorbimento e due di emissione, che per\u00f2 non corrispondono a nessuna transizione nota. Secondo il team, si tratta di <strong>righe spurie<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abAbbiamo provato a riprodurre i risultati di Greaves quanto possibile, ma \u00e8 difficile fare esattamente quello che hanno fatto. Per\u00f2 siamo arrivati piuttosto vicino\u00bb, aggiunge Snellen. \u00ab<em>Lo studio originario ha considerato righe spurie solo in due posizioni fisse nello spettro<\/em>. In queste posizioni, scelte da Greaves, non hanno trovato linee spurie. Ma non hanno guardato altrove\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/201211.FosfinaSuVenere4.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"511\" src=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/201211.FosfinaSuVenere4-1024x511.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-9539\" srcset=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/201211.FosfinaSuVenere4-1024x511.jpg 1024w, https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/201211.FosfinaSuVenere4-300x150.jpg 300w, https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/201211.FosfinaSuVenere4-768x383.jpg 768w, https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/201211.FosfinaSuVenere4-750x374.jpg 750w, https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/201211.FosfinaSuVenere4.jpg 1092w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><figcaption>Lo spettro ottenuto dall\u2019analisi indipendente di Snellen e collaboratori, prima (sinistra) e dopo (destra) la rimozione di un polinomio di terzo grado. Una traccia nei pressi della transizione studiata della fosfina (al centro) \u00e8 visibile ma, secondo gli autori, sotto la soglia statistica significativa. Crediti: Snellen et al., 2020<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo questa valutazione, il team di Snellen ha condotto un\u2019analisi indipendente, utilizzando un <em>polinomio di terzo grado (non dodicesimo) per modellare il rumore<\/em>. Anche con questo procedimento si ottiene la riga della presunta fosfina, ma questa volta con un <em>livello di significativit\u00e0 di soli 2.5 sigma<\/em>, e per di pi\u00f9 con una forma non gaussiana \u2013 ovvero non con la caratteristica forma a campana rovesciata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abQuesta non \u00e8 la forma di una riga che ci si aspetta dall\u2019assorbimento, ma dal rumore. Quello che vediamo \u00e8 un <em>effetto sistematico causato da un errore nel fit<\/em>\u00bb, continua Guzman Ramirez.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La saga continua<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma \u00e8 davvero solo rumore? Come mai queste righe spurie non sono saltate fuori durante l\u2019analisi iniziale? Abbiamo chiesto alla stessa Greaves delucidazioni. \u00abNon \u00e8 cos\u00ec, ma i dati che hanno contestato adesso sono stati superati\u00bb, commenta l\u2019astronoma. Gi\u00e0, perch\u00e9 nel frattempo qualcosa \u00e8 cambiato anche sul fronte dei dati \u2013 ci torneremo. \u00abIn una delle figure [dell\u2019articolo iniziale, <em>ndr<\/em>], abbiamo effettivamente fatto un test e non abbiamo trovato righe spurie significative. La differenza \u00e8 che <em>Snellen et al. non hanno controllato se le \u201crighe\u201d che hanno trovato erano al centro della sezione di test<\/em>, io credo\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un altro <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/arxiv.org\/abs\/2010.14305\" target=\"_blank\"><strong>articolo<\/strong><\/a> di risposta, sottoposto a <em>Nature Astronomy<\/em> nella sezione \u201cMatters Arising\u201d e guidato da <strong>Geronimo Villanueva<\/strong> del <em>Nasa Goddard Space Flight Center<\/em>, aveva sollevato altri dubbi, tra i quali la questione della calibrazione, verso la fine di ottobre. In seguito a queste discussioni, lo staff di Alma ha identificato un problema nei dati: una \u201cincrespatura\u201d spuria, risultato delle impostazioni specifiche utilizzate per osservare una sorgente luminosa come Venere, in combinazione con piccoli problemi a livello di software. Seguendo una procedura standard, una volta identificato il problema, i dati sono stati temporaneamente rimossi dall\u2019archivio scientifico di Alma per risolvere la questione, e poco dopo una versione ricalibrata e pi\u00f9 accurata dei dati \u00e8 stata <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.eso.org\/public\/announcements\/ann20030\/\" target=\"_blank\"><strong>resa disponibile<\/strong><\/a> alla comunit\u00e0 astronomica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I dati di Alma vengono sottoposti a una serie di passaggi per verificarne la qualit\u00e0 (<em>Quality assurance<\/em>, o Qa \u2013 0, 1 e 2) prima di essere consegnati ai <em>principal investigator<\/em>. Qualora vengano rilevate complicazioni aggiuntive, \u00e8 prevista un\u2019ulteriore verifica (Qa3). \u00abDopo che la Qa3 \u00e8 stata completata, un membro dello staff Eso ha continuato a fare esperimenti con i dati di Venere come sfida tecnica e ha scoperto che un <em>polinomio di dodicesimo ordine in ampiezza e di quinto ordine in fase funzionava bene come ulteriore auto-calibrazione della banda passante<\/em>\u00bb, ci spiega <strong>Anita Richards<\/strong> dell\u2019<em>Universit\u00e0 di Manchester<\/em>, coautrice con Greaves del primo paper.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/201211.FosfinaSuVenere5.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"525\" src=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/201211.FosfinaSuVenere5-1024x525.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-9540\" srcset=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/201211.FosfinaSuVenere5-1024x525.png 1024w, https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/201211.FosfinaSuVenere5-300x154.png 300w, https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/201211.FosfinaSuVenere5-768x394.png 768w, https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/201211.FosfinaSuVenere5-1536x788.png 1536w, https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/201211.FosfinaSuVenere5-750x385.png 750w, https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/201211.FosfinaSuVenere5.png 2024w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><figcaption>Esempio di uno spettro con presunti segni di fosfina, estratto dalla regione cerchiata super-imposta sull\u2019immagine del continuo. Crediti: Greaves et al. 2020 (arXiv:2011.08176)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Greaves e il suo team hanno dunque ripetuto l\u2019analisi con i nuovi dati, cambiando la procedura di elaborazione, perch\u00e9 i polinomi di ordine superiore per il trattamento del rumore non erano pi\u00f9 necessari. I risultati, apparsi a met\u00e0 novembre in un <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/arxiv.org\/abs\/2011.08176\" target=\"_blank\"><em><strong>preprint<\/strong><\/em><\/a> in risposta all\u2019articolo di Villanueva e collaboratori, mostrano ancora una riga di assorbimento attribuibile alla fosfina, ma adesso con un <em>livello di significativit\u00e0 molto pi\u00f9 basso<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abLe righe per me sono convincenti, in quanto appaiono a <em>5 sigma<\/em>, e non ci sono pi\u00f9 altri \u201cdossi\u201d significativi nella banda passante\u00bb, afferma Greaves. \u00abLa <em>vecchia versione dei dati indicava oltre 7 parti per miliardo di fosfina<\/em>, facendo una media su tutto il pianeta. Quel valore \u00e8 ora di <em>circa 1\u20134 parti per miliardo<\/em>, con picchi di circa 5\u201310 parti per miliardo in punti diversi, ma stiamo ancora lavorando su quell\u2019intervallo di numeri\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Greaves e collaboratori hanno pubblicato oggi, venerd\u00ec 11 dicembre, una <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/arxiv.org\/abs\/2012.05844\" target=\"_blank\"><strong>seconda risposta<\/strong>,<\/a> anche questa all\u2019attenzione della rubrica \u201c<em>Matters Arising<\/em>\u201d di <em>Nature Astronomy<\/em>, replicando in modo pi\u00f9 dettagliato alle varie obiezioni sollevate nelle scorse settimane. In questo ultimo episodio della saga chiariscono il loro iter di ricerca: <em><strong>la presenza di fosfina su Venere \u00e8 un\u2019ipotesi a priori che \u00e8 stata testata applicando una serie di criteri ai dati<\/strong><\/em>, e mostrano che la probabilit\u00e0 statistica che questi criteri \u2013 che riguardano forma e posizione della riga nello spettro \u2013 vengano verificati nel caso di una increspatura random \u00e8 piuttosto bassa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abI <em>data products<\/em> ci sono stati ora forniti dal personale dell\u2019Osservatorio Alma e abbiamo trovato una buona <em>detection<\/em> di fosfina\u00bb, sottolinea Greaves. \u00abPoich\u00e9 non abbiamo svolto questo lavoro per creare i <em>data products<\/em>, non c\u2019\u00e8 alcun \u201c<em>bias<\/em> di conferma\u201d e, naturalmente, altri scienziati possono ottenere gli stessi <em>data products<\/em> se vogliono confermare i nostri risultati\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Snellen continua a non essere convinto, ma il suo team non ha intenzione di ripetere l\u2019analisi un\u2019altra volta sui nuovi dati ricalibrati. \u00abAdesso sappiamo che <em>il primo segnale \u00e8 sbagliato<\/em>. Gli autori riconoscono questo. Quindi non capisco perch\u00e9 continuino a cercare di dimostrare che la loro analisi era corretta\u00bb, afferma l\u2019astronomo. \u00abIl nostro articolo \u00e8 ancora importante per dimostrare che hanno sbagliato. Villanueva <em>et al.<\/em> hanno analizzato i dati processati di nuovo, con la calibrazione corretta, e non vedono niente\u00bb.<a href=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/jcmt4.jpg\"><\/a><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft size-large\"><a href=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/201211.FosfinaSuVenere6.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"340\" height=\"255\" src=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/201211.FosfinaSuVenere6.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-9541\" srcset=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/201211.FosfinaSuVenere6.jpg 340w, https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/201211.FosfinaSuVenere6-300x225.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 340px) 100vw, 340px\" \/><\/a><figcaption>Il James Clerk Maxwell Telescope alle Hawaii<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un\u2019altra <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/academic.oup.com\/mnrasl\/advance-article\/doi\/10.1093\/mnrasl\/slaa187\/6000229\" target=\"_blank\"><em><strong>letter<\/strong><\/em><\/a> apparsa nel frattempo, a firma di <strong>Mark Thompson<\/strong> della <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.herts.ac.uk\/\" target=\"_blank\"><strong>University of Hertfordshire<\/strong><\/a>, Regno Unito, e pubblicata a fine novembre su <em>Monthly Notices of the Royal Astronomical Society<\/em>, infligge un altro colpo ai risultati originari. Ripetendo lo stesso procedimento ma questa volta sui <em>primissimi dati ottenuti dal team di Greaves<\/em>, quelli del Jcmt, il risultato sembra essere lo stesso: nessuna evidenza significativa di fosfina.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abIl problema fondamentale di questa linea di ricerca \u00e8 che <em>non puoi mai dimostrare che non c\u2019\u00e8 alcuna fosfina<\/em>. Pertanto, questo pu\u00f2 essere risolto solo in un modo \u2013 ottenendo una misurazione forte e indiscussa di fosfina\u00bb, prosegue Snellen.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Certo, in mancanza di un ulteriore segnale di conferma si pu\u00f2 sempre invocare una <em>possibile variabilit\u00e0 spaziale o temporale<\/em>, ma cos\u00ec si rischia di non convergere mai. Una storia che ricorda piuttosto da vicino la ricerca di un\u2019altra molecola \u2013 il <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/2019\/04\/11\/tgo-metano-atmosfera-marte\/\" target=\"_blank\"><strong>metano su Marte<\/strong><\/a> \u2013 sulla cui presenza la comunit\u00e0 scientifica non ha ancora raggiunto il consenso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Dibattendo s\u2019impara<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quelli che a prima vista possono sembrare litigi tra team rivali sono in realt\u00e0 un elemento fondamentale del processo scientifico, che si articola per sua natura attraverso prove ed errori. <strong>Riprodurre i risultati sperimentali in maniera indipendente<\/strong> \u00e8 uno dei cardini della scienza moderna, non sempre per\u00f2 possibile a causa delle tempistiche della ricerca, e dunque non siamo abituati a vedere cos\u00ec spesso queste dinamiche in azione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00ab\u00c8 un caso davvero affascinante, e la risposta della comunit\u00e0 \u00e8 anche molto interessante\u00bb, commenta Guzman Ramirez. Chiaramente, questo processo comporta molto lavoro aggiuntivo. \u00abHo dovuto lasciare tutto quello che stavo facendo per tre settimane per mostrare che qualcun altro ha sbagliato\u00bb, fa notare Snellen. \u00abPreferisco investire la mia energia in qualcosa di positivo\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019ultima parola potr\u00e0 esser detta, forse, <em>solo dopo aver realizzato un nuovo ciclo di osservazioni di Venere con Alma<\/em> l\u2019anno prossimo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abSperiamo di <em>ottenere una nuova osservazione di fosfina con una strategia che utilizzi tutti i miglioramenti nella calibrazione<\/em>\u00bb, dice Greaves. \u00abAllora potremo individuare dove ha origine sul pianeta, spero!\u00bb<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright size-large is-resized\"><a href=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/201211.FosfinaSuVenere7.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/201211.FosfinaSuVenere7.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-9542\" width=\"297\" height=\"287\" srcset=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/201211.FosfinaSuVenere7.jpg 340w, https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/201211.FosfinaSuVenere7-300x289.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 297px) 100vw, 297px\" \/><\/a><figcaption>Composizione di immagini di Venere raccolte dalla sonda Akatsuki in ultravioletto (a destra) e da Venus Express nell\u2019infrarosso (a sinistra); l\u2019elaborazione grafica mostra il fenomeno della super rotazione delle nuvole nella parte superiore dell\u2019atmosfera. Crediti: Jaxa ed Esa<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una cosa \u00e8 certa. Il dibattito in corso sta aprendo nuovi scenari nello studio di Venere e della sua atmosfera.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abChe vengano pubblicati articoli anche di contestazione \u00e8 normale, fa parte della critica scientifica. \u00c8 ancor pi\u00f9 vero se i risultati sono molto importanti, come in questo caso\u00bb, commenta <strong>Giuseppe Piccioni<\/strong> dell\u2019Inaf di Roma, uno dei <em>principal investigator<\/em> dello strumento <strong>Virtis<\/strong> (<em>Visible and InfraRed Thermal Imaging Spectrometer<\/em>) sulla missione <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Venus_Express\" target=\"_blank\"><strong>Venus Express<\/strong><\/a> dell\u2019Esa, non coinvolto in nessuno degli studi descritti in precedenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dapprima incuriosito dalla scoperta, poi dissuaso dai primi <em>paper<\/em> apparsi in risposta, poi di nuovo intrigato alla luce della nuova analisi dei dati, Piccioni racconta a <em>Media Inaf<\/em> che, <em>anche se si trattasse solo di tracce della molecola queste avrebbero un\u2019importanza fondamentale<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abLa fosfina \u00e8 estremamente reattiva: i meccanismi di distruzione sono vari ed estremamente efficaci\u00bb, prosegue Piccioni. \u00ab<em>Trovare anche solo tracce di fosfina indica una produzione forte<\/em>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La presenza della fosfina \u00e8 nota nei giganti gassosi del Sistema solare<\/strong>, dove le <em>speciali condizioni di pressione e temperatura locali, insieme alla presenza di idrogeno<\/em>, ne permettono la formazione. <strong>Sulla Terra<\/strong>, anche se molto diversi, i meccanismi di produzione sono ben conosciuti: processi industriali e <strong>alcuni tipi di batteri che prosperano in ambienti privi di ossigeno<\/strong>. Una possibile presenza su Venere, pianeta terrestre con poco idrogeno, pone il problema di come la molecola si sia formata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abLa <em>detection<\/em> di fosfina ha scatenato una serie di ricerche volte a spiegarne l\u2019esistenza perch\u00e9 i modelli attuali non ne sono in grado\u00bb, ci ricorda <strong>Alessandra Migliorini<\/strong>, anche lei ricercatrice all\u2019Inaf di Roma, membro del team dello strumento <em>Virtis di Venus Express<\/em> e non coinvolta negli articoli qui discussi. \u00abBisogna prima confermare la <em>detection<\/em>, poi caratterizzarla, e nel frattempo anche <em>identificare modelli che ne possano spiegare la formazione in un\u2019atmosfera con poco idrogeno<\/em>. Adesso questo lavoro \u00e8 importante per Venere, ma poi lo sar\u00e0 anche per gli <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Pianeta_extrasolare\" target=\"_blank\"><strong>esopianeti<\/strong><\/a>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il dibattito \u00e8 infatti un ottimo banco di prova per studi futuri di <strong>esopianeti di tipo terrestre<\/strong>, come <strong>super-terre<\/strong> o <strong>mini-nettuni<\/strong>, e delle <em>possibili implicazioni che una eventuale osservazione di fosfina nelle loro atmosfere potrebbe avere un giorno<\/em>. Per il momento \u2013 entrambi gli esperti italiani concordano \u2013<em> il punto fondamentale resta la conferma dell\u2019osservazione<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft size-large is-resized\"><a href=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/201211.FosfinaSuVenere8.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/201211.FosfinaSuVenere8.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-9543\" width=\"309\" height=\"243\" srcset=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/201211.FosfinaSuVenere8.jpg 340w, https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/201211.FosfinaSuVenere8-300x236.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 309px) 100vw, 309px\" \/><\/a><figcaption>Rappresentazione artistica della sonda <strong>Pioneer Venus Multiprobe<\/strong> mentre si avvicina a Venere. Crediti: <strong>Nasa\/ Paul Hudson<\/strong><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abServono molte misure\u00bb, aggiunge Piccioni. \u00abL\u2019attenzione sar\u00e0 alta per la nuova campagna osservativa con Alma l\u2019anno prossimo, basata su quanto imparato con queste osservazioni. La verit\u00e0 \u00e8 che \u00e8 <em>molto difficile fare queste osservazioni da remoto<\/em>, anche con Alma, uno dei telescopi pi\u00f9 potenti\u00bb. E se provassimo con una <strong>missione spaziale<\/strong>? \u00abDallo spazio, ci vorrebbe una<em> missione che combini osservazioni dell\u2019atmosfera e del suolo<\/em>, perch\u00e9 la <em>costituzione geologica del suolo di Venere \u00e8 ancora un po\u2019 incerta<\/em>\u00bb, spiega Migliorini.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Al momento, <em>in orbita intorno a Venere c\u2019\u00e8 solo la missione <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Planet-C\" target=\"_blank\"><strong>Akatsuki<\/strong><\/a><\/em> dell\u2019agenzia spaziale giapponese, ma tra i vari lavori pubblicati in risposta al paper di Greaves e collaboratori c\u2019\u00e8 anche uno <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/arxiv.org\/abs\/2009.12758\" target=\"_blank\"><strong>studio<\/strong><\/a> che ha rivisitato dati raccolti oltre quarant\u2019anni fa dalla sonda <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Pioneer_Venus_project\" target=\"_blank\"><strong>Pioneer Venus 2<\/strong><\/a>. La sonda, che nella sua<em> discesa su Venere nel 1978<\/em> avrebbe anche attraversato lo strato che ospiterebbe la presunta fosfina, aveva a bordo uno spettrometro di massa \u2013 il <em>Large Probe Neutral Mass Spectrometer (Lnms)<\/em>. La nuova analisi di quei dati, guidata da Rakesh Mogul dell\u2019universit\u00e0 <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.cpp.edu\/\" target=\"_blank\"><strong>Cal Poly Pomona<\/strong><\/a>, in California, e anch\u2019essa presentata nella sezione \u201cMatters Arising\u201d di <em>Nature Astronomy<\/em>, rivela la presenza di una <em>molecola con massa simile a quella della fosfina (PH3), in abbondanze compatibili con quelle ricavate inizialmente dai dati di Alma e Jcmt.<\/em> Purtroppo per\u00f2 questa \u00e8 p<em>oco dissimile dalla massa dell\u2019acido solfidrico (H2S)<\/em>, e <em>anche se l\u2019assenza di alcuni segnali nei dati tenderebbe a escludere questa seconda ipotesi<\/em>, la prima non si pu\u00f2 comunque confermare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abForse l\u2019unica missione che potrebbe toglierci ogni dubbio sarebbe un <em>s<\/em><strong><em>ample return<\/em> atmosferico da Venere<\/strong>\u00bb, conclude Piccioni, \u00abun tipo di missione che \u00e8 stata proposta molte volte in passato e mai selezionata ma che forse potrebbe tornare di moda\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Per saperne di pi\u00f9:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>Leggi su <em>Astronomy &amp; Astrophysics<\/em> l\u2019articolo \u201c<a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.aanda.org\/articles\/aa\/full_html\/2020\/12\/aa39717-20\/aa39717-20.html\" target=\"_blank\"><strong>Re-analysis of the 267 GHz ALMA observations of Venus: No statistically significant detection of phosphine<\/strong><\/a>\u201d di I. A. G. Snellen, L. Guzman-Ramirez, M. R. Hogerheijde, A. P. S. Hygate e F. F. S. van der Tak<\/li><li>Leggi su <em>Monthly Notices of the Royal Astronomical Society: Letters<\/em> l\u2019articolo \u201c<a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/academic.oup.com\/mnrasl\/advance-article\/doi\/10.1093\/mnrasl\/slaa187\/6000229\" target=\"_blank\"><strong>The statistical reliability of 267 GHz JCMT observations of Venus: No significant evidence for phosphine absorption<\/strong><\/a>\u201d di <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/academic.oup.com\/mnrasl\/advance-article\/doi\/10.1093\/mnrasl\/slaa187\/6000229\" target=\"_blank\"><strong>The statistical reliability of 267 GHz JCMT observations of Venus: No significant evidence for phosphine absorption<\/strong><\/a> di M. A. Thompson<\/li><li>Leggi il preprint dell\u2019articolo \u201c<a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/arxiv.org\/abs\/2010.14305\" target=\"_blank\"><strong>No phosphine in the atmosphere of Venus<\/strong><\/a>\u201d di Geronimo Villanueva, Martin Cordiner, Patrick Irwin, Imke de Pater, Bryan Butler, Mark Gurwell, Stefanie Milam, Conor Nixon, Statia Luszcz-Cook, Colin Wilson, Vincent Kofman, Giuliano Liuzzi, Sara Faggi, Thomas Fauchez, Manuela Lippi, Richard Cosentino, Alexander Thelen, Arielle Moullet, Paul Hartogh, Edward Molter, Steve Charnley, Giada Arney, Avi Mandell, Nicolas Biver, Ann Vandaele, Katherine de Kleer e Ravi Kopparapu<\/li><li>Leggi il <em>preprint<\/em> dell\u2019articolo \u201c<a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/arxiv.org\/abs\/2011.08176\" target=\"_blank\"><strong>Re-analysis of Phosphine in Venus\u2019 Clouds<\/strong><\/a>\u201d di Jane S. Greaves, Anita M. S. Richards, William Bains, Paul B. Rimmer, David L. Clements, Sara Seager, Janusz J. Petkowski, Clara Sousa-Silva, Sukrit Ranjan e Helen J. Fraser<\/li><li>Leggi il <em>preprint<\/em> dell\u2019articolo \u201c<a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/arxiv.org\/abs\/2012.05844\" target=\"_blank\"><strong>On the Robustness of Phosphine Signatures in Venus\u2019 Clouds<\/strong><\/a>\u201d di Jane S. Greaves, William Bains, Janusz J. Petkowski, Sara Seager, Clara Sousa-Silva, Sukrit Ranjan, David L. Clements, Paul B. Rimmer, Helen J. Fraser, Steve Mairs e Malcolm J. Currie<\/li><li>Leggi il <em>preprint<\/em> dell\u2019articolo \u201c<a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/arxiv.org\/abs\/2009.12758\" target=\"_blank\"><strong>Is Phosphine in the Mass Spectra from Venus\u2019 Clouds?<\/strong><\/a>\u201d di Rakesh Mogul, Sanjay S. Limaye, M. J. Way, Jamie A. Cordova Jr<\/li><li>Leggi su <em>Nature Astronomy<\/em> l\u2019articolo \u201c<a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.nature.com\/articles\/s41550-020-1174-4\" target=\"_blank\"><strong>Phosphine gas in the cloud decks of Venus<\/strong><\/a>\u201d di Jane S. Greaves, David L. Clements, Sara Seager, Janusz J. Petkowski, Clara Sousa-Silva, Sukrit Ranjan, Emily Drabek-Maunder, Helen J. Fraser, Annabel Cartwright, Ingo Mueller-Wodarg, Zhuchang Zhan, Per Friberg, Iain Coulson, E\u2019lisa Lee e Jim Hoge<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lrggi l&#8217;articolo originale su <strong><a href=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/2020\/12\/11\/fosfina-venere-saga-continua\/\" data-type=\"URL\" data-id=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/2020\/12\/11\/fosfina-venere-saga-continua\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">MEDIA INAF<\/a><\/strong>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Prosegue, a colpi di paper, il dibattito sulla presenza o meno della fosfina \u2013 rara molecola che sulla Terra viene prodotta da fenomeni industriali ma anche da alcuni batteri \u2013 nelle nubi della nostra vicina planetaria, Venere. Diversi team scientifici hanno contestato alcune delle procedure usate, mettendo in dubbio la solidit\u00e0 del risultato e riscontrando &hellip; <\/p>\n<p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/?p=9535\">Continua a 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