{"id":9546,"date":"2021-02-01T16:09:02","date_gmt":"2021-02-01T15:09:02","guid":{"rendered":"https:\/\/cielipiemontesi.it\/?p=9546"},"modified":"2021-02-01T16:09:04","modified_gmt":"2021-02-01T15:09:04","slug":"fossili-nel-cuore-della-via-lattea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/cielipiemontesi.it\/?p=9546","title":{"rendered":"Fossili nel cuore della Via Lattea"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>Sono stati battezzati \u201cFrammenti fossili del Bulge\u201d e appartengono a una classe stellare fino a oggi sconosciuta: rappresentano i resti di strutture massive primordiali da cui circa 12 miliardi di anni fa nacque il centro della nostra galassia. Queste strutture sono protagoniste di uno studio pubblicato oggi su Nature Astronomy guidato da Francesco Ferraro dell\u2019Universit\u00e0 di Bologna, associato Inaf<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright size-large is-resized\"><a href=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/201214.MilkyWay.Fossils.1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/201214.MilkyWay.Fossils.1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-9548\" width=\"338\" height=\"477\" srcset=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/201214.MilkyWay.Fossils.1.jpg 361w, https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/201214.MilkyWay.Fossils.1-213x300.jpg 213w\" sizes=\"auto, (max-width: 338px) 100vw, 338px\" \/><\/a><figcaption>Visione artistica della Via Lattea, con evidenziate le posizioni dei due Frammenti Fossili del Bulge identificati finora: Liller 1 e Terzan 5. CreditI: F.R. Ferraro\/C. Pallanca (Unibo)<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come archeologi che scavano alla ricerca di testimonianze del passato, un gruppo internazionale di astrofisici \u00e8 riuscito a penetrare oltre la <em>fitta nube di polvere che avvolge il centro della Via Lattea<\/em> (il rigonfiamento noto come <em>bulge<\/em>) portando alla luce oggetti antichissimi e fino a oggi sconosciuti: una <em>nuova classe di sistemi stellari<\/em>, che gli studiosi hanno battezzato \u201cFrammenti fossili del Bulge\u201d. Pubblicato su <em>Nature Astronomy<\/em>, lo studio \u00e8 stato realizzato da un team di ricerca guidato da <strong>Francesco Ferraro<\/strong> del Dipartimento di fisica e astronomia \u201cAugusto Righi\u201d dell\u2019Universit\u00e0 di Bologna e associato all\u2019Istituto nazionale di astrofisica (Inaf).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La scoperta \u00e8 arrivata dall\u2019analisi di <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/?s=Liller+1\" target=\"_blank\"><strong>Liller 1<\/strong><\/a>, un sistema stellare nel <em>bulge<\/em> della nostra galassia che da pi\u00f9 di quarant\u2019anni era catalogato come \u201c<em>ammasso globulare<\/em>\u201d, ovvero un aggregato di milioni di stelle che hanno tutte all\u2019incirca la stessa et\u00e0. Gli ammassi globulari noti nella Via Lattea sono numerosi: se ne contano circa 150. Grazie ad una serie di osservazioni, gli studiosi hanno per\u00f2 scoperto che Liller 1 ha un\u2019identit\u00e0 diversa da quanto si era creduto finora, e molto pi\u00f9 affascinante: \u00e8 infatti il frammento fossile di uno dei <em>giganteschi agglomerati di stelle<\/em> dalla cui fusione, 12 miliardi di anni fa, si \u00e8 formato il cuore della nostra galassia.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abI risultati del nostro studio dimostrano in maniera inequivocabile che <em>Liller 1 non \u00e8 un ammasso globulare, ma qualcosa di molto pi\u00f9 complesso<\/em>\u00bb, dice Ferraro, primo autore e coordinatore dello studio. \u00abSi tratta di un <em>relitto stellare<\/em>, un reperto fossile nel quale \u00e8 impressa la storia della formazione della Via Lattea\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Una conferma<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I primi sospetti della possibile esistenza di questi \u201creperti archeologici cosmici\u201d erano emersi alcuni anni fa, quando lo stesso gruppo di studiosi aveva scoperto un oggetto simile, chiamato <strong>Terzan 5<\/strong>. Anche in questo caso, l\u2019apparenza era quella di un ammasso globulare nel <em>bulge<\/em> della nostra galassia, ma ad un\u2019analisi pi\u00f9 dettagliata erano emerse caratteristiche non compatibili con questa classificazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un caso isolato poteva per\u00f2 rappresentare solo una curiosa anomalia: la nuova scoperta relativa a Liller 1 porta invece a confermare che esiste in effetti una <em>classe di sistemi stellari che fino ad oggi non era stata individuata.<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/201214.MilkyWay.Fossils.2-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"826\" height=\"413\" src=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/201214.MilkyWay.Fossils.2-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-9549\" srcset=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/201214.MilkyWay.Fossils.2-1.jpg 826w, https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/201214.MilkyWay.Fossils.2-1-300x150.jpg 300w, https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/201214.MilkyWay.Fossils.2-1-768x384.jpg 768w, https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/201214.MilkyWay.Fossils.2-1-750x375.jpg 750w\" sizes=\"auto, (max-width: 826px) 100vw, 826px\" \/><\/a><figcaption>Immagine della Via Lattea in direzione del centro galattico, con evidenziate le posizioni dei due Frammenti Fossili del Bulge identificati finora: Liller 1 e Terzan 5. Le macchie scure su fondo chiaro sono nubi spesse di polvere interstellare che assorbono la luce emessa dalle sorgenti che vi stanno dietro. Crediti: F.R. Ferraro\/C. Pallanca, Unibo<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Frammenti fossili<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma quali sono le caratteristiche di questi Frammenti Fossili del Bulge? In apparenza si tratta di oggetti indistinguibili dai comuni ammassi globulari; andando per\u00f2 a vedere le et\u00e0 delle stelle che li abitano si scopre una differenza fondamentale. <strong>All\u2019interno di questi sistemi ci sono infatti due popolazioni stellari diverse<\/strong>:<em> una molto antica \u2013 formatasi attorno a 12 miliardi di anni fa \u2013 e una molto pi\u00f9 giovane<\/em>. Un elemento fondamentale, questo, che da un lato mostra come <em>questi sistemi siano nati nella primissima fase di formazione della Via Lattea e dall\u2019altro indica la capacit\u00e0 di innescare al loro interno eventi multipli di formazione stellare<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abLe propriet\u00e0 delle popolazioni stellari vecchie osservate in Liller 1 e in Terzan 5 dimostrano che entrambi questi sistemi si sono formati molto tempo fa, all\u2019epoca della formazione della Via Lattea\u00bb, spiega <strong>Barbara Lanzoni<\/strong>, professoressa dell\u2019Universit\u00e0 di Bologna e associata Inaf, coautrice dello studio. \u00abD\u2019altra parte, <em>le popolazioni giovani sono pi\u00f9 ricche di ferro e maggiormente concentrate nelle regioni centrali rispetto alle popolazioni vecchie<\/em>, in accordo con quanto ci si aspetta <em>in uno scenario di auto-arricchimento<\/em>, in cui <em>le stelle pi\u00f9 giovani si formano da gas espulso dalla popolazione precedente<\/em>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Oltre le nubi<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Arrivare a scoprire tutto questo non \u00e8 per\u00f2 stato affatto semplice. Liller 1 si trova infatti in una delle<em> regioni pi\u00f9 opache della nostra galassia<\/em>, dove <em>spesse nubi di polvere oscurano fortemente la luce stellare, fino a renderla 10.000 volte pi\u00f9 debole di quanto sia in realt\u00e0<\/em>. L\u2019unico modo per riuscire a \u201cguardare\u201d oltre queste nubi \u00e8 attraverso la <strong>luce infrarossa<\/strong>. Per questo, gli studiosi si sono affidati a<strong> Gemini South<\/strong>, un potente <em>telescopio di 8 metri di diametro, che si trova in Cile<\/em>, dotato di una strumentazione in grado di <em>correggere le distorsioni prodotte dall\u2019atmosfera terrestre<\/em> sulle immagini delle stelle.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gemini South ha permesso di ottenere una serie di immagini straordinarie di <strong>Liller 1<\/strong>, con una nitidezza senza precedenti, da cui \u00e8 stato possibile realizzare una <em>prima analisi dettagliata<\/em> della sua popolazione stellare. Per avere un quadro definitivo della composizione di questo sistema stellare mancavano per\u00f2 ancora alcuni elementi. In particolare, serviva <em>capire se tutte le stelle presenti nelle immagini facessero effettivamente parte di Liller 1<\/em> o se alcune di loro si trovassero semplicemente lungo la stessa linea di vista. Un ulteriore problema che gli studiosi sono riusciti a risolvere affidandosi a nuove osservazioni, fatte questa volta con il <strong>telescopio spaziale Hubble<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abUna volta combinate tra loro, le immagini di Gemini e di Hubble hanno finalmente fornito una visione chiara e dettagliata delle stelle di Liller 1, escludendo efficacemente gli astri non appartenenti al sistema\u00bb, dice <strong>Cristina Pallanca<\/strong>, ricercatrice dell\u2019Universit\u00e0 di Bologna e associata Inaf, coautrice dello studio. \u00abLa conclusione \u00e8 stata una vera sorpresa: <strong>Liller 1 ospita almeno due popolazioni stellari con et\u00e0 drasticamente differenti,<\/strong> <em>la prima si \u00e8 formata circa 12 miliardi di anni fa<\/em>, la stessa epoca di formazione della Via Lattea, mentre<em> la seconda \u00e8 molto pi\u00f9 giovane, con un\u2019et\u00e0 compresa tra 1 e 2 miliardi di anni<\/em>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una caratteristica sorprendente e del tutto simile a quanto era gi\u00e0 stato scoperto per <strong>Terzan 5<\/strong>, al cui interno \u00e8 presente una <em>popolazione stellare vecchia quanto la Via Lattea e un\u2019altra molto pi\u00f9 giovane (4,5 miliardi di anni)<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abLa scoperta che Liller 1 ha caratteristiche molto simili a quelle di Terzan 5 ha permesso di definire una <strong>nuova classe di sistemi stellari<\/strong>, <em>originati da progenitori abbastanza massicci da poter trattenere il gas espulso ad altissima velocit\u00e0 dalle supernove<\/em>. <em>Quelli che osserviamo oggi sono solo frammenti di quelle gigantesche strutture<\/em>\u00bb, commenta <strong>Emanuele D&#8217;alessandro<\/strong>, studioso dell\u2019Inaf \u2013 Osservatorio di Astrofisica e Scienza dello Spazio (<strong>Oas<\/strong>) di Bologna e coautore dello studio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da qui la conferma dell\u2019esistenza di questi sistemi stellari fino ad oggi sconosciuti, denominati \u201c<strong>Frammenti Fossili del Bulge<\/strong>\u201d, che rappresentano i resti di strutture massive primordiali da cui circa 12 miliardi di anni fa nacque il cuore della Via Lattea.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abIn questi reperti fossili \u00e8 scritta la <em>storia della formazione della nostra galassia,<\/em> risalente ad un\u2019epoca in cui l\u2019Universo era ancora bambino: <em>aveva solo un miliardo di anni<\/em>\u00bb, dice in conclusione il professor Ferraro. \u00abOra dobbiamo continuare a scavare ancora pi\u00f9 a fondo: grazie a questi \u2018ritrovamenti fossili\u2019 possiamo infatti cominciare finalmente a rileggere questa storia, e forse a ridisegnare le nostre conoscenze riguardo alla formazione del <em>bulge\u00bb<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Per saperne di pi\u00f9:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>Legi su <em>Nature Astronomy<\/em> l\u2019articolo \u201c<a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.nature.com\/articles\/s41550-020-01267-y\" target=\"_blank\"><strong>A new class of fossil fragments from the hierarchical assembly of the Galactic bulge<\/strong><\/a>\u201d. Hanno partecipato Francesco R. Ferraro, Cristina Pallanca, Barbara Lanzoni, Chiara Crociati e Alessio Mucciarelli del Dipartimento di Fisica e Astronomia \u201cAugusto Righi\u201d dell\u2019Universit\u00e0 di Bologna e associati all\u2019Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf). Per Inaf hanno partecipato anche Emanuele D&#8217;alessandro e Livia Origlia. Sono stati coinvolti inoltre R. Michael Rich della University of California, Los Angeles (Usa), Sara Saracino della Liverpool John Moores University (Uk), Elena Valenti e Giacomo Beccari per lo European Southern Observatory (Germania), Douglas Geisler e Sandro Villanova della Universidad de Concepci\u00f3n (Cile), Francesco Mauro e Cristian Moni Bidin della Universidad Cat\u00f3lica del Norte (Cile).<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Leggi l&#8217;articolo originale su <strong><a href=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/2020\/12\/14\/fossili-cuore-via-lattea\/\" data-type=\"URL\" data-id=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/2020\/12\/14\/fossili-cuore-via-lattea\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">MEDIA INAF<\/a><\/strong>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono stati battezzati \u201cFrammenti fossili del Bulge\u201d e appartengono a una classe stellare fino a oggi sconosciuta: rappresentano i resti di strutture massive primordiali da cui circa 12 miliardi di anni fa nacque il centro della nostra galassia. 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