{"id":9586,"date":"2021-02-21T14:50:06","date_gmt":"2021-02-21T13:50:06","guid":{"rendered":"https:\/\/cielipiemontesi.it\/?p=9586"},"modified":"2021-02-26T19:02:27","modified_gmt":"2021-02-26T18:02:27","slug":"due-grandangoli-cinesi-per-le-onde-gravitazionali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/cielipiemontesi.it\/?p=9586","title":{"rendered":"Due grandangoli cinesi per le onde gravitazionali"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>La coppia di satelliti gemelli della missione Gecam, lanciata il 9 dicembre scorso, sar\u00e0 la controparte elettromagnetica degli interferometri per onde gravitazionali: i due telescopi spaziali sono progettati per monitorare continuamente l\u2019intero cielo in cerca di lampi di raggi gamma come quelli prodotti dalla fusione di due stelle di neutroni<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright size-large is-resized\"><a href=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/201224.Gecam_.OndeGravitazionali.1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/201224.Gecam_.OndeGravitazionali.1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-9587\" width=\"315\" height=\"236\" srcset=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/201224.Gecam_.OndeGravitazionali.1.jpg 340w, https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/201224.Gecam_.OndeGravitazionali.1-300x225.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 315px) 100vw, 315px\" \/><\/a><figcaption>Rappresentazione artistica dei due satelliti Gecam in orbita. Crediti: Gecam team\/Institute of High Energy Physics, Chinese Academy of Sciences<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quanto a missioni spaziali, per Cina e Giappone il 2020 \u2013 <a href=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/2020\/12\/05\/rientro-hayabusa2-change-5\/\"><strong>lo <\/strong><\/a><strong><a href=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/2020\/12\/05\/rientro-hayabusa2-change-5\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">abbiamo<\/a><\/strong><a href=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/2020\/12\/05\/rientro-hayabusa2-change-5\/\"><strong> visto<\/strong><\/a> \u2013 \u00e8 stato un anno strepitoso. E non solo per missioni con potenziali ricadute anche sul versante industriale ed economico \u2013 sia <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Chang%27e_5\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><strong>Chang\u2019e-5<\/strong><\/a> che <strong><a href=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/tag\/hayabusa2\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Hayabusa2<\/a><\/strong> sono state un eccellente banco di prova per un <em>futuro sfruttamento minerario<\/em>, rispettivamente, della Luna e degli asteroidi \u2013 ma anche per quelle di scienza di base, la scienza guidata \u201csolo\u201d dalla sete di conoscere. Il Giappone con <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/LiteBIRD\" target=\"_blank\"><strong>LiteBird<\/strong><\/a>, missione per lo studio della <em>polarizzazione del fondo cosmico a microonde<\/em> <strong><a href=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/2019\/07\/02\/litebird-kickoff\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">approvata dalla Jaxa nel 2019<\/a> <\/strong>e selezionata quest\u2019anno <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"http:\/\/litebird.jp\/eng\/?p=177\" target=\"_blank\"><strong>fra quelle a pi\u00f9 alta priorit\u00e0<\/strong><\/a>. La Cina con il <a href=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/2020\/07\/15\/pronta-al-lancio-tianwen-1\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><strong>lancio verso Marte di Tianwen-1<\/strong><\/a>, avvenuto l\u2019estate scorsa, e appena due settimane fa \u2013 il 9 dicembre 2020 \u2013 con il lancio (messo un po\u2019 in ombra dal rientro di Chang\u2019e-5) della <a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Gravitational_Wave_High-energy_Electromagnetic_Counterpart_All-sky_Monitor\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><strong>missione Gecam<\/strong><\/a>: <em>due satelliti gemelli dedicati all\u2019astronomia multimessaggera<\/em> realizzati dal National Space Science Center&nbsp;dell\u2019Accademia delle scienze cinese.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gi\u00e0, l\u2019<strong>astronomia multimessaggera<\/strong>: che fine ha fatto? Era nata<strong> <a href=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/2017\/10\/16\/onde-gravitazionali-elettromagnetiche\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">alle 14:41 ora italiana del 17 agosto 2017<\/a><\/strong>. Giorno in cui vennero osservate simultaneamente <em>onde gravitazionali e onde elettromagnetiche prodotte dallo stesso evento<\/em>. Due messaggeri \u2013 i <strong>fotoni<\/strong> e le <strong>onde gravitazionali<\/strong> \u2013 per un solo messaggio: l\u00e0 a circa <strong>130 milioni di anni luce da noi due stelle di neutroni si sono fuse fra loro<\/strong>. Non era mai accaduto prima: la registrazione \u201cmultisensoriale\u201d era un fatto talmente nuovo che per descriverla fu necessario coniare una nuova espressione \u2013 <em>astronomia multimessaggera<\/em>, appunto \u2013&nbsp;<strong><a href=\"https:\/\/accademiadellacrusca.it\/it\/contenuti\/la-nuova-astronomia--multimessaggera\/6203\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">scomodando persino la Crusca<\/a><\/strong> per deciderne il genere grammaticale. Nome in codice <strong>Gw 170817<\/strong>, fu il primo evento multimessaggero nella storia. E \u2013 <a href=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/2018\/07\/12\/neutrino-multimessaggero-icecube\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><strong>neutrini a parte<\/strong><\/a>&nbsp;\u2013 anche l\u2019ultimo, almeno per ora.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nonostante il notevole aumento in sensibilit\u00e0 \u2013&nbsp;e di conseguenza <a href=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/2020\/10\/29\/ligo-virgo-catalogo-terzo-run\/\">nel numero di eventi rilevati<\/a> \u2013 dal secondo al terzo <em>run<\/em>, da quel lontano giorno dell\u2019estate 2017 a oggi solo una volta (<a href=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/2020\/01\/08\/ligo-stelle-neutroni-25-aprile\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><strong>il 25 aprile 2019<\/strong><\/a>) gli interferometri per onde gravitazionali hanno rivelato un segnale che <strong><a href=\"https:\/\/www.ligo.caltech.edu\/news\/ligo20200106\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">potrebbe<\/a><\/strong> di nuovo essere dovuto alla fusione di due stelle di neutroni. <em>Ma in quest\u2019occasione non \u00e8 stata osservata alcuna controparte elettromagnetica dai telescopi<\/em>. Certo, si tratta di eventi molto rari da rivelare, lo si sapeva: mentre <strong>la fusione fra buchi neri genera segnali gravitazionali relativamente potenti<\/strong>, dunque percepibili anche se avvengono a grande distanza, <em>quello prodotto da due stelle di neutroni \u00e8 assai pi\u00f9 debole<\/em>, di conseguenza <em>la distanza massima consentita \u00e8 assai minore<\/em>, e ancor pi\u00f9 drasticamente ridotto risulta il <em>volume<\/em> di universo che si riesce a tenere sotto osservazione. Nessuna sorpresa, dunque, se non se ne sono visti altri. Resta per\u00f2 quel lieve disagio di avere a che fare con una \u201cpopolazione\u201d di un solo individuo: non proprio l\u2019ideale per fare scienza.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/201224.Gecam_.OndeGravitazionali.2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"546\" height=\"351\" src=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/201224.Gecam_.OndeGravitazionali.2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-9588\" srcset=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/201224.Gecam_.OndeGravitazionali.2.jpg 546w, https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/201224.Gecam_.OndeGravitazionali.2-300x193.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 546px) 100vw, 546px\" \/><\/a><figcaption>Timeline dei<strong> primi cinque <em>run<\/em> di osservazione di onde gravitazionali<\/strong>. L\u2019evento <strong>Gw 170817<\/strong> venne rivelato <strong>alla fine del secondo run (O2)<\/strong>. Il <strong>raggio della \u201csfera di universo\u201d<\/strong> entro la quale ciascun interferometro \u00e8 teoricamente in grado di rivelare una fusione fra stelle di neutroni <strong>\u00e8 indicato in megaparsec (Mpc).<\/strong> Crediti: Ligo<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In ogni caso, \u00e8 evidente che occorre f<em>ar crescere al pi\u00f9 presto la popolazione degli eventi multimessaggeri<\/em>. Come? Essenzialmente, le strade da percorrere sono due. Primo, continuare a <strong>migliorare la sensibilit\u00e0<\/strong> \u2013 e dunque il volume d\u2019universo monitorato \u2013 <strong>degli interferometri per onde gravitazionali<\/strong>. Le prospettive, come mostra la <em>timeline<\/em> qui a fianco, sembrano buone: se nel <em>run<\/em> O2 Ligo era teoricamente in grado di registrare fusioni di stelle di neutroni fino a 100 megaparsec di distanza, nel run O5 (dunque nel <strong>2025<\/strong>, quando entrer\u00e0 in funzione anche <strong>Ligo-India<\/strong>) dovrebbe arrivare a <strong>330 megaparsec<\/strong>, vale a dire un miliardo di anni luce. E anche gli altri interferometri \u2013 l\u2019europeo <strong>Virgo<\/strong> e il giapponese <strong>Kagra<\/strong> \u2013 promettono miglioramenti notevoli. La seconda strada da percorrere \u00e8 assicurarsi di riuscire a vedere anche la <em>controparte elettromagnetica<\/em>. Da una parte, circoscrivendo quanto pi\u00f9 possibile la regione di cielo in cui l\u2019evento avviene, e passare dai tre interferometri del secondo <em>run<\/em> ai cinque del quinto sar\u00e0 in questo senso di enorme aiuto. Dall\u2019altra, tenendo sott\u2019occhio la pi\u00f9 ampia porzione di cielo possibile. Auspicabilmente, <em>tutto<\/em> il cielo simultaneamente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ed \u00e8 qui che entrano in gioco i due satelliti gemelli cinesi <strong>Gecam<\/strong> appena lanciati. Come si pu\u00f2 facilmente dedurre anche dalla sola traduzione letterale di ci\u00f2 che si nasconde dietro all\u2019acronimo (<em>Gravitational Wave High-energy Electromagnetic Counterpart All-sky Monitor<\/em>), si tratta di una missione con il compito di tenere sotto controllo l\u2019intero cielo in cerca di <em>controparti elettromagnetiche ad alta energia di onde gravitazionali<\/em>. Esattamente quel che serviva: due \u201cgrandangoli\u201d per raggi gamma che si spartiscono il cielo a met\u00e0 per non perdersi nemmeno un <em>gamma ray burst<\/em> (lampo di raggio gamma, o <a href=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/tag\/grb\/\">Grb<\/a>) \u2013 in particolare i Grb <em>short<\/em>, l\u2019esplosione di \u201cluce\u201d che ci si attende di osservare in corrispondenza di una fusione fra stelle di neutroni.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright size-large is-resized\"><a href=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/201224.Gecam_.OndeGravitazionali.3.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/201224.Gecam_.OndeGravitazionali.3.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-9589\" width=\"279\" height=\"178\" srcset=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/201224.Gecam_.OndeGravitazionali.3.jpg 340w, https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/201224.Gecam_.OndeGravitazionali.3-300x191.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 279px) 100vw, 279px\" \/><\/a><figcaption>Uno dei due satelliti gemelli Gecam. Crediti: Accademia cinese delle scienze<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non che i satelliti in grado di vedere i Grb mancassero. Per citarne solo alcuni: c\u2019\u00e8 <strong>Fermi<\/strong> (il primo fra tutti a diramare l\u2019allerta per l\u2019evento Gw 170817), c\u2019\u00e8 <strong>Integral<\/strong>, c\u2019\u00e8 l\u2019italiano <strong>Agile<\/strong> e c\u2019\u00e8 soprattutto <strong>Swift<\/strong>, dai tempi di reazione rapidissimi. Ma nessuno di loro \u00e8 un <em><strong>telescopio ad hoc per l\u2019astronomia multimessaggera<\/strong><\/em>. In particolare, <em>nessuno di loro \u00e8 in grado di coprire tutto il cielo.<\/em> I due piccoli Gecam \u2013 un metro e trenta d\u2019altezza per un quintale e mezzo di peso ciascuno \u2013 sono invece nati proprio per questo: percorrendo orbite identiche, a circa 600 km d\u2019altitudine, ma mantenendosi esattamente ai lati opposti della Terra, con i loro \u201c<em>grandangoli per raggi gamma<\/em>\u201d (sono sensibili a fotoni <strong><a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/engine.scichina.com\/publisher\/scp\/journal\/SSPMA\/50\/12\/10.1360\/SSPMA-2019-0417\" target=\"_blank\">da\u00a05\u2005keV a 5\u2005MeV<\/a><\/strong>) non lasciano nemmeno un angolo di cielo scoperto. Certo, <em>come tutti gli obiettivi grandangolari non sono particolarmente adatti per cogliere i dettagli<\/em>, ma non \u00e8 quello il loro compito: a quello ci possono pensare \u2013 allertati per tempo \u2013 i \u201c<strong>teleobiettivi<\/strong>\u201d gi\u00e0 presenti nello spazio e sulla Terra. Il loro compito \u00e8 essere la <strong>controparte elettromagnetica degli interferometri per onde gravitazionali<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Peccato che quest\u2019ultimi \u2013 causa Covid \u2013 <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.ligo.caltech.edu\/news\/ligo20200326\" target=\"_blank\"><strong>siano spenti dal 27 marzo scorso<\/strong><\/a>, giorno in cui la collaborazione Ligo-Virgo ha deciso di sospendere il <strong>terzo <em>run<\/em><\/strong>. L\u2019inizio del quarto <em>run<\/em>, che vedr\u00e0 pienamente attivo anche l\u2019interferometro giapponese <em>Kagra<\/em>, \u00e8 attualmente in calendario <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.ligo.caltech.edu\/news\/ligo20201028\" target=\"_blank\"><strong>a met\u00e0 2022<\/strong><\/a>. Insomma, per assistere a un bis dell\u2019astronomia multimessaggera occorre ancora un po\u2019 di pazienza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Leggi l&#8217;articolo originale su <strong><a href=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/2020\/12\/24\/gecam-astronomia-multimessaggera\/\" data-type=\"URL\" data-id=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/2020\/12\/24\/gecam-astronomia-multimessaggera\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">MEDIA INAF<\/a><\/strong>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La coppia di satelliti gemelli della missione Gecam, lanciata il 9 dicembre scorso, sar\u00e0 la controparte elettromagnetica degli interferometri per onde gravitazionali: i due telescopi spaziali sono progettati per monitorare continuamente l\u2019intero cielo in cerca di lampi di raggi gamma come quelli prodotti dalla fusione di due stelle di neutroni Quanto a missioni spaziali, per &hellip; <\/p>\n<p><a class=\"more-link btn\" 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