{"id":9595,"date":"2021-02-26T22:35:49","date_gmt":"2021-02-26T21:35:49","guid":{"rendered":"https:\/\/cielipiemontesi.it\/?p=9595"},"modified":"2021-02-26T22:35:50","modified_gmt":"2021-02-26T21:35:50","slug":"regali-extraterrestri-per-cina-e-giappone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/cielipiemontesi.it\/?p=9595","title":{"rendered":"Regali extraterrestri per Cina e Giappone"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>Le missioni Hayabusa 2 e Chang\u2019e-5 sono riuscite nell\u2019impresa di portare sulla Terra campioni di materiale raccolti, rispettivamente, sull\u2019asteroide Ryugu e sulla Luna. Ne parla un articolo \u2013 pubblicato ieri sul Sole 24 Ore \u2013 che vi riproponiamo oggi su Media Inaf con il consenso dell\u2019autrice, l\u2019astrofisica Patrizia Caraveo<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright size-large is-resized\"><a href=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/201228.HayabusaChange.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/201228.HayabusaChange.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-9596\" width=\"282\" height=\"561\" srcset=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/201228.HayabusaChange.jpg 334w, https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/201228.HayabusaChange-151x300.jpg 151w\" sizes=\"auto, (max-width: 282px) 100vw, 282px\" \/><\/a><figcaption>In alto, le particelle contenute nella camera \u2018A\u2019 di <strong>Hayabusa 2<\/strong>, raccolte su Ryugu durante il primo <em>touchdown<\/em>. In basso quelle nella camera \u2018C\u2019, raccolte durante il secondo <em>touchdown<\/em> dal cratere artificiale. Nella camera \u2018C\u2019 sembra essere presente anche un <strong>frammento di materiale artificiale,<\/strong> sulla cui origine ci sono ancora indagini in corso. Il sito della Jaxa indica come probabile fonte il <strong>materiale raschiato via dal corno del campionatore quando il proiettile \u00e8 stato sparato per sollevare materiale<\/strong> durante l\u2019atterraggio. Crediti: <strong>Jaxa<\/strong><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le agenzie spaziali di Cina e Giappone festeggiano <a href=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/2020\/12\/05\/rientro-hayabusa2-change-5\/\"><strong>un Natale <\/strong><\/a><strong><a href=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/2020\/12\/05\/rientro-hayabusa2-change-5\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">con<\/a><\/strong><a href=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/2020\/12\/05\/rientro-hayabusa2-change-5\/\"><strong> regali extraterrestri<\/strong><\/a>. La prima consegna \u00e8 avvenuta <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=wKjwXWQ7Nz8\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><strong>il 5 dicembre nel deserto di Woomera<\/strong><\/a>, in Australia, dove la nipponica <strong>Jaxa<\/strong> aveva ottenuto il permesso di fare atterrare la capsula contenente i campioni dell\u2019asteroide Ryugu raccolti dalla missione <a href=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/tag\/hayabusa2\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><strong>Hayabusa<\/strong><\/a><a href=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/tag\/hayabusa2\/\"> 2<\/a> che, dopo avere sganciato il prezioso carico, ha continuato la sua corsa verso <strong>KY26<\/strong>, un altro asteroide.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il contenitore \u00e8 stato trovato e raccolto in tutta fretta per evitare ogni tipo di contaminazione terrestre. Adesso \u00e8 in Giappone dove si sono sincerati con soddisfazione che le fantasiose procedure \u201cmordi e fuggi\u201d, escogitate per raccogliere campioni dell\u2019asteroide, hanno avuto successo. Un\u2019ispezione a distanza ha rivelato la presenza di materiale che certamente ha qualcosa da raccontare a proposito delle <em>fasi iniziali della storia del sistema solare<\/em>. Una storia che non possiamo tracciare studiando le rocce terrestri perch\u00e9 noi viviamo su un pianeta la cui superficie \u00e8 continuamente rinnovata dalla tettonica a zolle. Per trovare materiale veramente primitivo bisogna andare a grattare le <em>comete o gli asteroidi<\/em> che sono rimasti immutati dall\u2019epoca della loro formazione e hanno una lunghissima memoria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per il Giappone \u00e8 la ripetizione in grande stile, e senza intoppi, della prima missione <strong>Hayabusa<\/strong>, che aveva avuto una lunga serie di problemi, riuscendo, per\u00f2, in modo quasi rocambolesco a riportare a Terra, sempre in Australia, qualche granello della polvere dell\u2019asteroide <strong>Itokawa<\/strong>. Quando alla Jaxa si sono sincerati che si trattasse effettivamente di materiale extraterrestre, la notizia era stata annunciata dal primo ministro. Adesso il raccolto \u00e8 decisamente pi\u00f9 abbondante, e le aspettative sono alle stelle.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Grande curiosit\u00e0 anche per il contenuto del modulo di rientro della missione <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Chang%27e_5\" target=\"_blank\"><strong>Chang\u2019e 5<\/strong><\/a>, l\u2019ultimo successo nell\u2019avventura lunare dell\u2019agenzia spaziale cinese, <a href=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/2020\/12\/16\/change-5-capsula-rientrata\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><strong>atterrata il 16 dicembre in un angolo di Mongolia<\/strong><\/a>. Si tratta del primo tentativo cinese di effettuare la raccolta automatica di campioni lunari, una manovra complessa che, fino ad ora, era riuscita per tre volte all\u2019Unione Sovietica che, dal 1970 al 1976, aveva riportato a Terra 330 grammi di suolo lunare. Poca cosa rispetto ai 382 chilogrammi raccolti dagli astronauti delle missioni Apollo, ma pur sempre un successo tecnologico che il programma spaziale sovietico aveva perseguito con incredibile perseveranza incassando una sequenza di ben 6 fallimenti consecutivi prima della riuscita di Luna 16, nel settembre 1970, grossomodo 50 anni fa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Allora, il primo esempio di <em>sample return<\/em> non aveva fatto notizia perch\u00e9 l\u2019attenzione del mondo era concentrata sulle missioni umane, molto pi\u00f9 mediatiche di una sonda robotica. Senza gli astronauti a rubare la scena, oggi il successo cinese viene giustamente riconosciuto anche perch\u00e9 si tratta dei <em>primi campioni lunari che arrivano a Terra dopo uno iato di 44 anni<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Chang\u2019e 5 \u00e8 allunata in un punto geologicamente diverso da quelli, molto antichi, scelti dalla Nasa per le missioni Apollo. La Cina ha esplorato una regione relativamente giovane, dove si spera di trovare qualcosa di diverso rispetto ai siti degli allunaggi Apollo. I campioni, che dovrebbero essere stati raccolti da un trapano capace di scavare fino a due metri di profondit\u00e0, saranno messi a disposizione degli scienziati di tutto il mondo, con la probabile eccezione di quelli americani. Dopo tutto, la legge Usa impedisce agli scienziati cinesi di ottenere i campioni raccolti dalle missioni Apollo, difficile immaginare che il favore non venga restituito.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Leggi l&#8217;articolo originale su <strong><a href=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/2020\/12\/28\/campioni-hayabusa2-change5\/\" data-type=\"URL\" data-id=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/2020\/12\/28\/campioni-hayabusa2-change5\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">MEDIA INAF<\/a><\/strong>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le missioni Hayabusa 2 e Chang\u2019e-5 sono riuscite nell\u2019impresa di portare sulla Terra campioni di materiale raccolti, rispettivamente, sull\u2019asteroide Ryugu e sulla Luna. 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