{"id":9692,"date":"2021-03-15T23:30:23","date_gmt":"2021-03-15T22:30:23","guid":{"rendered":"https:\/\/cielipiemontesi.it\/?p=9692"},"modified":"2021-03-16T10:53:04","modified_gmt":"2021-03-16T09:53:04","slug":"fratture-nel-ghiaccio-sulloceano-di-ganimede","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/cielipiemontesi.it\/?p=9692","title":{"rendered":"Fratture nel ghiaccio sull\u2019oceano di Ganimede"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>Un\u2019analisi della distribuzione delle faglie presenti sulla superficie della grande luna gioviana ha permesso di stimarne la penetrazione all\u2019interno della crosta ghiacciata, determinandone lo spessore: tra i 105 e i 130 km. Lo studio, guidato da Alice Lucchetti dell\u2019Inaf di Padova, ha importanti risvolti per la missione spaziale dell\u2019Esa Juice<\/em><\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright size-large is-resized\"><a href=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/210104.FrattureGhiaccioGanimede.1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/210104.FrattureGhiaccioGanimede.1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-9693\" width=\"265\" height=\"328\" srcset=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/210104.FrattureGhiaccioGanimede.1.jpg 275w, https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/210104.FrattureGhiaccioGanimede.1-243x300.jpg 243w\" sizes=\"auto, (max-width: 265px) 100vw, 265px\" \/><\/a><figcaption>Alice Lucchetti, ricercatrice all\u2019Inaf di Padova e prima autrice dello studio sulle faglie di Ganimede pubblicato su <em>Planetary and Space Science<\/em><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201c<em>Get into the groove<\/em>\u201d, esortava Madonna nella colonna sonora di <em>Cercasi Susan disperatamente<\/em>. Detto fatto. Un team guidato da <strong>Alice Lucchetti<\/strong>, ricercatrice all\u2019Inaf di Padova, si \u00e8 virtualmente calato nelle <em>grooves<\/em> \u2013 le faglie \u2013 del satellite mediceo <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Ganimede_(astronomia)\">Ganimede<\/a>, che con i suoi <strong>5262 km di diametro<\/strong> \u00e8 la <strong>luna pi\u00f9 grande di tutto il Sistema solare<\/strong>, in cerca d\u2019informazioni sull\u2019<a href=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/2015\/03\/12\/hubble-conferma-ce-acqua-su-ganimede\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><strong>oceano liquido presente l\u00e0 sotto la spessa crosta ghiacciata<\/strong><\/a>. Ed \u00e8 cos\u00ec riuscito a stimare lo <strong>spessore di questa crosta<\/strong> \u2013 e dunque la <strong>profondit\u00e0 alla quale si trova l\u2019oceano sotterraneo<\/strong> \u2013 per le quattro regioni analizzate nello studio: <strong>da 105 a 130 km<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo <a href=\"https:\/\/www.sciencedirect.com\/science\/article\/abs\/pii\/S0032063320303536\">studio<\/a>, pubblicato oggi su <em>Planetary and Space Science<\/em>, \u00e8 stato condotto da un gruppo multidisciplinare tutto italiano \u2013 ne fanno parte, oltre agli astrofisici dell\u2019Inaf, anche ricercatori dell\u2019<em>Infn, dell\u2019Ingv e dell\u2019Universit\u00e0 di Padova<\/em> \u2013 sulle \u201ccarte topografiche\u201d di Ganimede messe a punto grazie alle immagini acquisite dalle sonde della Nasa <strong><a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Sonda_Galileo\" target=\"_blank\">Galileo<\/a><\/strong>, <strong><a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Voyager_1\" target=\"_blank\">Voyager 1<\/a><\/strong> e <strong><a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Voyager_2\" target=\"_blank\">Voyager 2<\/a><\/strong>. <br \/>Immagini nelle quali si nota la presenza di due terreni differenti: <em>i terreni pi\u00f9 chiari<\/em>, chiamati <em><strong>bright<\/strong><\/em>, e <em>quelli pi\u00f9 scuri<\/em>, chiamati <em><strong>dark<\/strong><\/em>. Rispetto ai \u201cvecchi\u201d terreni <em>dark<\/em>, <em>quelli bright sono geologicamente pi\u00f9 recenti<\/em>, la densit\u00e0 di crateri \u00e8 minore e i<em>n superficie sono solcati, appunto, da queste faglie chiamate <strong>grooves<\/strong><\/em>: <em>strutture morfotettoniche che rappresentano la deformazione fragile della crosta ghiacciata di Ganimede<\/em>, e quindi l\u2019<em>evidenza dell\u2019attivit\u00e0 tettonica<\/em> che ha deformato il satellite durante la sua evoluzione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abQueste spaccature nella crosta ghiacciata giocano un ruolo importante nella possibile c<em>onnessione tra materiale superficiale e l\u2019oceano liquido presente in profondit\u00e0<\/em>\u00bb, spiega Lucchetti a <em>Media Inaf<\/em>. \u00abPer ottenere informazioni riguardo lo spessore crostale che si trova sopra l\u2019oceano liquido abbiamo analizzato le <strong><em>grooves<\/em> presenti in quattro regioni equatoriali<\/strong> di Ganimede: <strong>Uruk Sulcus, Babylon Sulci, Phrygia Sulcus e Mysia Sulci <\/strong>\u2013 contenenti rispettivamente<strong> 1068, 882, 678 e 987 <em>grooves<\/em><\/strong>. <br \/>a stima della lunghezza di queste <em>grooves<\/em> ci ha permesso di ottenere i<em>nformazioni riguardo la loro propagazione ed evoluzione nella crosta ghiacciata<\/em>. In particolare, abbiamo osservato che le fratture seguono un andamento differente a seconda della loro lunghezza, suggerendo la presenza di <strong>due popolazioni di <em>grooves<\/em><\/strong> diverse: quelle pi\u00f9 <strong>corte<\/strong> (<em>meno di 150-200 km<\/em>) sono confinate in uno spessore crostale pi\u00f9 superficiale, mentre quelle pi\u00f9 <strong>lunghe<\/strong> (<em>oltre i 200 km<\/em>) sono quelle che teoricamente <em>penetrano pi\u00f9 in profondit\u00e0 la crosta ghiacciata<\/em>, raggiungendo l\u2019interfaccia crosta-oceano liquido\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/210104.FrattureGhiaccioGanimede.2.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"723\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/210104.FrattureGhiaccioGanimede.2-723x1024.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-9694\" srcset=\"https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/210104.FrattureGhiaccioGanimede.2-723x1024.png 723w, https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/210104.FrattureGhiaccioGanimede.2-212x300.png 212w, https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/210104.FrattureGhiaccioGanimede.2-768x1088.png 768w, https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/210104.FrattureGhiaccioGanimede.2-750x1063.png 750w, https:\/\/cielipiemontesi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/210104.FrattureGhiaccioGanimede.2.png 964w\" sizes=\"auto, (max-width: 723px) 100vw, 723px\" \/><\/a><figcaption>Proiezioni ortografiche di Ganimede. Le faglie rappresentate in arancione nelle due mappe pi\u00f9 basso sono in totale 14707 nella fascia equatoriale (tra 60\u00b0 N e 60\u00b0 S). Fonte: A. Lucchetti et al., Planetary and Space Science, 2020<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Successivamente, attraverso un\u2019analisi statistica, \u00e8 stato possibile ottenere informazioni quantitative riguardo la <strong>massima profondit\u00e0<\/strong> alla quale queste fratture si propagano nella crosta ghiacciata. Studiando la loro distribuzione spaziale superficiale \u00e8 infatti possibile stimare la profondit\u00e0 massima alla quale l\u2019interconnessione tra le fratture si ferma, suggerendo dunque la presenza di uno strato meccanico differente dalla crosta ghiacciata attorno, appunto ai <strong>105-130 km sotto il livello del suolo<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00ab\u00c8 un metodo comunemente usato qui sul nostro pianeta per ottenere <em>stime dello spessore della crosta terrestre<\/em>\u00bb, prosegue Lucchetti, \u00abun <em>approccio geologico-strutturale<\/em> che, applicato a Ganimede, ci ha permesso di ottenere nuovi risultati riguardo la profondit\u00e0 alla quale le <em>grooves<\/em> penetrano e riguardo la <strong>differente stratificazione reologica\/meccanica della sua crosta<\/strong>. Ed \u00e8 una tecnica che pu\u00f2 essere utilizzata anche su tutti gli altri corpi che presentano un oceano liquido al loro interno. Inoltre, grazie alla nostra analisi possiamo suggerire che <strong>le fratture che raggiungono l\u2019oceano liquido sono quelle che geograficamente si trovano lungo le zone di confine tra i terreni <em>dark<\/em> e <em>bright<\/em><\/strong>. Zone dunque che costituiranno obiettivi importanti per l\u2019<em>esplorazione futura di Ganimede<\/em>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Esplorazione futura, s\u00ec, ma del futuro prossimo: il lancio di <strong><a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/tag\/juice\/\" target=\"_blank\">Juice<\/a><\/strong>, la missione dell\u2019Esa che studier\u00e0 le lune ghiacciate di Giove, \u00e8 infatti in calendario per il 2022. E la telecamera di bordo alla quale spetter\u00e0 acquisire le immagini ad alta risoluzione, <strong><a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/sci.esa.int\/web\/juice\/-\/50073-science-payload\" target=\"_blank\">Janus<\/a><\/strong>, \u00e8 uno strumento <em>made in Italy<\/em> \u2013 fornito dall\u2019<em>Agenzia spaziale italiana<\/em> e realizzato sotto la guida dell\u2019<em>Universit\u00e0 \u201cParthenope\u201d di Napol<\/em>i. \u00abJanus ci permetter\u00e0 di avere una copertura globale di Ganimede, con immagini aventi una <em><\/em><em>risoluzione di 100-150 m per pixel<\/em>, spiega <strong>Maurizio Pajola<\/strong> dell\u2019Inaf di Padova, coautore dello studio pubblicato su <em>Planetary and Space Science<\/em>. \u00abI dati che ci fornir\u00e0 renderanno possibile studiare in maggiore dettaglio le <em>grooves<\/em> di Ganimede per rispondere ai numerosi quesiti che ancora caratterizzano questo satellite\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Per saperne di pi\u00f9:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>Leggi su <em>Planetary and Space Science <\/em>l\u2019articolo \u201c<a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.sciencedirect.com\/science\/article\/abs\/pii\/S0032063320303536\" target=\"_blank\"><strong>Equatorial grooves distribution on Ganymede: Length and self-similar clustering analysis<\/strong><\/a>\u201d, di A. Lucchetti, C. Rossi, F. Mazzarini, M. Pajola, R. Pozzobon, M. Massironi e G. Cremonese<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Leggi l&#8217;articolo originale su <strong><a href=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/2021\/01\/04\/ganimede-grooves\/\" data-type=\"URL\" data-id=\"https:\/\/www.media.inaf.it\/2021\/01\/04\/ganimede-grooves\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">MEDIA INAF<\/a><\/strong>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un\u2019analisi della distribuzione delle faglie presenti sulla superficie della grande luna gioviana ha permesso di stimarne la penetrazione all\u2019interno della crosta ghiacciata, determinandone lo spessore: tra i 105 e i 130 km. 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