Tag-gato Bennu: ecco le foto del campionamento

Ottantadue fotogrammi a distanza di poco più di un secondo. Quasi cinque, concitatissimi, minuti in cui Osiris-Rex se l’è cavata da solo – e se l’è cavata pure bene, pare. Le immagini convincono, il campionamento è avvenuto e il sito in cui il braccio della sonda è atterrato sembra essere ottimale. Ora, l’attesa è tutta per la stima della massa raccolta

Crediti: Nasa/Goddard/University of Arizona

Catturata nella notte fra il 20 e il 21 ottobre 2020 durante l’evento di raccolta campioni della missione Osiris-Rex, la serie di immagini qui a fianco mostra il campo visivo della camera SamCam mentre la navicella spaziale targata Nasa si avvicina e tocca la superficie dell’asteroide Bennu, a oltre 321 milioni di km dalla Terra. Il campionamento è avvenuto sul cratere Nightingale, con una precisione di atterraggio superiore al metro rispetto alla posizione nominale simulata durante gli avvicinamenti di prova. Alla Nasa la conferma del completamento della manovra touch and goTag, questo il nome dell’operazione di raccolta dei campioni – è arrivata alle 00:08 di mercoledì 21 Ottobre (le 18:08 EDT). Poco più di 18 minuti prima, l’estremità di Tagsam – il braccio della sonda incaricato di eseguire il Tag – aveva impattato la superficie di Bennu con la sua testa cilindrica del diametro di circa 40 centimetri per circa 6 secondi, prima di saltare sù nuovamente a distanza di sicurezza.

Nonostante le conferme giunte da Osiris-Rex, l’attesa era tutta per questi fotogrammi. Qual era esattamente la distribuzione delle dimensioni dei massi nella zona di atterraggio? Tagsam si era posato su una superficie orizzontale aderendo adeguatamente al suolo – oppure era inciampato in una discontinuità compromettendo l’efficienza del meccanismo di raccolta? Ci sono sassi di dimensioni preoccupanti nella regione di raccolta che possono, ad esempio, aver intasato l’ingresso del sito di raccolta?

Le riprese di SamCam che compongono la sequenza mostrata in apertura, effettuate con cadenza di un fotogramma ogni 1.25 secondi per un totale di 82 immagini, inquadrano il braccio di campionamento della navicella Tagsam. È la sua testa cilindrica l’unica parte di Osiris-Rex che ha toccato la superficie durante l’operazione di raccolta del campione. Al contatto iniziale, la testa sembra schiacciare alcune delle rocce porose sulla superficie, e appena un secondo dopo, la navicella spaziale spara una delle tre bombole di gas azoto ad alta pressione, che crea una turbolenza in grado di sollevare una quantità cospicua di materiale dalla superficie. I dati preliminari indicano che la navicella spaziale ha impiegato circa 5 dei 6 secondi di contatto per raccogliere il materiale, e che la maggior parte della raccolta del campione è avvenuta entro i primi 3 secondi.

Rappresentazione della posizione esatta in cui Osiris-Rex si è posato sulla superficie di Bennu con il braccio TagSam per la raccolta dei campioni. Crediti: Nasa/Goddard/University of Arizona

Dopo l’atterraggio, la navicella spaziale ha sparato i suoi propulsori per allontanarsi da Bennu. Come previsto, questa manovra non ha lasciato indenne il cratere Nightingale, i cui detriti sono visibili alla fine della sequenza di immagini. L’ultima immagine della sequenza è stata scattata da SamCam a circa 13 metri di altezza dalla superficie – circa 35 secondi dopo il decollo. La telemetria preliminare mostra che la navicella spaziale gode di ottima salute, dopo essere entrata in contatto con il terreno dell’asteroide a una velocità di 10 cm/s ed essersi allontanata nuovamente a 40 cm/s. Le immagini sono orientate con l’ovest di Bennu in alto.

Il prossimo e attesissimo – da scienziati e non – appuntamento con Osiris-Rex? Il sample mass measurement, la procedura di stima della massa del campione raccolto attraverso il calcolo del momento di inerzia della sonda. Il calcolo – atteso per il weekend – si effettuerà allungando completamente il braccio di campionamento TagSam e mettendo in rotazione la navicella, per calcolare la differenza – nell’arco di due rotazioni complete – rispetto alla stessa procedura effettuata con la testa cilindrica vuota.

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Il bolide d’autunno

Avvistata due sere fa da sette fotocamere della rete Prisma mentre solcava i cieli della Toscana, la meteora si è spenta a circa 80 km di quota. L’alta velocità di ingresso in atmosfera e la significativa eccentricità dell’orbita inducono a ritenere che abbia un’origine cometaria

Intorno alle 00:48 ora italiana della notte fra martedì 20 e mercoledì 21 ottobre – quand’era passata poco più di mezz’ora dall’estensione del braccio robotico della sonda Osirix-Rex verso l’asteroide 101955 Bennu per recuperarne qualche cucchiaiata – la rete Prisma (Prima rete per la sorveglianza sistematica di meteore e atmosfera), promossa e coordinata dall’Inaf, ha rilevato una brillante meteora sopra i cieli toscani.

La traccia della meteora ripresa da una fotocamera della rete Prisma. Crediti: Prisma/Inaf
La traccia della meteora ripresa da una fotocamera della rete Prisma. Crediti: Prisma/Inaf

Avvistata da sette fotocamere – quelle di Rovigo, Loiano, Camerino, Montelupo Fiorentino, Chianti, Piombino e Perugia – la meteora ha attraversato l’atmosfera in direzione est-ovest poco a nord di Piombino, spegnendosi a una quota stimata di circa 80 km. Non c’è dunque da aspettarsi di poter ritrovare delle meteoriti, come invece avvenuto con il bolide di Capodanno, quando grazie ai calcoli della rete Prisma fu possibile circoscrivere il luogo di caduta nei dintorni di Cavezzo, nome poi assegnato alle due meteoriti ritrovate appena tre giorni dopo la caduta.

Presunto radiante dellla meteora

Quanto alla provenienza, l’alta velocità di ingresso in atmosfera – superiore a 65 km/s – e la significativa eccentricità dell’orbita inducono a ritenere una origine cometaria. Si tratta infatti quasi certamente di una meteora appartenente alle Orionidi, uno degli sciami provocato dai detriti della Cometa di Halley, la cui orbita è attraversata dalla Terra proprio in questo periodo: il massimo stimato è infatti proprio attorno al 20-21 ottobre di ogni anno.

Osiris-Rex, i cinque secondi che fecero la storia

La manovra “touch and go” di Osiris-Rex sull’asteroide Bennu – mirata alla raccolta di almeno 60 grammi di polvere superficiale per il successivo rientro a Terra – si è conclusa con successo. Obiettivo centrato per questa missione epocale, la prima dopo le missioni Apollo a portare sulla Terra un quantitativo così cospicuo di polvere extraterrestre e – diversamente dalle missioni Hayabusa, ad esempio – a saperne misurare la massa raccolta in situ

Serie di immagini – catturate nell’arco di 10 minuti durante la prima prova dell’evento di raccolta campioni della missione Osiris-Rex – che mostra il campo visivo dello strumento SamCam mentre la navicella si avvicina e si allontana dalla superficie dell’asteroide Bennu. Il braccio di campionamento della navicella spaziale (Tagsam) è visibile al centro dell’immagine. Crediti: Nasa/Goddard/University of Arizona

Era da poco passata la mezzanotte in Italia – le sei di sera alla Nasa, un orario indefinito fuori dall’atmosfera, nel silenzioso e oscuro spazio interplanetario a più di 331 milioni di km dalla Terra – quando la sonda Osiris-Rex ha realizzato l’impresa mai compiuta prima dalla Nasa: raccogliere frammenti d’asteroide da riportare sulla Terra. La manovra touch and go – nome in codice Tag, letteralmente “tocca e vai”, procedura di raccolta del campione della durata di soli 5 secondi, per questo non si può parlare di un vero e proprio atterraggio – è avvenuta con successo, dopo un avvicinamento durato giorni e un rischioso atterraggio nel cratere Nightingale – “usignolo”, il più sicuro e scientificamente interessante fra i piccoli e sassosi crateri di Bennu.

Bennu, è questo il nome dell’asteroide Neo carbonaceo primordiale di tipo B obiettivo della missione della Nasa. Prima d’ora – prima di Osiris-Rex – un oggetto simile non era mai stato osservato nel dettaglio. Si ritiene che Bennu sia un “avanzo” sopravvissuto di tutti quegli asteroidi che hanno bombardato la Terra durante la sua formazione – asteroidi che, assieme alle comete, sono stati dei veri e propri mattoni primordiali che hanno portato acqua e composti organici sulla Terra durante la sua formazione.

Una missione epocale quella di Osiris-Rex, partita nel lontano 8 settembre 2016 e in orbita attorno all’asteroide di 500 metri di diametro dal 3 dicembre 2018. Un obiettivo tanto ambizioso quanto rapido: prelevare da un minimo di 60 grammi a un massimo di quasi due chili di regolite da riportare qui sulla Terra avendo a disposizione circa 5 secondi di contatto con il suolo dell’asteroide, e dovendo gestire una serie di complesse e delicatissime operazioni in totale autonomia. «Un segnale impiega 18 minuti e 42 secondi per coprire la distanza che separa la sonda dalla Terra, un tempo troppo lungo per poter manovrare gli strumenti in tempo reale», osserva infatti John Robert Brucato, astrofisico dell’Inaf di Firenze, esperto di esobiologia e Sample and Contamination Control Scientist della missione.

Autonomia garantita da “sensi” d’eccezione. Anzitutto la vista, grazie a un “occhio” di nome SamCam: una camera in grado di scattare immagini precise del punto di raccolta – da confrontare con le mappe superficiali per riconoscere esattamente il campione raccolto – e del meccanismo di campionamento a procedura avvenuta, poiché le due altre camere a bordo della navicella sono fuori fuoco a queste distanze dalla superficie.

Questa vista del sito primario di campionamento Nightingale sull’asteroide Bennu è un mosaico di 345 immagini raccolte dalla navicella spaziale Osiris-Rex della Nasa il 3 marzo. L’immagine è sovrapposta a una rappresentazione della navicella spaziale per illustrare il punto di atterraggio. Crediti: Nasa / Goddard / University of Arizona
Questa vista del sito primario di campionamento Nightingale sull’asteroide Bennu è un mosaico di 345 immagini raccolte dalla navicella spaziale Osiris-Rex della Nasa il 3 marzo. L’immagine è sovrapposta a una rappresentazione della navicella spaziale per illustrare il punto di atterraggio. Crediti: Nasa / Goddard / University of Arizona

Durante la procedura di campionamento, della durata complessiva di quattro ore e mezza, la navicella ha effettuato tre manovre separate per raggiungere la superficie dell’asteroide. La sequenza di discesa è iniziata con l’accensione dei propulsori per consentire a Osiris-Rex di abbandonare l’orbita di sicurezza attorno a Bennu – a un’altezza di circa 770 metri dalla sua superficie. Dopo aver viaggiato quattro ore su questa traiettoria discendente, la navicella spaziale ha eseguito la manovra “Checkpoint” a un’altitudine approssimativa di 125 m sopra il sito di raccolta Nightingale, per regolare la posizione e la velocità e scendere ripidamente – ma seguendo una traiettoria sicura – verso la superficie. Circa 11 minuti dopo, quando in Italia scoccava la mezzanotte, la navicella spaziale ha effettuato la manovra di “Matchpoint” a un’altitudine approssimativa di 54 m: è questa l’ultima volta che Osiris-Rex ha potuto accendere i razzi per correggere la sua traiettoria. Da questo momento in poi la navicella ha proseguito in caduta libera verso la superficie con una velocità verticale di 10 cm/s fino ad avvenuto contatto con il sito di raccolta.

«In questo modo si evita di contaminare la superficie con i gas di scarico del propellente usato per le manovre», spiega Brucato. «Una volta lasciato Bennu, una piccola camera osserva l’interno del sistema di raccolta (Tagsam) per verificare la presenza di materiale. Inoltre, il braccio che regge il Tagsam viene prima esteso per la sua intera lunghezza e poi piegato.
Nel giro di un paio di giorni i sensori di bordo misureranno l’inerzia di Tagsam valutando così la massa del campione raccolto. Se la quantità di campione raccolto fosse inferiore a 60 grammi la Nasa deciderà – insieme al team scientifico – se fare un secondo tentativo di raccolta».

Questo secondo Tag avverrebbe non prima di gennaio 2021 su un secondo sito di atterraggio di nome Osprey. È importante che si verifichi in un sito diverso dal primo, perché essendo l’asteroide costituito da materiale incoerente, durante il primo tentativo di raccolta la morfologia è stata modificata profondamente perdendo i riferimenti superficiali a lungo studiati e utilizzati per poter atterrare in sicurezza. La scelta dei siti di atterraggio, poi, è stata essa stessa una sfida inaspettata. Il campo da calcio sabbioso che si pensava di trovare su Bennu si è rivelato, all’occhio più vicino e attento delle camere di Osiris-Rex, un insidioso ed eterogeneo alternarsi di piccoli crateri e massi di dimensioni variabili – luogo del tutto inospitale per una raccolta campioni come quella progettata.

«Le insidie nell’utilizzo di uno strumento come Tagsam per la raccolta di materiale dall’asteroide sono diverse e riguardano la conformazione dell’asteroide da un lato, la metodologia impiegata dall’altro», dice Maurizio Pajola, ricercatore dell’Inaf di Padova attivamente coinvolto nella procedura di selezione del sito di atterraggio di Osiris-Rex e nel lavoro di conteggio e catalogazione dei massi per taglia. La testa cilindrica di Tagsam – con il suo diametro esterno totale di 40 cm, interno di 25 cm – è pensata infatti per aderire completamente al suolo. «La riuscita del campionamento – anche in termini quantitativi – dipende dall’efficienza con la quale l’azoto sotto pressione sparato verso il suolo agita, solleva e cattura il materiale superficiale. Se la testa cilindrica di questa aspirapolvere al contrario si posa su una superficie piana e polverosa, l’efficienza del sistema è massima e l’azoto della bombola viene interamente impiegato nel creare turbolenza e indirizzare il materiale verso il collettore. Diversamente, parte del gas viene disperso sollevando polvere circostante».

Mappa del sito Nightingale che indica il numero e la posizione dei massi presenti nella regione. I massi di 10-21 cm sono contrassegnati in giallo, quelli più grandi di 21 cm in rosso. Le rocce e i detriti ingeriti dalla testa del Meccanismo di campionamento Tagsam non devono essere larghi più di 2 cm.
Crediti: NASA/Goddard/University of Arizona

Una seconda criticità, spiega inoltre Pajola, è costituita dalla dimensione dei massi raccolti: Tagsam è progettato per accogliere materiale di diametro inferiore a due centimetri. «È quindi fondamentale atterrare in un sito in cui, statisticamente, la composizione superficiale è polverosa e priva di sassi con dimensioni superiori a questo valore limite. Purtroppo però, il campionamento in taglia dei massi ha rivelato che la superficie è costellata di materiale di dimensioni superiori – che intaserebbero e bloccherebbero l’ingresso al sito di raccolta.»

Gli scienziati, comunque – previdenti nonostante gli imprevisti – hanno pensato a un sistema per raccogliere un po’ di materiale anche con il solo contatto superficiale: dei dischetti di velcro metallico che si sporcano della polvere superficiale di Bennu intrappolandola.

«Il sito in cui è avvenuto il prelievo, il cratere Nightingale, si trova vicino al polo nord, all’interno di un cratere di circa 20m di diametro e sembra composto da diversi materiali tra i quali minerali ricchi di carbonio», conclude Elisabetta Dotto, ricercatrice dell’inaf di Roma, membro anch’ella del team scientifico di Osiris-Rex. L’eterogeneità superficiale di Bennu, sottolinea infatti la scienziata, non è solo una complicazione ingegneristica, ma costituisce una ricchezza e un potenziale scientifico unico – frutto della storia passata dell’asteroide e della sua composizione primordiale. «Vista la sua latitudine, la temperatura è piuttosto bassa e l’escursione termica è ridotta. Per questa ragione – e per il fatto che il cratere nel quale si trova è molto probabilmente piuttosto recente – si ritiene che il materiale organico – di interesse astrobiologico – in esso presente sia poco alterato. Il prelievo e il ritorno a Terra di un campione di Bennu è senza dubbio un fatto epocale, che aprirà un nuovo capitolo nella nostra conoscenza del materiale primitivo del Sistema solare e nella comprensione del ruolo che esso può aver svolto nell’innesco della vita sulla Terra».

Guarda l’intervista di Valentina Guglielmo a Giovanni Poggiali dell’Inaf Firenze, membro del team Osiris-Rex:

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A mezzanotte circa, toccata e fuga sull’asteroide | MEDIA INAF

Il touch-and-go è in programma nella notte fra il 20 e il 21 ottobre. La sonda spaziale Osiris-Rex della Nasa scenderà sulla superficie dell’asteroide Bennu per raccogliere un campione di materiale da riportare poi sulla Terra. Sarà possibile seguire l’evento in diretta a partire dalle 23 ora italiana

Il sito primario di campionamento Nightingale sulla superficie dell’asteroide Bennu con l’illustrazione in scala del veicolo spaziale Osiris-Rex. Crediti: Nasa/Goddard/University of Arizona

Il sito primario di campionamento Nightingale sulla superficie dell’asteroide Bennu con l’illustrazione in scala del veicolo spaziale Osiris-Rex. Crediti: Nasa/Goddard/University of Arizona

Ci siamo. Nella notte fra martedì 20 e mercoledì 21 ottobre assisteremo al touch-and-go della missione Nasa Osiris-Rex. La sonda spaziale scenderà sulla superficie dell’asteroide Bennu a raccogliere un campione di materiale per poi riportarlo a Terra – un’impresa tentata (con successo) solo dalla sonda giapponese Hayabusa 2 con il prelievo di materiale dall’asteroide 162173 Ryugu nel 2019.

L’obiettivo della missione è recuperare un campione incontaminato di regolite carbonacea dalla superficie dell’asteroide, per rispondere a diverse domande sulla composizione e sulla formazione del Sistema solare.

Già dalle prime immagini ravvicinate della superficie di Bennu erano emersi dettagli sorprendenti: non una spiaggia sabbiosa come ci si aspettava in un primo momento ma una superficie rocciosa disseminata di massi delle dimensioni di una casa. Tutt’altro che una passeggiata, quindi. 

Fin dal suo arrivo nei pressi dell’asteroide, il 3 dicembre 2018, Osiris-Rex ha fotografato e scansionato in lungo e in largo la sua superficie. Grazie a Ola, un altimetro laser, e la camera 3D PolyCam, sono state ottenute mappe della superficie con un livello di dettaglio mai raggiunto per qualsiasi altro corpo planetario visitato da una sonda spaziale. È grazie a queste mappe che è stato possibile individuare Nightingale (“usignolo”), il sito da cui verrà prelevato il campione del materiale.

Ecco cosa succederà

Poco prima delle ore 20 (ora italiana) si accenderanno i propulsori del veicolo spaziale per portare Osiris-Rex fuori dalla sua orbita attorno a Bennu e condurlo con grande precisione verso la superficie. Queste manovre daranno inizio a una sequenza di eventi meticolosamente pianificate dal team della missione.

Una volta iniziata la discesa verso il suo obiettivo, a guidare la navicella sarà la cosiddetta “mappa dei rischi”: una rappresentazione dettagliata del sito di campionamento con le aree che possono presentare un rischio per il veicolo spaziale, a causa della presenza di grandi rocce o terreno irregolare.

La mappa dei rischi del sito Nightingale sulla superficie di Bennu. Le aree verdi sono le zone ottimali per il touchdown, le aree rosse invece sono le più pericolose. Le zone più promettenti per la raccolta del materiale sono invece evidenziate in viola. Crediti: Nasa/Goddard/University of Arizona

La mappa dei rischi del sito Nightingale sulla superficie di Bennu. Le aree verdi sono le zone ottimali per il touchdown, le aree rosse invece sono le più pericolose. Le zone più promettenti per la raccolta del materiale sono invece evidenziate in viola. Crediti: Nasa/Goddard/University of Arizona

Poco prima del contatto con la superficie, il veicolo confronterà le immagini ottenute da una delle sue camere con la mappa archiviata nella sua memoria. Se il percorso di discesa portasse il veicolo spaziale ad atterrare in un punto potenzialmente pericoloso, il sistema si attiverebbe in automatico innescando un dietrofront. In base alla simulazioni questo scenario ha una probabilità di verificarsi inferiore al 6 per cento.

Se tutto andrà come previsto, la sonda estrarrá il suo meccanismo di acquisizione dei campioni Tagsam (Touch-And-Go-Sample Acquisition Mechanism), agganciato all’estremità di un braccio lungo oltre tre metri. Tagsam – che ricorda vagamente il filtro dell’aria di una vecchia auto – è progettato per raccogliere materiale a grana fine ma è anche in grado di prelevare sassolini di quasi due centimetri. È inoltre capace di raccogliere una quantità di materiale di circa 150 grammi, e in condizioni ottimali potrebbe arrivare addirittura a 1,8 kg.

Il momento clou è previsto poco dopo la mezzanotte, alle 00:12 (ora italiana) del 21 ottobre. Il campione verrà raccolto nel corso di una manovra – chiamata, appunto, di touch-and-go – durante la quale il contatto con la superficie di Bennu durerà circa dieci secondi. Non appena la sonda rileverà l’avvenuto contatto con la superficie, si attiverà una delle tre bombole di azoto a bordo e, proprio come un grande aspirapolvere, il materiale – regolite – verrà sollevato dalla superficie  e aspirato al suo interno prima che la navicella arretri nuovamente. Lo strumento è dotato alla sua estremità anche di una sorta di “pastiglie appiccicose”: una serie di piccoli dischi progettati per raccogliere la polvere qualora non bastasse il potere aspirante dello strumento alimentato dal gas.

La mappa dei rischi del sito Nightingale sulla superficie di Bennu. Le aree verdi sono le zone ottimali per il touchdown, le aree rosse invece sono le più pericolose. Le zone più promettenti per la raccolta del materiale sono invece evidenziate in viola. Crediti: Nasa/Goddard/University of Arizona

Dispiegamento del braccio di Tagsam, il “Touch-and-Go Sample Acquisition Mechanism” di Osiris-Rex. Crediti: Nasa

Il team monitorerà passo passo tutte le manovre di contatto con la superficie attraverso la camera dedicata proprio alle operazioni di campionamento, SamCam, una delle tre telecamere a bordo del veicolo spaziale. Grazie all’articolazione snodabile con cui SamCam è agganciata al braccio principale, i ricercatori potranno prendere in esame l’ambiente circostante da angolazioni diverse, riuscendo a osservare anche polvere o materiale su un’area del Tagsam diversa dall’estremità, per esempio sul braccio meccanico o sul rivestimento delle bombole del gas.

«Avremo un’ottima indicazione della posizione esatta del contatto con la superficie nel sito Nightingale e potremo confrontarla con la nostra mappa di campionamento, per valutare se siamo atterrati in un’area in cui è presente abbondante materiale campionabile o in una delle posizioni più rocciose», spiega il principal investigator della missione, Dan Lauretta, del Lunar and Planetary Laboratory dell’università dell’Arizona.

Dopo aver valutato eventuali danni al veicolo e agli strumenti di raccolta a seguito del touch-and-go, il team di ricercatori trascorrerà circa una settimana a valutare la quantità di campione raccolto, utilizzando diversi metodi a partire da un’ispezione visiva. Con il braccio di campionamento esteso, il veicolo spaziale effettuerà una manovra di rotazione attorno a un asse perpendicolare a Tagsam per poter misurare la variazione di massa prima e dopo la raccolta.

Il team monitorerà passo passo tutte le manovre di contatto con la superficie attraverso la camera dedicata proprio alle operazioni di campionamento, SamCam, una delle tre telecamere a bordo del veicolo spaziale. Grazie all’articolazione snodabile con cui SamCam è agganciata al braccio principale, i ricercatori potranno prendere in esame l’ambiente circostante da angolazioni diverse, riuscendo a osservare anche polvere o materiale su un’area del Tagsam diversa dall’estremità, per esempio sul braccio meccanico o sul rivestimento delle bombole del gas.

«Avremo un’ottima indicazione della posizione esatta del contatto con la superficie nel sito Nightingale e potremo confrontarla con la nostra mappa di campionamento, per valutare se siamo atterrati in un’area in cui è presente abbondante materiale campionabile o in una delle posizioni più rocciose», spiega il principal investigator della missione, Dan Lauretta, del Lunar and Planetary Laboratory dell’università dell’Arizona.

Dopo aver valutato eventuali danni al veicolo e agli strumenti di raccolta a seguito del touch-and-go, il team di ricercatori trascorrerà circa una settimana a valutare la quantità di campione raccolto, utilizzando diversi metodi a partire da un’ispezione visiva. Con il braccio di campionamento esteso, il veicolo spaziale effettuerà una manovra di rotazione attorno a un asse perpendicolare a Tagsam per poter misurare la variazione di massa prima e dopo la raccolta.

La testa di Tagsam, dall’aspetto simile al filto dell’aria di un’auto. Crediti: Nasa/Goddard Space Flight Center

La testa di Tagsam, dall’aspetto simile al filtro dell’aria di un’auto. Crediti: Nasa/Goddard Space Flight Center

«L’obiettivo è raccogliere almeno sessanta grammi effettivi di materiale», dice Lauretta. «Nel caso il quantitativo fosse inferiore, valuteremo con la Nasa lo stato del veicolo e la possibilità di effettuare un secondo touch and go».

In caso di risultato non soddisfacente, la navicella spaziale potrebbe infatti effettuare più tentativi di campionamento, poiché è dotata di tre bombole di azoto gassoso. Se per esempio dovesse atterrare in un luogo sicuro ma senza riuscire a raccogliere un campione sufficiente di materiale, si potrebbe ricorrere ad alcune misure di emergenza sviluppate dai ricercatori per garantire l’obiettivo scientifico primario della missione: raccogliere, appunto, almeno sessanta grammi di materiale dalla superficie di Bennu e portarlo a Terra. In questo caso, il veicolo spaziale sarebbe riportato in orbita e verrebbero effettuate una serie di manovre per rimetterlo in posizione adatta a un nuovo touch and go.

Se invece il campione raccolto dovesse andare bene, la capsula con il prezioso materiale verrà sigillata e preparata per il ritorno sulla Terra, previsto nel 2023.

Sarà possibile seguire l’evento in diretta a partire dalle 23 ora italiana di martedì 20 ottobre.

Source: A mezzanotte circa, toccata e fuga sull’asteroide | MEDIA INAF

Il cielo di Ottobre 2020 | MEDIA INAF

È un oggetto celeste davvero ricco di sorprese NGC 7793, una galassia a spirale che si trova a quasi 13 milioni di anni luce da noi in direzione della costellazione dello Scultore, che transita piuttosto bassa sull’orizzonte meridionale in queste sere di ottobre.
Visibile a patto di usare un discreto telescopio, NGC 7793 è una delle galassie più brillanti del Gruppo dello Scultore, un agglomerato di galassie tra i più prossimi al Gruppo Locale a cui appartiene la nostra galassia. A differenza delle galassie a spirale classiche, NGC 7793 non mostra una evidente presenza di bracci e la sua forma è ulteriormente offuscata da notevoli quantità di polvere al suo interno.
Recentemente gli astronomi hanno scoperto che questa galassia ospita un microquasar, ovvero un buco nero attivo situato non nel suo centro ma più defilato, nel disco galattico.
Ma non finisce qui: qualche anno fa ricercatori dell’INAF hanno scoperto nella galassia anche una pulsar ultraluminosa, all’epoca quella con la più alta velocità di rotazione misurata tra gli oggetti celesti della sua categoria, compiendo un giro completo in meno di mezzo secondo.

Ma lasciamo NGC 7793 e diamo ora uno sguardo al cielo serale del mese di ottobre.
Ad est comincia ad apparire il Toro e l’Auriga con il luminoso ammasso delle Pleiadi. Più in alto Perseo, l’Ariete e Andromeda.
Verso sud, al di sopra della costellazione del Pesce Australe, ci sono il Capricorno, l’Acquario i Pesci e il Pegaso.
Verso ovest vanno tramontando le tre costellazioni che hanno dominato il cielo estivo, e cioè l’Aquila, la Lira e il Cigno.
In direzione del nord infine, l’Orsa Maggiore è bassa sull’orizzonte, mentre più in alto ci sono il Drago, Cefeo, Cassiopea e la Giraffa.

Sul fronte dei pianeti, si può tentare l’osservazione di Mercurio a inizio mese, subito dopo il tramonto, basso verso ovest. Con il passare dei giorni, il pianeta diventa inosservabile per il suo avvicinamento al Sole, col quale sarà in congiunzione il 25.
Venere continua ad essere ben visibile nelle ore che precedono l’alba, luminosissimo verso est.
Veniamo poi al terzetto planetario che caratterizzerà i cieli serali di ottobre. L’attore protagonista è senz’altro Marte, che il 13 si troverà in opposizione e quindi sarà visibile per tutto l’arco della notte. Il Pianeta rosso sarà alla distanza minima dalla Terra il 6 portandolo ad essere per alcune settimane addirittura più luminoso di Giove.
questo pianeta gli conferirà una maggiore luminosità Giove, appunto, è facilmente osservabile nella prima parte della notte, verso sud ovest. Completa il trio Saturno, piuttosto prossimo nel cielo a Giove e leggermente più alto, condizione che gli consente un maggior periodo di visibilità, prima di tramontare a sud ovest.

La luna che questo mese sarà due volte piena, il 1° e il 31, e nuova il 16, ci regalerà delle interessanti congiunzioni planetarie:
Il 2 e 3 ottobre si troverà vicina a Marte, il 14 mattina, prima dell’alba, sarà prossima a Venere.
Nelle notti del 22 e 23 il nostro satellite naturale si troverà in congiunzione con Giove e Saturno.
Infine il 29, concederà il bis con Marte, fenomeno praticamente visibile per tutta la notte, nuvole permettendo.